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venerdì 5 aprile 2013

Sulle Commissioni Parlamentari

La Costituzione della Repubblica Italiana e i regolamenti del Parlamento sono solo carta straccia?

In barba ai regolementi delle due Camere, alla Costituzione e al concetto stesso di Separazione dei Poteri, oggi il Presidente del Senato Grasso ha affermato che Non si potranno convocare le commissioni se prima non ci sarà la possibilità di distinguere tra maggioranza e opposizione. Questo non è possibile fino a quando non ci sarà un governo che ha la fiducia del Parlamento.

Queste dichiarazioni rasentano il ridicolo. Anche perché giungono solo due giorni dopo che il Capo dello Stato Napolitano ha ribadito che un Governo c'è e non è sfiduciato. Ma vabbe', la gente ha la memoria corta... chi volete che se lo ricordi?!

Vediamo cosa dice la Costituzione:

Art. 70.

La funzione legislativa è esercitata collettivamente dalle due Camere.

Art. 72.

Ogni disegno di legge, presentato ad una Camera è, secondo le norme del suo regolamento, esaminato da una commissione e poi dalla Camera stessa, che l'approva articolo per articolo e con votazione finale. Il regolamento stabilisce procedimenti abbreviati per i disegni di legge dei quali è dichiarata l'urgenza. Può altresì stabilire in quali casi e forme l'esame e l'approvazione dei disegni di legge sono deferiti a commissioni, anche permanenti, composte in modo da rispecchiare la proporzione dei gruppi parlamentari. Anche in tali casi, fino al momento della sua approvazione definitiva, il disegno di legge è rimesso alla Camera, se il Governo o un decimo dei componenti della Camera o un quinto della commissione richiedono che sia discusso o votato dalla Camera stessa oppure che sia sottoposto alla sua approvazione finale con sole dichiarazioni di voto. Il regolamento determina le forme di pubblicità dei lavori delle commissioni.


Nemmeno i regolamenti delle Camere citano o accennano ad una necessaria interferenza da parte del Governo. E non potrebbe essere che così, in quanto chi ha scritto i regolamenti ha tenuto in conto la separazione del potere legislativo dal potere esecutivo.


Regolamento della Camara, Art. 19:

1. Ciascun Gruppo parlamentare, subito dopo la costituzione, designa i propri componenti nelle Commissioni permanenti, ripartendoli in numero uguale in ciascuna Commissione e dandone comunicazione immediata al Segretario generale della Camera.

2. Il Presidente della Camera, sulla base delle proposte dei Gruppi, distribuisce quindi fra le Commissioni, in modo che in ciascuna di esse sia rispecchiata la proporzione dei Gruppi stessi, i deputati che non siano rientrati nella ripartizione a norma del precedente comma nonché quelli che appartengono a Gruppi la cui consistenza numerica è inferiore al numero delle Commissioni.

Regolamento del Senato Art. 21

1. Ciascun Gruppo, entro cinque giorni dalla propria costituzione, procede, dandone comunicazione alla Presidenza del Senato, alla designazione dei propri rappresentanti nelle singole Commissioni permanenti di cui all'articolo 22, in ragione di uno ogni tredici iscritti, fatto salvo quanto previsto al comma 4-bis.


Non ho trovato altre norme in merito alle commissioni permanenti da giustificare la supercazzola di P. Grasso. Sarà lecito sospettare che in realtà questo "stallo" del Parlamento sia artificialmente imposto dagli stessi che gridano ai grillini e li esortano alla responsabilità?

venerdì 30 ottobre 2009

Testimone da Gaza racconta

Da youtube: "Ewa Jasiewicz è stata testimone degli orrori a Gaza, prima, durante e dopo il brutale massacro a dicembre e gennaio nel corso delle operazioni Piombo Fuso da parte di Israele. Ascoltate l'eloqente racconto di Ewa a Berlino, e guardate le immagini filmate da alcuni volontari a Gaza durante il brutale assalto Israeliano. Se siete interessati ad invitare uno speaker di Free Gaza, potete trovare i contatti su http://www.freegaza.org/join-in/speak... Diversi speakers sono a disposizione per raccontare la propria testimonianza."


lunedì 12 ottobre 2009

Ho vinto il Nobel per la pace

di Massimo Mazzucco [www.luogocomune.net]

Ti svegli un mattino e scopri che ti hanno dato il Premio Nobel per la pace.

“A me? - ti domandi stupefatto – Ma cosa c'entro io?”

Cominci ad informarti in giro, e vieni a sapere che l'altro giorno, al bar, avevi fatto un bellissimo discorso sulla necessità di rappacificare palestinesi e israeliani, riportando così equilibrio in tutto il Medio Oriente. Qualcuno ti ha sentito, la cosa è arrivata fino in Svezia, e così ti hanno dato il Premio Nobel.

“Si va beh - dici tu - Avrò anche fatto un bel discorso, ma erano solo parole. Mica ho combinato niente di concreto”.

“Non importa - ti rispondono - E' chiaro che si tratta di un Nobel "di incoraggiamento".”

“Ma io non posso mica cambiare il mondo, solo perchè mi hanno dato il Nobel!” protesti tu, giustamente.

“No, tu non devi cambiare nulla - ti dicono - sarà il mondo a cambiare intorno a te.”

Ed infatti, ti accorgi con stupore che le cose intorno a te cominciano davvero a cambiare. Già sul tram, andando al lavoro, la gente ti addita incuriosita, e molti ti sorridono quando li guardi in faccia. In ufficio poi la cosa è stravolgente: mentre prima non ti cagava letteralmente nessuno, mentre raggiungevi trafelato la tua scrivania, oggi molti colleghi si alzano in piedi al tuo passagio, altri ti applaudono, ...


... altri ancora fanno una specie di inchino leggero, con la testa, ad indicare una forma di rispetto nei tuoi confronti. Per non parlare poi del tuo capo, che ti viene incontro e ti stringe calorosamente la mano davanti a tutti.

Sei talmente confuso che non capisci nemmeno quello che ti dice. Vedi solo la bocca che si muove, mentre si esibisce in una serie di sorrisi che non avevi mai visto in 20 anni di carriera.

Sei finalmente seduto alla tua scrivania, e ti prepari ad affrontare la normale giornata di lavoro, quando ti accorgi che tutte le cartacce che la ingombravano sono improvvisamente scomparse. C’è solo un laptop nuovo di pacca, un bloc notes intonso, un telefono, penne e matite con la punta fresca di giornata. Nient'altro.

Convinto di aver sbagliato ufficio fai per alzarti, quando vieni informato dalla tua nuova segretaria che i tuoi compiti "normali" sono stati passati ad altri colleghi. Tu ora sei impegnato in qualcosa di molto più importante, e l'azienda ha pensato bene di liberarti le mani dalle banali attività quotidiane. Non ti resta che dire a lei da dove vuoi iniziare.

"Iniziare a far cosa, esattamente?" chiedi sconcertato.

"A portare la pace nel mondo, no? - risponde lei serena - E' chiaro per tutti che il suo Nobel ha un valore di incoraggiamento, quindi…."

"Certo, certo…" rispondi tu, che ti colpo ti senti addosso una responsabilità immensa.

Ma ti senti anche una energia nuova, hai la sensazione di una possibilità unica al mondo, e in qualche modo senti che non vuoi lasciartela sfuggire.

“Benissimo – dici risoluto – allora direi prima di tutto di sentire Netaniahu, per capire quali sono davvero le sue intenzioni. E’ dalla situazione in Medio Oriente che dipendono gli equilibri nel resto del mondo.”

Non hai finito di parlare che la segretaria ha già composto un numero. Quando rispondono annuncia il tuo nome, e poi ti passa la cornetta:

"Il primo ministro è in linea".

Tu prendi la cornetta, incredulo, ma riconosci subito la voce suadente di Netanhiau, che ti dice:

“Buongiorno, è un vero onore poter parlare con lei.”

“Buongiorno a lei” rispondi tu, un pò imbarazzato.

“Mi permetta intanto di congratularmi con lei per il premio che ha appena ricevuto – continua Netaniahu - La scelta non poteva cadere su un nome migliore.”

“Beh, insomma... In effetti, la chiamavo proprio per quello”.

“Mi dica pure. Sono a sua completa disposizione.”

“Prima di tutto vorrei cercare di capire, così, direttamente dalla sua voce, cosa pensa dell’attuale situazione con i palestinesi...”

“Guardi, sarò franco con lei. Io sono il primo, in questo momento, a desiderare la pace con loro. Sono anni ormai che lo desidero.”

“Ma come, scusi? Se sono anni che la sento parlare di espandere le colonie, e di limitare le loro libertà…”

“Quelle sono cose che sono obbligato a dire, per motivi politici, ma sono il primo a non credere che gli arabi accetterebbero mai una situazione come quella che stiamo cercando di imporgli.”

“Ma allora, scusi, perchè insistete?”

“Perchè dobbiamo garantirci la nostra sicurezza fisica. E putroppo non vedo altre soluzioni per ottenerla. Tutto qui.”

“Lei mi sta dicendo che voi sareste soddisfatti di una soluzione a due stati, fianco a fianco, se solo fosse garantita la vostra sicurezza?”

“Certo, ma il problema è proprio quello. Gli abbiamo preso troppa terra, ormai, per poter vivere tranquilli accanto a loro. E’ chiaro che prima o poi si riorganizzerebbero, e cercherebbero di riprendersela.”

“Perchè ovviamente di ridargliela non se ne parla nemmeno, vero?”

“Ma come facciamo? Ormai è impossibile. Ha visto cosa è successo con i coloni, quando abbiamo provato a restituirgli venti chilometri quadrati di terra?”

“Certo che l’ho visto. Ma l’avete creata voi quella situazione. Nessuno vi obbligava a stabilire le colonie in primo luogo”.

“Ovvio. E’ stato un errore madornale. Ma ormai quello che è fatto è fatto, e indietro non si può tornare”.

“Capisco.”

“Calcoli inoltre che c’è il problema dei profughi – dice Netaniahu - Se tornano anche quelli noi ci ritroviamo a vivere accanto ad uno stato potenzialmente ostile, con una popolazione cinque volte la nostra.”

“Certo, certo.“

“Se fosse per noi, glielo garantisco, siamo dispostissimi a vivere accanto ai palestinesi: la gente qui da noi non ne può più. Ma dobbiamo avere le nostre garanzie di sicurezza”.

“Capisco. E comincio anche a capire perchè secondo voi non ci siano altre soluzioni. Senta, mi permetta di fare un paio di telefonate, poi casomai la richiamo.“

“A sua disposizione – risponde Netaniahu – Io non mi muovo di qui.”

Tu ti volti verso la segretaria, e le dici:

“Signorina, mi cerchi perfavore il presidente ...”

Ma lei ha già fatto il numero, e ti passa la cornetta:

“E’ in linea che attende.”

Tu prendi la cornetta, e senti la voce un pò roca di Mahmoud Abbas che ti dice:

“Mi permetta innanzitutto di complimentarmi con lei per il premio ricevuto. La scelta non poteva cadere su un nome migliore.”

La cosa comincia a farsi un pò noiosa.

“Sì, sì, grazie, molto gentile. Dunque, senta, per andare al sodo: mi potrebbe chiarire la vostra attuale posizione, rispetto ad una eventuale soluzione a due stati, contigui e indipendenti?”

“La nostra posizione rimane immutata – risponde Abbas - è la stessa degli ultimi vent’anni. Ci va benissimo, purchè si torni ai confini del ‘67.”

“Ma lei sa bene che questo è impossibile. Lo ha visto cosa è successo con i coloni, appena hanno cercato di restituirvi venti chilometri quadrati di terra?”

“Certo che l’ho visto, e capisco che per Israele non sia facile far marcia indietro, a questo punto. Mi permetta però una domanda: lei accetterebbe di veder vivere il suo popolo in condizioni di effettiva schiavitù, impossibilitati a muoversi da una parte all’altra del proprio paese senza dover attraversare continuamente posti di blocco, controlli e ispezioni di ogni tipo? A lei piacerebbe vivere in un paese dove le tocca presentare il passaporto ogni volta che va a trovare sua madre, che magari vive a dieci isolati da casa sua?”

“Certo che no.”

“Perchè è questa, la “soluzione a due stati” che ci offrono oggi. Se fosse per noi, siamo dispostissimi a riconoscere Israele e a vivergli accanto in santa pace, una volta per sempre. Ma ci mettano almeno nella condizione di vivere decentemente”.

“Capisco”.

Riappendi sconsolato. La segretaria ti interroga con gli occhi, ma tu le fai capire che per ora non ci sono altre telefonate da fare.

Lei esce silenziosa, e ti lascia solo con i tuoi pensieri, che ti assalgono furibondi: hai appena avuto il Nobel per la pace, e non riesci nemmeno a mettere d’accordo due popoli che sembrano, almeno all’apparenza, desiderosi di mettere fine una volta per tutte alle tragedie, ai massacri e alle carneficine reciproche.

Sei li che rimugini in silenzio, quando di colpo hai un flash, un’idea “impossibile” e grandiosa insieme, che ti sconvolge per la sua disarmante semplicità.

“Signorina! – chiami a voce alta. La segretaria rientra immediatamente nel tuo ufficio.

“Mi chiami perfavore Netaniahu e Abbas”.

“Chi per primo?”

“Tutti e due insieme.”

“Come insieme?”

“Non mi dirà che non è possibile chiamarli in conference....”

“Sì no, certo”.

Veloce, la segretaria compone i numeri e ti passa la cornetta.

“Sig. Netaniahu? Sig. Abbas?

“Si?” rispondono quelli contemporaneamente.

“Siete al telefono insieme”.

“Ah!”, fanno i due un pò stupiti.

“Beh, buongiorno signor Abbas” dice Nataniahu.

“Buongiorno a lei”, risponde Abbas.

“Dunque sentite – dici tu – Ci ho pensato un pò su, e mi sono convinto che la soluzione dei due stati sia semplicemente improponibile. Non funzionerebbe, per i motivi che ciascuno di voi mi ha descritto prima”.

“Certo” .

“Infatti”.

“Ora, voi mi confermate che avete intenzione di vivere in santa pace, accettando gli altri e riconoscendo il loro diritto ad esistere?”

“Da parte mia certamente – dice Netaniahu - Purchè la nostra sicurezza sia reale e garantita”.

“Anch’io glielo confermo – aggiunge Abbas - Purchè si tratti di vita vera e non di schiavitù.”

“Benissimo. Che ne dite allora di abbattere tutti i muri e tutte le separazioni interne, e di fondare uno stato unico che comprenda tutti i territori finora disputati?”

“In che senso “tutti i territori”? – chiede preoccupato Netaniahu.

“Tutti i territori – spieghi tu - Gaza, Cisgiordania, Israele, Gerusalemme, Golan. Tutto. Ogni metro quadrato abitato oggi da un palestinese o da un israeliano viene a far parte di uno stato unico, che potrete chiamare, ad esempio, Israstina, o qualcosa del genere”.

“Ma chi comanda, scusi?” chiede preoccupato Abbas.

“Nessuno, comanda. Nessuno, e tutti. Fate le elezioni, le fate seriamente, e vivete in una vera democrazia, dove tutti rispettano le leggi comuni, e ciascuno è libero di andare dove vuole, in tutto il paese.”

Netaniahu e Abbas sono chiaramente spiazzati. Nessuno dei due prende la parola, e tu ne approfitti per affondare il colpo:

“Se è vero, come avete detto, che ciascuno è disposto ad accettare gli altri su quella che ritiene la propria terra, questo è il modo migliore per dimostrarlo.”

“Certo, volendo non sarebbe una brutta idea....” dice timido Abbas.

“Sì ma scusi – chiede Netaniahu - come facciamo noi ad avere la garanzia che loro poi non si organizzino, e ci saltino comunque addosso?”

“Per prendervi che cosa? Se hanno già tutto il paese, cos’altro possono volere da voi?”

“Anche questo è vero” dice Netaniahu.

“Noi invece - chiede Abbas - come facciamo ad avere la garanzia di non essere trattati da cittadini di serie B?”

“Perchè dovrebbero volervi trattare in quel modo? Finchè vi volevano scacciare, la cosa era comprensibile. Ma se lavorate insieme, producete insieme, e vivete davvero in una nazione unica, è nel loro stesso interesse che vi troviate bene, e non abbiate motivo di protestare, no?”

“Beh certo – dice Netaniahu – se la cosa viene fatta con le sue garanzie, il discorso diventa anche possibile.”

“Stavo per dire la stessa cosa – aggiunge Abbas – Con le garanzie di un Premio Nobel, sono certo che la gente prenderebbe seriamente questa proposta”.

Ambedue i leader chiedono tempo, per parlarne ai loro colleghi. Restate d’accordo di risentirvi nel pomeriggio, per affrontare gli aspetti tecnici più complicati da risolvere: tipo di governo, nome del paese, suddivisione regionale, esercito, rispetto delle religioni, eccetera eccetera. Non sarà facile, ovviamente, ma ormai il concetto di fondo è passato, e con la buona volontà si riesce veramente a fare di tutto.

Verso mezzanote ti presenti in televisione, e annunci che la pace fra Israele e Palestina è solo questione di tempo, e che quindi il tuo Nobel è ampiamente meritato.

Poi purtroppo suona la sveglia, e ti rendi conto che stavi solo sognando.

Amareggiato e confuso, ti vesti e ti prepari per andare al lavoro, come tutti gli altri giorni.

Poco dopo ti ritrovi in tram, pigiato fra la folla - che ovviamente non ti degna di uno sguardo - a pensare che Obama, volendo, potrebbe fare davvero un buon uso di un Nobel piovutogli dal nulla, invece di unirsi al coro di quelli che chiedono la soluzione a due stati, sapendo benissimo che non potrà mai funzionare.

Massimo Mazzucco

venerdì 22 maggio 2009

Carlucci e Facebook: vincitori del Big Brother Awards

Fonte: www.zeusnews.com

Assegnati i premi negativi del Big Brother Awards: l'onorevole Carlucci e Facebook si aggiudicano la maggior parte delle "statuette". Sabato a Firenze la cerimonia, nell'ambito del convegno e-Privacy.

E' da oggi pubblico il lavoro dei giurati del Big Brother Awards Italia 2009, che hanno vagliato le nomination inviate dagli italiani. Quest'anno i vincitori sono stati annunciati in anteprima. La cerimonia di consegna dei premi si terra' a Firenze sabato 23 maggio alle ore 11:30, nell'ambito del convegno e-privacy 2009.

I premi Big Brother Awards assegnati sono sei, e "premiano" diverse minacce alla privacy: Peggior ente pubblico, Peggiore azienda privata, Tecnologia più invasiva, "Bocca a stivale", "Minaccia da una vita" e "Lamento del Popolo". Oltre ai premi "negativi" viene assegnato anche il premio positivo di Winston Smith - Eroe della privacy.

I Big Brother Awards vengono assegnati tramite nomination pubbliche, successivamente selezionate e votate da una giuria. Per un mese chiunque, anche in forma anonima, ha potuto nominare persone o enti per uno dei Premi. Le nomination sono state poi valutate da una giuria che ha votato quelle ritenute piu' motivate e significative

Il premio "Lamento del Popolo" quest'anno è stato assegnato al notissimo gestore di rete sociale Facebook, che vince con distacco sul secondo classificato, con ben 12 nomination su 40. Quest'anno il Popolo della Rete e' stato molto chiaro nell'indicare il vincitore, visto che i due nominati piu' popolari hanno ricevuto da soli oltre il 50% di tutte le nomination.

Facebook vince anche il premio "Tecnologia piu' invasiva". Gli organizzatori spiegano: "Facebook non rappresenta una tecnologia realmente innovativa, utilizzando nella maggior parte dei casi tecnologie standard gia' disponibili. Quello che lo rende unico e' il particolare mix che, come nella pozione del dottor Jekyll, induce e fa il possibile per amplificare il bisogno compulsivo di riversare i propri dati personali in Rete. [Facebook] fa questo ben protetta da una policy che, per quanto molto discussa e parzialmente ritrattata in Rete, permette qualsiasi tipo di utilizzo di tutti i dati, testuali, immagini relazioni e navigazione che vi vengano riversati".

"Il successo dell'azienda e' anche una misura della sua "pericolosità" in termini di profilazione e controllo dei suoi utenti. Il fatto di memorizzare ed elaborare non semplici ricerche o messaggi di posta, come Google, ma direttamente reti di relazioni, cioe' la parte piu' intima dei dati personali, la rende potenzialmente ben piu' pericolosa".

Anche il premio "Peggiore azienda privata" è andato a Facebook, che stabilisce un record senza precedenti negli annali del Big Brother Awards, sia italiano che internazionale, vincendo anche questo terzo premio con un punteggio che si potrebbe quasi definire "unanime".

Spiegano i ragazzi del Progetto Winston Smith: "Malgrado il "look and feel" trendy e informale di quest'azienda, il suo comportamento operativo nei confronti degli utenti viene considerato da molti deludente. Al recentissimo e ben noto caso di una policy di utilizzo che consente tutto a Facebook e praticamente nulla ai suoi utenti (come e' purtroppo "naturale" trattandosi di un servizio gratuito che deve ricavare le proprie entrate da altre attivita'), corrisponde una non soddisfacente attenzione ai problemi di chi ha il suo account violato da estranei o bloccato da facebook stessa per richieste di terzi".

"Al di la' del funzionamento della sua comunita' sociale, Facebook è, almeno nell'esperienza di chi l'ha votata in questo Premio, un'azienda sostanzialmente "opaca", difficile da contattare, e che pur vivendo dei suoi utenti, non rende pubblici piani di business e condivide ben poco delle sue operazioni interne e delle sue strategie presenti e future".

Il Premio "Minaccia da una vita" è andato a Gabriella Carlucci. La motivazione: "L'On. Carlucci e' stata in passato promotrice di alcuni DDL che tenevano in ben poca considerazione l'esistenza di onestuomini dotati di doppia cittadinanza, Italiana e della Rete, una Rete invece considerata frequentata in prevalenza da "pedoterrosatanisti" e da persone sprovvedute bisognose di tutela".

"Il suggello che le ha meritato questo premio e' stato il recente DDL 2195/2009, che in una versione preliminare diffusa in Rete possedeva il suggestivo titolo "Internet territorio della libertà dei diritti e dei doveri", ed ha ora quello certo meno appetibile di "Disposizioni per assicurare la tutela della legalità nella rete internet e delega al Governo per l'istituzione di un apposito comitato presso l'Autorità per le garanzie nelle comunicazioni".

"Il DDL era stato inizialmente promosso come un rimedio per arginare l'illegalita' "imperante" su Internet e contrastare il fenomeno della pedofilia. Il documento, che non conteneva nessuna traccia del suddetto argomento, e' stato immediatamente analizzato dal Popolo della Rete, ed suoi tag interni lo rivelavano redatto da Davide Rossi, presidente di Univideo. La successiva serie di commenti, precisazioni ed esternazioni ha rafforzato in molti la convinzione che la "liberta' e i diritti" riportati nel titolo siano unicamente quelli dei detentori dei cosiddetti "Diritti di proprieta' intellettuale" ed i "doveri" siano solo quelli dei cittadini italiani e della Rete, da trasformare in omogenei e disciplinati "consumatori di bit"".

Gabriella Carlucci si è aggiudicata anche il Premio "Bocca a stivale" (due premi è un record senza precedenti per un singolo individuo). Il premio "Bocca a stivale" vuole premiare la frase piu' "terrificante" pronunciata sul tema della privacy e dei diritti civili in Rete. Tra le varie nomine giunte agli organizzatori, spicca questo commento che si riferisce a un noto fatto di cronaca:

"È arrivato il momento di combattere ed eliminare l'anonimato su Internet. Ancora una volta anonimi delinquenti usano Internet per diffamare, dileggiare, schedare, offendere, denunciare. Questa volta ad essere colpite sono state addirittura le forze dell'ordine, schedate e offese da un blogger anonimo. L'ennesimo inaccettabile caso di uso improprio della rete che dimostra quanto urgente e necessaria sia una normativa che impedisca ai farabutti di usare la rete per finalità eversive, coprendosi dietro il paravento dell'anonimato."

Tutto questo avviene con buona pace degli onesti cittadini italici, che - ricordano i ragazzi di Winston Smith - "da alcuni secoli (dai tempi di Pasquino) utilizzano il diritto all'anonimato, esercitabile anche imbucando una lettera senza mittente alle Poste, quando ritengano di averne bisogno, senza aver indotto crisi nelle Forze dell'Ordine o collassi istituzionali nei Governi, e senza che questo abbia impedito di perseguire e punire i farabutti"..

Il Premio "Peggiore ente pubblico" è andato al Ministero dell'Interno, per aver attuato iniziative per la schedatura dei bambini rom tramite rilevazione coatta delle impronte digitali. Attraverso l'approvazione del cosiddetto "Pacchetto Sicurezza" il ministero dell'Interno "otterrà probabilmente la possibilita' di censurare siti senza un precedente intevento della Magistratura, utilizzando la struttura tecnologica finanziata e realizzata per una pretesa azione di contrasto alla pedopornografia, e rispolverando e potenziando il mai dismesso reato di "apologia del...", vero utensile tuttofare della censura".

C'è anche un premio positivo, denominato "Winston Smith - eroe della Privacy": quest'anno è andato a Electronic Frontier Foundation, l'associazione statunitense che opera in difesa della privacy e dei diritti civili in Rete dal 1990.

Il premio normalmente dovrebbe andare a realtà italiane, ma quest'anno pare che nessuno abbia operato bene quanto l'EFF: "La sua opera sempre inappuntabile per preveggenza, dedizione, perseveranza e positiva reazione alle avversita', ha avuto effetti importanti in tutto il mondo, inclusa l'Italia. Il supporto che ha fornito a Tor e' stato tra le sue azioni piu' significative, ma la continua attenzione e reazione alle iniziative tese a censurare la Rete o alla repressione della liberta' di parola e' stata anche quest'anno preziosa e insostituibile"..

Aggiornamento

Matteo Mecacci, deputato Radicale e membro Commissione Esteri, ha così commentato: "L'assegnazione dei Big Brother Awards e l'assegnazione di ben 2 "premi negativi" all'On. Gabriella Carlucci per le sue iniziative legislative autoritarie (il Ddl 2195) e dichiarazioni censorie su Internet, spero servano a risvegliare l'attenzione dei Parlamentari e dell'opinione pubblica se le sarà consentito - sul futuro della libertà di espressione su Internet".

"Dopo le varie iniziative in materia di sicurezza prese dal Governo e dalla maggioranza in questi mesi", prosegue Mecacci, "adesso è prevedibile che stia per venire il tempo della limitazione della libertà di espressione e di comunicazione in rete".

"Su questa linea, in particolare, l'On. Carlucci si è fatta promotrice di un disegno di legge che, dietro lo schermo della lotta ai criminali e ai diffamatori su internet, mira in realtà a istituire un "grande fratello" italiano che, sotto le mentite spoglie del Comitato per la difesa della legalità su Internet, avrebbe il potere di censurare e oscurare i contenuti pubblicati su Internet, al di fuori delle normali garanzie della libertà di espressione".

"Il tutto evidentemente a uso e consumo dei grandi interessi economici che vogliono impedire la possibilità di comunicazione su internet dei prodotti coperti dai diritti di proprietà intellettuale, e per impedire la circolazione di informazioni e denunce politiche che risultino sgradite agli ispiratori di questo fantomatico Comitato di censori". Conclude Mecacci: "Su questo occorre tenere alta la guardia, innanzitutto con il contributo di quel che resta dell'informazione libera in questo paese. Se esiste".

martedì 7 aprile 2009

Usa: allo studio il Cyber Security Act 2009

da quomedia.diesis.it

06/04/2009 17:34

Il Senato americano sta discutendo una nuova legge sulla sicurezza di internet e sul controllo della rete a scopi cautelativi. Il progetto, presentato all’assemblea da un esponente Repubblicano e da un Democratico, ha il nome di Cyber Security Act 2009.

La bozza, che discute l’annoso problema della sicurezza informatica, contiene misure che stanno facendo discutere i politici e gli attivisti statunitensi. La legge propone che il completo controllo del web, sul territorio degli Stati Uniti, sia affidato al presidente in carica.

Il capo si stato avrebbe ampia e indiscussa facoltà di dichiarare lo stato di emergenza nazionale e quindi rallentare il traffico internet, fino a bloccarlo, in network considerati infrastrutturali, d'importanza critica. La Casa Bianca potrebbe ordinare alle reti di aziende private (tra cui banche e ospedali) o governative di disconnettersi da internet, se reputate a rischio di attacchi informatici.

Un’altra novità riguarderebbe la funzione del Dipartimento del Commercio, vero e proprio organo di controllo secondo i dettami il nuovo Act: questo sarebbe in grado di monitorare i network contenenti dati personali privati considerati parte delle infrastrutture critiche per la sicurezza. Il Dipartimento potrebbe dunque, nelle sue attività di monitoraggio, utilizzare le informazioni scovate contro gli stessi utenti, qualora le ritenesse importanti per la salvaguardia della sicurezza nazionale.

Il risultato è che i cittadini potranno finire incriminati in qualsiasi momento per le informazioni presenti nelle banche dati, senza più alcuna garanzia costituzionale. A venir meno, sarebbero anzitutto il diritto alla privacy e quelli che regolano la posizione dei cittadini come figure da tutelare durante le indagini di polizia, già severamente calpestati dal Patriot Act del 2001.

I senatori promotori del Cyber Security Act difendono la proposta, dicendo che è venuto il momento di difendere le infrastrutture internet dagli attacchi, con la stessa gravità che già ora si usa per le reti elettriche e gli acquedotti.

Il rischio è però quello di un ulteriore rinforzarsi dei poteri statali e delle forze dell’ordine a danno della libertà dei singoli cittadini, con tutte le derive strumentali e laterali immaginabili.

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mercoledì 11 marzo 2009

E-privacy 2009 e il controllo totale di Internet

La manipolazione tecnologica e legale di Internet permettera' di ottenere un media facilmente censurabile e controllabile. Con un consenso impressionante, la Rete viene trasformata in un mezzo di intercettazione preventiva di massa.

[ZEUS News - www.zeusnews.com - 11-03-2009]

Alla fine di maggio a Firenze si terra' e-privacy 2009. Il tema dell'edizione di quest'anno è Verso il Controllo Totale.

La diffusione dalla Rete nella vita quotidiana e' accompagnata da una sua manipolazione sia tecnologica che legale che permettera' di ottenere un media facilmente censurabile e controllabile.

Con gli stessi mezzi e con un consenso impressionante la Rete viene trasformata in un mezzo di intercettazione preventiva di massa. Il tecnocontrollo sociale ottenibile fa sembrare l'attivita' delle polizie segrete dei paesi totalitari del passato un lavoretto artigianale e improvvisato.

In Italia l'articolo 50 bis del pacchetto sicurezza obblighera' gli Internet provider al filtraggio dei contenuti; la censura completa di qualsiasi contenuto scomodo sara' ottenuta tramite l'estensione della fattispecie dell'apologia di reato.

Il Parlamento europeo ha in cantiere attivita' come il pacchetto Telecom che elimineranno la neutralita' della Rete trasformandola nel piu' controllato e censurabile mezzo di comunicazione della storia dell'umanita'. Sullo sfondo di un'attivita' legislativa prossima alla conclusione, il famigerato Rapporto Medina si propone di creare un quadro complessivo che giustifichi iniziative future anche peggiori.

Questo avviene nel disinteresse generalizzato verso la difesa della propria e altrui privacy, evidenziato non solo dall'indifferenza verso una data retention pervasiva e obbligatoria per legge, ma anche dalla trascuratezza con cui blogger e partecipanti a comunita' sociali digitali diffondono i loro dati personali in Rete.

La passivita' totale dei cittadini, soprattutto di quelli che vivono quotidianamente in Rete, verso queste iniziative legislative e tecnologiche rende il quadro se possibile ancora piu' inquietante.

Il comitato organizzatore ha deciso di aprire una Call For Paper formale, con inizio il 11 marzo e che si chiudera' il 15 aprile; le accettazioni saranno comunicate agli autori entro il 22 aprile. La consegna delle relazioni e slide degli interventi accettati dovra' essere effettuata entro l'8 maggio.

Come di consueto saranno valutate anche proposte su temi, specialistici, sia tecnologici che legali, relativi alla privacy in Rete e fuori. Le persone e le associazioni interessate a proporre una relazione possono visitare il sito di e-privacy.

domenica 1 marzo 2009

Come quatti quatti si accingono a monitorare, censurare, controllare internet e la libertà in rete



Le libertà in Internet sono in grave pericolo.
Qualora dovesse essere approvato un insieme di direttive,
in discussione al Parlamento Europeo, Internet cambierà così:

- non potrai più collegarti a Internet solo per aver condiviso un file;
- sarà possibile conoscere il contenuto del tuo traffico Internet;
- non potrai usare liberamente FTP, Skype, chat, p2p;
- sarà il tuo provider a scegliere quali siti web potrai visitare e quali no.





Lettera aperta al Parlamento Europeo
http://www.co-ment.net/text/760/1616/


Stimati Membri del Parlamento Europeo,

apprezziamo le varie dichiarazioni dell'Unione Europea di includere gli interessi dei cittadini all'interno del processo di regolamentazione di Internet, e vorremmo quindi portare la Vostra attenzione su alcune serie preoccupazioni che nutriamo nei confronti del Pacchetto Telecom, che sta per entrare nello stadio di Seconda Lettura al Parlamento Europeo.

Le nostre preoccupazioni si riferiscono agli emendamenti al Pacchetto Telecom relativi ad Internet e agli utenti della Rete. Accogliamo favorevolmente il sostegno del Parlamento ai diritti degli utenti in Prima Lettura, e Vi esortiamo a rafforzare quell'impegno per migliorare i testi in Seconda Lettura. Internet gioca un ruolo sociale ed economico preminente, contribuisce al benessere europeo ed è uno spazio aperto per scambi culturali, innovazione tecnologica e attività economiche. Conferisce potere a tutti i cittadini in maniera egualitaria, compresi innovatori, imprenditori e consumatori. Permette l'interazione sociale e la partecipazione democratica. E' diventata un fondamento importante per la cultura, la ricerca scientifica, l'innovazione e l'educazione.

L'Europa ha oggi l'opportunità di guidare lo sviluppo delle reti di prossima generazione, e dei prodotti, dei servizi e delle applicazioni su di esse basate.

Sottolineiamo le Conclusioni del Consiglio del 27 Novembre 2008, sui Network Futuri e Internet [1] le quali affermano che "dovrebbe essere promosso l'accesso libero e non discriminatorio a Internet al fine di assicurare una reale concorrenza ed un ambiente favorevole alle innovazioni". Effettivamente, Internet è cresciuta molto velocemente proprio perché non c'è stata discriminazione di traffico basato su contenuti, servizi e applicazioni. Le società europee e gli operatori, così come gli utenti, hanno avuto grandi benefici da tale sviluppo.

L'accesso libero e non discriminatorio è imprescindibile dal fatto che la rete rimanga neutrale. Ciò significa che sono gli utenti a controllare il proprio accesso ai contenuti. Gli utenti devono poter accedere a qualsiasi sito web o servizio Internet che desiderano in qualsiasi momento, alla velocità più elevata per la quale siano disposti a pagare. Gli utenti non vogliono che gli operatori di rete scelgano per loro quali siti web e quali servizi e applicazioni possano utilizzare. Vogliono essere in grado di sperimentare nuove applicazioni e protocolli senza dover preventivamente chiedere il permesso agli operatori di rete. E non vogliono che i contenuti siano bloccati limitati dagli operatori di rete.

Esprimiamo la nostra preoccupazione a proposito di certi emendamenti che rimangono nel Pacchetto Telecom: essi metteranno a repentaglio sia quei valori e benefici, sia i diritti fondamentali quali la privacy e la libertà di espressione. Abbiamo ripetutamente affermato, e lo crediamo tuttora, che il Pacchetto presenti dei rischi, e segnatamente:


1. permetterà il filtraggio di contenuti, applicazioni e servizi - Direttiva Servizi Universali, Articolo 22(3),

2. il rifiuto di accesso a materiale on-line protetto da copyright attraverso tentativi di imposizione, anche quando tale accesso è legale, per mezzo della "cooperazione" fra fornitori di accesso e "i settori interessati alla promozione di contenuto legale" - Direttiva Servizi Universali, Articoli 33(2a), 20(2b), 21(4a); e Direttiva Quadro, Articolo 8(4g),

3. la minaccia alla privacy dell'utente attraverso la memorizzazione e l'elaborazione dei dati personali per "motivi di sicurezza" - Direttiva sulla Privacy nel settore delle comunicazioni elettroniche, Articolo 6(6a).


Chiediamo che gli emendamenti correlati ai tre rischi citati siano rimossi dal Pacchetto, affinché sia ad essi riservata la dovuta attenzione per non ostacolare gli obiettivi più ampi.

Allo stesso tempo,

1. le protezioni per gli utenti contro le pratiche discriminatorie, le sanzioni sproporzionate e le restrizioni inique di servizio sono state rimosse - Direttiva Quadro Articolo 8 (4g) e Direttiva servizi universali Articolo 32a;

2. i controlli regolatori sulle attività dei fornitori di servizio, che proteggerebbero contro pratiche inique, restrittive o discriminatorie, sono stati indeboliti - Direttiva servizi universali, Articolo 22(3).



Crediamo che quelle protezioni e quei controlli regolatori debbano essere reintegrati, al fine di assicurare un trattamento equo agli utenti Europei.

Riconosciamo la natura critica dell'obiettivo principale del Pacchetto Telecom, cioè l'integrazione del mercato interno delle telecomunicazioni in Europa. Vorremmo tuttavia mettere in guardia sul fatto che gli emendamenti al Pacchetto Telecom sul filtraggio, la co-operazione e il trattamento del traffico, oltre a compromettere i diritti degli utenti, avranno anche l'effetto di distorcere ulteriormente il mercato interno dei servizi di telecomunicazione. Se gli operatori di rete filtrassero con criteri diversi in ogni Stato Membro, l'obiettivo per il mercato interno diventerebbe irrealizzabile.

Condividiamo pienamente il desiderio dell'Unione Europea di promuovere la crescita e la competitività dell'economia europea, giacché riconosciamo che tale crescita porterà solo benefici a tutti i cittadini. Tuttavia, riteniamo che la crescita economica avverrà soltanto se Internet rimarrà libera e aperta. I tipi di misure implicate dagli emendamenti al Pacchetto Telecom sopra evidenziati saranno dannosi sia per gli obiettivi economici dell'Europa sia per la partecipazione democratica e i diritti dei cittadini.

All'interno della nostra coalizione abbiamo esperti in settori attinenti a Internet e ai diritti dei cittadini, compresi filtraggio, tecnologie di rete, DRM, privacy e protezione dei dati, politica, legge, media e software. Vorremmo assistere il Parlamento Europeo al fine di dedicarci alle importantissime aree di politica pubblica concernenti Internet, le telecomunicazioni, la privacy e il copyright, per trovare soluzioni eque sia per gli affari che per i cittadini.

Per queste ragioni,chiediamo che il Parlamento respinga i seguenti emendamenti:

  • Direttiva Servizi Universali
    • Emendamento 193, Articolo 22(3);
    • Emendamento 62, Articolo 33(2a);
    • Emendamento 112, Articolo 20(2b);
    • Emendamento 76, Articolo 21 (4a);

  • Direttiva sulla Privacy nel settore delle comunicazioni elettroniche:
    • Emendamento 130 Articolo 6(6a)

e chiediamo sostegno per

  • Direttiva Quadro,
    • Emendamento 138, articolo 8.4(ga)
  • Direttiva Servizi Universali
    • Emendamento 166, Art. 32a.
    • Emendamento 155, Art. 22 (3)

I sottoscritti gruppi e individui rappresentano migliaia di cittadini europei e utenti Internet, in XXX stati membri dell'Unione Europea.

I sottoscritti,

Niels Elgaard Larsen (EDRi and IT-Pol.dk)
Andrew Cranefield (EBLIDA)
Christopher Wilkinson (chair, ISOC-ECC)
Jérémie Zimmermann (La Quadrature du Net)
Paolo Brini (ScambioEtico)
Ralf Bendrath (AK Vorratsdatenspeicherung)
Wouter Tebbens (Free Knowledge Institute)
Jonas Öberg (Föreningen fri kultur & programvara)
Bogomil Shopov (e-frontier Bulgaria)
Laura Ranca (Center for Media and Communication Studies, CMCS)
Celia Blanco and Michel Bauwens (P2P Foundation)
Guido Scorza (Istituto per le Politiche dell'Innovazione)



Riferimenti:

[1] Conclusioni del Consiglio sulle reti future e Internet, 2907th TRASPORTI, TELECOMUNICAZIONI ED ENERGIA, Riunione del Consiglio, Brussels, 27 November 2008

Direttiva Servizi Universali (DIRETTIVA 2002/22/EC) Articolo 22(3)
Direttiva Servizi Universali (DIRETTIVA 2002/22/EC) Articolo 33(2a); Articolo 20(2b); Articolo 21(4a)
Direttiva sulla Privacy nel settore delle comunicazioni elettroniche (DIRETTIVA 2002/58/EC) Articolo 6(6a)
Direttiva Quadro (DIRETTIVA 2002/21/EC) Emendamento 138

Direttiva Servizi Universali (DIRETTIVA 2002/22/EC) Emendamento 166.
Direttiva Servizi Universali (DIRETTIVA 2002/22/EC) Articolo 22(3)