lunedì 30 marzo 2009
RaiTre, trasmissione di Corrado Augias arriva email sul signoraggio
mercoledì 19 novembre 2008
Perché le banche falliscono
Durante la crisi finanziaria che stiamo vivendo abbiamo avuto modo di assistere al fallimento di diverse banche, fenomeno che si ripeterà sicuramente entro la fine dell'anno. Si tratta di qualcosa a cui non siamo abituati, un evento che mostra tutta la fragilità del sistema economico che abbiamo costruito. Come è possibile che, nonostante tutti i privilegi derivanti dalla possibilità di emettere moneta, un istituto creditizio possa crollare? Questa eventualità pare così remota che l'unica spiegazione che riusciamo a dare consiste nell'attribuire la responsabilità dell'accaduto ad una cattiva gestione, all'eccesso di avidità dimostrato da chi ha avuto il potere ed ha dimostrato di non saperlo gestire.
Non è così.
Il collasso del sistema bancario è una conseguenza logica ed inevitabile delle regole che sono alla base del mercato. Certo, anche la cattiva gestione ha contribuito, ma ha solo reso più rapido il raggiungimento di un punto di arrivo già stabilito. Vediamo di spiegare perché.
Supponiamo di trovarci in un'economia dove non esiste ancora denaro ed in cui sono presenti due banche (per comodità banca A e banca B). Tre cittadini hanno bisogno di liquidità, due si recheranno alla banca A mentre il terzo andrà alla banca B. Tutti e tre gli individui richiedono 100€ da restituire nell'arco di un anno. Le banche concedono prestiti al medesimo tasso di interesse, supponiamo il 20%.
Contabilmente la banca A, avendo concesso due prestiti, è più ricca. I crediti che può vantare sono per lei delle attività sulla base delle quali può effettuare altre transazioni impegnandosi per il futuro. Quello che non viene considerato è che il debito contratto dai tre cittadini è inestinguibile nella sua totalità. A fronte di una circolazione di 100€ a testa, infatti, c'è da saldare un debito di 120€. La truffa risiede nel fatto che i 20€ di interesse non sono mai stati creati ma vengono ugualmente richiesti.
Nell'arco di un anno i tre cittadini hanno lavorato per guadagnare qualcosa ed essere in grado di saldare il debito contratto alla sua scadenza. Il meccanismo richiede che se qualcuno riesce a pagare lo potrà fare solo attingendo alla liquidità derivante dai prestiti contratti dagli altri. E' quindi impossibile che tutti restituiscano il dovuto. Guardatela da questo punto di vista, il debito totale è di 360€ mentre l'ammontare del denaro circolante è 300€. E' chiaro che c'è un problema.
Mettiamo che il cittadino che si era rivolto alla banca B sia stato più bravo e sia riuscito a far fruttare i 100€ che gli erano stati prestati. Supponiamo che alla fine dell'anno, grazie a degli investimenti oculati, sia riuscito a raggiungere la cifra di 120€. Alla restituzione del debito non avrà guadagnato nulla, ma la sua situazione è comunque più rosea di quella dei due clienti della banca A. Per amore di semplicità immaginiamo una distribuzione equa delle perdite. Per far sì che il cliente della banca B ottenga i 20€ di interessi devono aver entrambe perso 10€ del prestito originale. Questo è dovuto al fatto che solo le banche hanno la possibilità di immettere nuovo denaro in circolazione. Non esiste altro modo.
Torniamo all'esempio. Finito l'anno la situazione è la seguente: la banca B ha ottenuto la restituzione del prestito, mentre la banca A si ritrova con due clienti che a fronte di un debito di 120€ oggi ne hanno solo 90 e che quindi sono insolventi. Se, come era stato ipotizzato, la banca A aveva stretto altri patti sulla base dei prestiti stipulati, l'insolvenza dei clienti diventa quella dell'istituto.
Ecco come fallisce una banca. Non è stata colpa di una cattiva gestione. Era l'unico risultato possibile. Nella migliore delle ipotesi, supponendo che tutti e tre i clienti siano riusciti a difendere il loro capitale, nessuno sarebbe riuscito a ripagare gli interessi e l'insolvenza sarebbe stata un problema di entrambe gli istituti. Il risultato finale è la centralizzazione (attraverso fusioni o nazionalizzazioni) del sistema bancario.
Ci hanno detto che una delle cause della crisi in Italia è il fatto che si è bloccato il credito interbancario, cioè le banche non prendono più soldi in prestito da altri istituti bancari. Questo avviene perché non ritengono che tali enti possano onorare il debito.
Non si fidano più. Ora sapete perché.
La soluzione è stata trovata nell'intervento dello Stato che si è fatto garante di questo tipo di debito, assumendosene il rischio. Mi sorge una domanda: è lecito parlare di rischio insolvenza o sarebbe più adeguato parlare di certezza?
Nei prossimi post darò la mia opinione sulle conseguenze che scaturiranno dalla scelta di intervento pubblico che tutti i paesi occidentali hanno deciso di adottare.
ErSandro
mercoledì 15 ottobre 2008
L’esercito nelle strade: perché? Ha qualche cosa a che vedere con il crack finanziario?

Quest’estate il Governo ha sostanzialmente militarizzato il nostro territorio.
Migliaia di soldati sono stati inviati in varie città d’Italia al fianco di polizia e Carabinieri, perché?
E’ stato detto che questo provvedimento serve per far sentire la presenza dello Stato e per dare più sicurezza ai cittadini ed ai turisti.
La tesi non mi convince.
[CONTINUA a leggere]
Una moneta, una sola Banca centrale
Crisi --> Paura e intorpidimento --> Moneta globale
Non ci sarebbe da stupirsi se già da domani si cominci a parlare di chip a radio frequenza da metterci nella carta di identità... prima del vero chip sottocutaneo ovviamente...
in molti invocano una nuova Bretton Woods per ridisegnare il sistema finanziario e poter governare le irregolarità globali. L'economista Mundeli indica la positiva esperienza dell'curo per introdurre una divisa mondiale che argini i danni e riduca i Costi Una moneta, una sola Banca centrale Dafl'ex presidente Fed Paul Volcker l'invito ad accelerare i tempi della scelta politica. Il progetto ha avuto molti sostenitori da Keynes al Nobel Jan Tinbergen. La prima idea nasce in Italia con Scaruffi nel Cinquecento.
I have a dream, disse Martin Luther King. Era un sogno politico, sogno di una società non più divisa da sanguinosi odi razziali. Ma i sogni possono anche essere economici, e se la crisi che ci avvolge è stata fortunatamente incruenta, non è meno devastante per i destini della comunità.
Quale puo' essere un "sogno" per lenire le ferite inferte da questi epocali rivolgimenti? Mentre i pompieri aprono gli idranti per salvare la casa che brucia, non è sbagliato per gli architetti guardare oltre l'emergenza e cominciare a fare piani per nuove fondamenta e case ignifughe. Si parla spesso di nuove Bretton Woods, di nuove architetture del sistema finanziario internazionale, di rifondazioni istituzionali che eliminino le pericolose discrasie fra un'economia globale e un governo dell'economia frammentato. Quale potrebbe essere, allora un sogno degli economisti? Se questi, secondo alcuni, debbono tacere, hanno tuttavia ancora il diritto di sognare, e il sogno è presto detto: una moneta unica mondiale, una sola Banca centrale, una sola vigilanza.
Utopia? Forse. Ma, come scrisse il premio Nobel di economia Robert Mundell (uno dei propugnatori della moneta unica), «..è sorprendente constatare quanto rapidamente gli umori possono cambiare e gli statisti possono svincolarsi dai vecchi modi di pensare». Le grandi riforme non si fanno mai o quasi mai (l'euro fu un'eccezione) per lente sedimentazioni di pacati ragionamenti, ma hanno solitamente bisogno di uno strattone della realtà, di uno sfibramento dell'abisso, di una grande paura che indurisca le volontà. E la crisi sistemica attuale potrebbe proprio essere il catalizzatore che costringe a «pensare in grande». L'idea di una moneta unica mondiale - con l'inevitabile corollario di una sola Banca centrale - non è una velleitaria e fumosa fuga in avanti. Il pedigree intellettuale è di tutto rispetto. E si adorna, oltre al già citato Mundell (secondo cui «il numero ottimo dimonete è come il numero ottimo di dei: un numero dispari, possibilmente inferiore a tre») di altri premi Nobel di economia, da Jan Tinbergen a James Tobin.
John Maynard Keynes, in uno scritto del 1942, propose un' Unione valutaria internazionale, fondata sul bancor, per stimolare commerci e sviluppo. E non sono solo gli economisti nelle torri d'avorio (Keynes non era certamente uno di quelli) a proporre questi grandiosi progetti. Pierre Werner, un primo ministro lussemburghese, avanzò nei primi anni Settanta la proposta di una moneta mondiale (chiamata «Mondo»). E pi recentemente Paul Volcker ha dichiarato: «Un'economia globale ha bisogno di una moneta globale». Sembra che il primo seme fu gettato in Italia, dal viareggino Gasparo Scaruffi, un mercante e banchiere che a Reggio Emilia, nel Cinquecento, propose una moneta mondiale dall'improbabile nome (l'etimologia è greca) di «alitinonfo»:vuol dire «veraluce» e avrebbe restituito verità e trasparenza a tutte le transazioni. Il seme non cadde mai sulla buona terra, non mise mai radici o fu soffocato dai rovi. Ma rimase sempre nell'inconscio collettivo degli studiosi, al punto che nel novembre 2000, nelle sale austere del Fondo monetario a Washington, si tenne un seminario dal titolo: «Un mondo, una moneta».
Ma come si raccorda questo progetto della moneta unica con la crisi che stiamo attraversando? La crisi è stata essenzialmente una crisi di fiducia, che ha spazzato i mercati finanziari mondiali trasformando i punti dolenti dei titoli tossici in una fuga indiscriminata dal rischio, e in ci spegnendo la voglia di spendere di imprese e famiglie. L'avidità da un lato, le «male regole» dall'altro, non sarebbero necessariamente assenti con una moneta unica mondiale. Ma in quel contesto istituzionale la risposta delle autorità monetarie sarebbe stata per definizione coordinata e univoca; in quel contesto probabilmente la crisi non si sarebbe verificata, perché una Banca centrale unica avrebbe fin dall'inizio mediato fra diverse filosofie e sarebbe stata meno facilmente dominata dal permissivismo che ha condotto alle bolle americane del credito.
La crisi finanziaria non sarebbe stata complicata da crisi valutarie, i carry trade che hanno fatto spumeggiare enormi flussi di capitali non avrebbero potuto esistere per definizione. Ma i vantaggi della moneta unica vanno al di là di un recinto di contenimento dei danni delle crisi. Vi sono enormi guadagni di efficienza dalla riduzione dei costi di transazione e dalla liquidità dei mercati. E poi, ci sono i motivi di fondo, la logica estensione del processo che ha portato i Paesi avanzati ad affidare il potere monetario a una Banca centrale indipendente. Se la moneta è troppo importante per essere gestita da Governi con corti orizzonti elettorali, e se globalizzazione e liberalizzazione hanno fatto della moneta un'entità cui «il mondo è patria come ai pesci il mare», logica vuole che a gestire la moneta debba essere un'istituzione altrettanto globale.
Già oggi il numero di monete nel mondo sta diminuendo, pur se aumenta il numero dei Paesi: vi è dietro un processo di fissione politica e fusione economica. Il numero di Paesi aumenta, man mano che tanti confini innaturali del passato e tante tendenze separatiste portano a ridisegnare le mappe, ma quello delle monete no perché si manifestano possenti i vantaggi, fra Paesi che commerciano intensamente fra loro (come sta succedendo in misura crescente con l'vvento della globalizzazione), di un'Unione monetaria. Si manifesta, insomma, una tendenza a separare la sovranità politica dalla sovranità monetaria, vista giustamente come illusoria in un mondo globalizzato.
Qual è, allora, l'ostacolo vero a questa grande riforma? L'ostacolo è politico. Dal punto di vista tecnico non ci sono grandi problemi a istituire una moneta mondiale, che sarebbe ovviamente fiduciaria e non avrebbe quindi bisogno di alcun collegamento a correlati fisici (oro o panieri di materie prime). Dal punto di vista economico verrebbe meno uno dei meccanismi di aggiustamento degli squilibri, quello che agisce attraverso il cambio; ma le economie, come sappiamo dall'esperienza dell'euro, hanno altri meccanismi di aggiustamento.
L'ostacolo è politico, la riuncia a quel possente simbolo di identità nazionale che è la moneta. Ma il "miracolo" dell'euro insegna: come ricordava lo stesso Mundell, il fatto che Paesi con una moneta che in qualche caso durava da mille anni abbiano avuto la forza e la passione per rinunciare a questo simulacro e annegarlo nel crogiuolo di una moneta nuova, fa pensare che quest'altra tappa finale dell'unificazione monetaria non sia un traguardo impossibile.
fabrizio@bigpond.net.au
da. http://rassegnastampa.mef.gov.it/mefnazionale/View.aspx?ID=2008101110823030-1
domenica 12 ottobre 2008
A cosa serve la crisi finanziaria? E a chi?

dal suo blog: http://paolofranceschetti.blogspot.com
1. Premessa.
Come tutti sanno questo blog parla di argomenti vari, Mostro di Firenze, Moby Prince, Ustica Moro, ma tutti accomunati da un nesso comune. La massoneria.
Cosa c’entrano questi argomenti con il crack finanziario? Centrano. Centrano.
Se avrete la pazienza di seguirmi per un po’ ve lo chiarisco, cercando di spiegare il motivo di questo crack finanziario quasi globale, che è solo prodromico ad altri ancora peggiori, questa volta globali. Cercheremo di capire cioè chi l’ha innestato e perché.
Ho iniziato a capire la potenza della massoneria e i suoi fini, non da complottista fissato, non da appassionato di gialli ed esoterismo. I complotti non mi avevano mai interessato e non ho mai avuto fiuto per i rebus o per i gialli.
Certo, avevo intuito che dietro tutte le morti sospette nei testimoni dei processi, dietro agli infarti, agli incidenti, c’era qualcosa di potente.
Avevo intuito che se tutte le stragi italiane erano rimaste impunite qualcuno manovrava dall’alto. Ma non avevo capito chi c’era dietro, e soprattutto non avevo capito perché.
Poi ho iniziato a capire, dopo l’inchiesta Cordova, la potenza della massoneria, cioè una forza in grado di legare tra sé, e subordinare ad essa, mafie, servizi segreti, e poteri illeciti vari.
Fin qui OK.
Ma restava una domanda…
Se esiste un’organizzazione così potente da condizionare la politica degli Stati, organizzare guerre, organizzare stragi e farla sempre franca, uccidere tutti coloro che si oppongono al sistema, qual è il fine ultimo di questa organizzazione?
Il fine era quello che mancava.
Poi ho capito
2. Il sistema.
Ho iniziato a capirlo studiando le leggi del sistema bancario. Studiando - da giurista e non da esoterista – il mondo delle banche, il suo funzionamento e i suoi riflessi sulla vita di tutti noi cittadini. Banca d’Italia, BCE, Fondo Monetario internazionale… E ho capito che è quello il cuore di tutti problemi.
Vediamo di riassumere i punti salienti della mia ricerca:
1) Anzitutto una prima anomalia che si palesa subito a chi studia l’argomento, è il funzionamento della Banca D’Italia e della BCE. La Banca d’Italia è per il 95 per cento in mano ai capitali privati, ovverosia Intesa-San Paolo, Generali, Monte dei Paschi di Siena, ecc…. La quota più rilevante è quella di Intesa San Paolo che è una vera e propria quota di controllo. Quindi ecco un primo grosso problema della politica e finanza italiane: la moneta non viene emessa dallo stato, ma dalla Banche private; il controllo della moneta e della banche è in mano alle banche private e non allo stato. Questo significa che sono le banche a governare il paese, e non la politica, e che la politica è asservita alle banche. Ciò è confermato dalle leggi che disciplinano le banche, ove è evidente che il governo non ha nessun potere su Banca D’Italia, né di controllo né di nomina degli amministratori.
2) La seconda anomalia è europea. Noi dipendiamo dalla BCE. E la BCE è un istituzione indipendente dalla Comunità europea, con più poteri addirittura dello stesso parlamento europeo. In poche parole: la finanza europea dipende dalla BCE.
3) La cosa che salta agli occhi è che la Banca d’Inghilterra ha il 17 per cento del capitale della BCE. Ma l’Inghilterra è fuori dall’euro, quindi non ha senso che una nazione straniera fuori dal circuito dell’euro possa controllare i destini dei paesi dell’area Euro. Ora se i geni dell’anticomplottismo saltano subito su a precisare che quel 17 (superiore pure alle quote italiane, francesi, spagnole) è solo formale, basta un minimo di intelligenza per capire che un’istituzione come la Banca d’Inghilterra non si insedia certo in organismo importante e potente come la BCE solo formalmente. In realtà “sostanzialmente” le banche inglesi hanno un potere enorme sulle banche europee. Vediamo come.
4) Facendo una breve ricerca che chiunque può fare da solo su Internet, risulta che il vertice della massoneria mondiale, il vertice UFFICIALE, è nella corona inglese. Ora, siccome la corona inglese nomina i dirigenti della Banca d’inghilterra (è sufficiente controllare sul sito ufficiale della banca) ne consegue che la Banca d’Inghilterra è controllata dalla massoneria. E questo non lo diciamo noi, ma lo dicono i siti ufficiali di queste istituzioni.
5) Considerando l’importanza e la potenza della massoneria a livello mondiale ci vuole poco a capire quindi chi, veramente, detiene il potere nella BCE, e per quale motivo i vertici della BCE non rispondono penalmente e civilmente neanche nei confronti del parlamento europeo.
Ma la vera anomalia non è neanche questa.
6) La cosa più assurda è che controllando il flusso degli investimenti delle banche italiane, si nota che molte, tante, troppe azioni e troppi milioni di euro, sono investiti in… banche inglesi e americane. Barclays, Rockfeller, Morgan Stanley, creando un conflitto di interessi pauroso.
In altre parole, il nostro destino è legato a filo doppio alle sorti delle banche inglesi e americane. Creando però un conflitto di interessi, perché leggi o manovre finanziarie che rafforzino l’Euro danneggiando le altre monete, paradossalmente danneggeranno anche le nostre banche e i nostri investimenti, e viceversa.
Analizzando quindi i flussi di capitali e la ricchezza ci si accorge che tutto il potere del mondo è concentrato in poche mani, di pochi gruppi bancari e industriali il cui destino è legato a filo doppio dalle stesse vicende.
A questo punto si capisce perché la politica sia assoggettata alle banche e perché chi prova a toccare le banche muore. Si capisce cioè perché, gira e rigira, tutti quelli che si sono avvicinati alla massoneria e/o alle banche sono morti, da Falcone, ad Ambrosoli, a persone meno conosciute come Arrigo Molinari che avevano provato a portare alla luce il problema del Signoraggio (Arrigo Molinari che, ricordiamolo, morirà in un lago di sangue, secondo il copione più classico dei delitti della Rosa Rossa, . in una data il cu valore numerico è, non caso, 7).
Ma ancora non si capisce il fine di tutto ciò. Controllare tutto va bene. Ma perché?
Studiando i meccanismo del sistema bancario la cosa appare chiara e risulta evidente il motivo della crisi di questi giorni. Anche qui occorre procedere per punti.
1) Le banche prestano denaro virtuale ed inesistente a fronte di beni reali. Spieghiamo meglio. Per prestare denaro una banca non fa alcuna fatica, deve solo scrivere una cifra sullo schermo di un PC. Si digita: 1.000.000.000 di euro e voilà… come per magia la banca ha prestato un miliardo di euro. Quando l’azienda, il privato, o lo stato estero, non possono restituire, la banca fa un’operazione molto semplice: chiede all’azienda mezzo miliardo di azioni in cambio dell’azzeramento del prestito; chiede al privato i suoi beni in cambio dell’azzeramento del prestito; oppure chiede allo stato estero del terzo mondo una miniera di diamanti, di oro, ecc…. Non è un caso che la maggior parte delle miniere di diamanti dell’Africa siano di proprietà di banche europee.
Il meccanismo è semplice: se Tizio non può pagare un debito di 100, la banca si accontenta di un bene che vale 50. Tizio ci guadagna. La banca, contabilmente, ci rimette. In realtà, dal punto vista reale, la banca non ha perso nulla, ma al contrario ha guadagnato una miniera, il controllo di una società, i beni di Tizio. Cioè in altre parole la banca non ha perso nulla, tranne una cifra scritta sullo schermo di un PC; ma in cambio ha acquistato petrolio, diamanti, oro, terreni, case.
Ricordiamoci poi che da Bretton Woods in poi, nel 1944, il sistema bancario mondiale non è più vincolato all’oro, ma è poco più che carta straccia. Il suo valore infatti è dato da un complesso di calcoli e di variabili che in sostanza fanno dipendere il suo valore dalla fiducia che in un dato momento il mondo accorda a quella moneta.
La banca cioè (o i suoi prestanome) a fronte di un esborso pari a 0, acquista beni reali, diamanti, oro, terreni, case, società.
Inoltre, allo stato attuale, non esiste neanche una quantità di cartamoneta sufficiente a coprire tutti i conti correnti e i debiti della banche. Cioè questo significa che se domani tutti i risparmiatori si recassero a prelevare contanti, in circolazione non ci sarebbe neanche un numero di monete sufficiente a restituire il tutto.
Il denaro, in altre parole, è diventato meno che carta straccia. E’ diventato un numero scritto sullo schemo di un .PC.
Quindi è sbagliato dire che la banche “falliscono”. Fallimento implica l’idea di sconfitta. Sarebbe più corretto dire che la banca “termina il suo lavoro”.
Quando la banca fallisce, in realtà non fallisce affatto, ma ha completato la sua opera: che è quella di acquisire beni reali a fronte della cessione di beni inesistenti. Avere un bilancio in passivo, per una banca, equivale ad avere in mano un documento con calcoli e cifre… ma avere in mano anche beni materiali di ingente valore acquistati per poter arrivare a questo buco di bilancio.
2) L’altro strumento di questa immensa operazione è stato il fenomeno delle privatizzazioni. Ci avevano detto che la provatizzazione serviva per rendere più efficienti il sistema dell’energia, il telefono, l’acqua, tutto. All’inizio ci avevamo creduto. Ma oggi abbiamo capito che non è così. Telecom è più inefficiente di prima, quando la società si chiamava SIP. Mentre l’Enel, in questi anni, ha moltiplicato gli “errori” sulla bolletta e sui contatori, che sono all’ordine del giorno e si traducono una truffa sistematica ai danni dei cittadini, con un meccanismo che prima, quando questi enti erano in mano statale, non accadeva.
Per non parlare delle società di riscossione delle tasse degli enti locali, che diventano private. Cioè si affida un servizio pubblico impositivo ad un ente privato che mediante le cosiddette cartelle esattoriali pazze, incamera illegalmente milioni di euro.
Come poi sappiamo, è in atto un processo di privatizzazione degli altri servizi pubblici essenziali, come l’energia e l’acqua.
E chi controlla l’acqua, l'energia e il cibo, controlla il pianeta.
3. Conclusioni.
Studiando il sistema bancario, mi sono quindi spiegato il perché dell’intoccabilità delle banche. Ecco perché nessun partito, da destra a sinistra, salvo pochissime eccezioni, ha sollevato il problema, Neanche i paladini dei poveri come Rifondazione Comunista lo hanno fatto; né i paladini del nazionalismo e della forza dello stato, lega e AN, hanno denunciato questo stato di cose.
Perché la parole d’ordine della politica è occuparsi di temi solo secondari, dall’aborto all’aumento di 50 euro delle pensioni. Ma mai, in nessun caso, occuparsi della banche (che poi significherebbe risanare il bilancio dello stato e evitare il crack economico e finanziario).
Da queste leggi, e dalla situazione economica e finanziaria, sono risalito al gruppo Bilderberg., alla P2, alla Rosa Rossa e a tutto il resto. Rosa rossa che è il cuore del potere bancario, finanziario, e politico.
E allora non ci si stupisce più del motivo per cui, ad esempio, si trova il simbolo della rosa non solo nei simboli dei partiti, ma lo stilema di una rosa, compare nel sito di una delle istituzioni bancarie più importante del mondo, Euroclear (l’ex Cedel). E non deve stupire che tale stilema, in quel sito, sia immerso nel colore rosso, che altro non è che il lago di sangue che è stato versato in tutti questi decenni per arrivare alla situazione attuale; una situazione che è stata preparata con cura nei decenni, dai politici e dai finanzieri, in un legame indissolubile in cui nessuno poteva fare a meno dell’altro, e che ha richiesto un enorme dispendio di energie affinchè il piano finale potesse realizzarsi. Infatti per arrivare ad un’operazione del genere era necessario che nessun politico potesse dissentire dal programma globale; e che tutta la grande finanza, col tempo, si fosse assoggettata ad esso.
Ecco allora che i pochi politici onesti col tempo sono stati allontanati. Ecco che chiunque arrivava alla verità moriva. Ecco le stragi di stato, per poter permettere il passaggio all’attuale sistema bipolare sull’onda della paura.
Ed ecco le ragioni di questo crack finanziario globale: far crollare il sistema bancario, per far perdere al denaro il suo valore, ma affinchè i beni, siano essi terreni, oro, diamanti, abitazioni, continuino a valere. E quelli sono in mano ai grandi gruppi bancari e finanziari.
Se a questo crack aggiungiamo la privatizzazione di tutti i servizi pubblici, compresa l’acqua, la luce, il quadro è completo.
Tutto ciò rientra nel progetto di controllo globale delle risorse: i grandi gruppi bancari e industriali, nonostante il fallimento (anzi… proprio grazie a questo) avranno in mano non solo beni materiali come oro diamanti petrolio, ma anche risorse primarie, come acqua e energia elettrica.
Riassunto per domande e risposte.
Riassumiamo il tutto con semplici domande e risposte.
1) Chi ha voluto il crack? Le grandi banche. I grandi banchieri ovverosia il vertice della massoneria internazionale. BCE, Banca D’inghilterra e Federal Reserve in testa.
2) Perché? Per arricchirsi. Loro hanno acquisito e acquisiranno beni reali, mentre perderanno solo denario, ovverosia una posta virtuale che non vale niente. Il fallimento, infatti, arricchirà queste persone, e non le indebolirà. Sono loro che hanno le materie prime.
3) Di chi è la colpa? Della politica che lo ha permesso. Dei banchieri e della finanza internazionale che hanno corrotto e/o ucciso tutti quelli che si sono opposti a questo progetto.
4) Quali mezzi hanno usato? Il trattato di Lisbona, l’Unione Europea, i sistemi politici bipolari (non a caso fortemente voluti dalla P2). Questi sono solo i mezzi per accentrare tutti i poteri in poche mani, e allontanare i centri decisionali del potere dalla gente. E sono uno strumento per permettere questo crack finanziario, che diversamente non sarebbe stato possibile, se la politica avesse fatto il suo dovere e se ciascina nazione avesse curato i propri interessi anziché quelli dell’Unione Europea.
5) Ma cosa c’entra la Rosa Rossa con il crack finanziario, con Cogne, Erba, e il Mostro di Firenze?
La massoneria rosacrociana, per poter attuare un piano decennale come quello che si può vedere in atto, è (e non può che essere) potentissima. Se qualcuno dei suoi membri commette delitti di natura esoterica, per finalità specifiche interne all’ordine, questi vengono coperti da tutti gli affiliati all’organizzazione. Si tratta di un’organizzazione che ha il potere di unificare l’europa e poter programmare un crack finanziario che era risaputo in tutti gli ambienti; un crack cioè che è stato voluto dalla elite bancaria e finaziaria, e appoggiato dalla maggior parte dei politici al governo che sono i meri esecutori materiali di questi gruppi. Un organizzazione così ha logicamente il potere di controllare e intervenire anche nelle vicende apparentemente marginali, come i delitti di sangue commessi dai suoi affiliati.
In effetti, da questo punto di vista, hanno ragione Berlusconi e Tremonti. La situazione è sana: le banche infatti, non “falliscono” se non vitualmente, ma hanno raggiunto il loro obiettivo. E, dal loro punto di vista, non c’è certo di che preoccuparsi. Chi si deve preoccupare sono solo le persone che avevano accumulato, orgogliose, quelle decine di migliaia di euro in banca. “Loro”, i potenti, comunque vada cascheranno in piedi e si rialzeranno addirittura più forti di prima, con il controllo delle risorse economiche del pianeta.