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giovedì 17 settembre 2009

Eziologia del valore monetario, questo sconosciuto

Questo post vuole essere un riassunto sulle cause che fanno sì che la moneta acquisti il proprio valore come mezzo di scambio (cose già dette insomma). Queste potranno sembrare una banalità per alcuni (non a torto), ma è facile riscontrare che così non lo è per molti. Riflettere sul valore monetario significa, alla fine, riflettere sul valore di tutte le cose.

Ho sempre pensato che comprendere a cosa sia dovuto realmente il valore della moneta sia un atto imprescindibile per la comprensione della truffa del signoraggio esercitato in 'occulto' dai banchieri nei secoli. Altrimenti si scivola facilmente in grossolane interpretazioni che vedono come soluzione al signoraggio la semplice "nazionalizzazione della banca centrale", oppure appare gente con la convinzione che chi denunci il signoraggio voglia ritornare al baratto!
Questo problema intrinseco alla moneta è stato affrontato dal professore di diritto Giacinto Auriti che lo ha magistralmente risolto con il concetto di valore "indotto". Leggere per questo il suo scritto liberamente scaricabile 'Il Paese dell'Utopia'. L'attuale reticenza delle accademie nell'assimilare il boccone di Auriti è comunque comprensibile: Auriti è un fenomeno esplosivo troppo recente per riuscire anche solo a smussare quei bei papaveri nati e radicati dentro alle vecchie scuole di economia!
Figuriamoci poi le autorità economiche (FED, BCE, FMI etc..), dato il potere e il prestigio concentrato nelle loro mani. Sarebbe come "chiedere a chi ha il potere di riformare il potere": un'idiozia.

Ma cosa ci dice di nuovo Auriti? Ci insegna che il simbolo monetario (che sia fatto di carta, di oro o di bit su un computer) oltre che essere "misura del valore", come da sempre accettato da qualsiasi economista, è insieme "valore della misura". E poi ci dice che questo valore è un valore "indotto", perché nasce appunto per "induzione" (dal latino "in-ducere": portare a se, trarre a se). E chi potrà mai indurle valore se non il valutante, colui che valuta, che non è altri che l'uomo stesso? Auriti ripeteva spesso che non c'è ricchezza in un mondo di morti. Ma ancora più chiaro era quando diceva di prendere il governatore di Bankitalia S.p.A e spedirlo a stampare banconote su un'isola deserta, per poi vedere se nasceva su di esse valore monetario. Come possono quei pezzi di carta filigranata essere considerata moneta e acquistare quindi valore se non c'è nessuno che può valutarla tale, che può accettare quella carta convenzionalmente come mezzo di pagamento?
Il loro valore nasce per la previsione di poterle usarle come mezzo di scambio: dalla fiducia di poter riutilizzare la moneta in nuovi e futuri scambi dopo averla accettata, e non sulla fiducia verso Mario Draghi il governatore della BC!

Il valore di per se non esiste. E' il valutante che crea valore, perché il valore si crea, ed appartiene ad un oggetto solo per convenzione, per induzione, per volontà o necessità del valutante. O forse il valore non sarebbe relativo? Dovremmo forse credere al Valore-Intrinseco delle banconote creato per Infusione-Divina da Mario Draghi (che se fosse un dio parrebbe più un dio del Male che del Bene)?

Un po' di storia
Ancora prima della nascita della moneta, avvenuta in completa spontaneità (senza nessun bisogno di qualche economista ad escogitarla), era il baratto. E a quel tempo il valore di ogni singolo bene era in proporzione al valore degli altri beni esistenti (lo è tutt'oggi naturalmente), e tutto ciò nasceva spontaneo e naturale. Gli scambi erano scomodi ma nessuno dubitava del valore delle uova che venivano con efficacia scambiati (nella dovuta proporzione decisa da domanda e offerta) con la lattuga. E in verità anche il valore di questi beni era ed è un valore indotto: dalla fame!
Così vale per ogni bene anche oggi: perché là dove non c'è necessità e bisogno biologico a decretare il valore di un determinato bene, ci sono le ipnotiche e persuasive tecniche della pubblicità e della moda a porvi rimedio!
La naturale evoluzione del baratto fu la moneta. E questa all'inizio non era che una merce stessa, considerata un "bene di lusso", a cui pian piano si dette l'onere di farsi carico di tutte le scomodità insite nello scambio diretto tra merce e merce. Quest'onere venne ricoperto da svariati beni, ma quello che si diffuse a livello internazionale, perché diventò comune a quasi tutti i popoli sulla terra, fu l'oro. In proporzione al suo peso cominciarono a valere tutti i beni, e divenne quindi misura di tutti i beni.
Era ed è ancora ovvio che la moneta per essere tale debba avere la funzione di immagazzinare il valore degli altri beni da scambiare: quello che per alcuni può non essere ovvio è che questo valore siano loro stessi a conferirglielo!
E anche sull'oro, la storia insegna, nessuno dubitava del suo valore. Si combattevano guerre per l'oro. Ed era il fatto che tutti lo usassero come "mezzo di scambio" degli altri beni la causa del suo valore (indotto). Se nella storia anziché l'oro fosse stato scelto come mezzo di scambio il piombo, allora si sarebbe fatto la guerra per il (valore indotto del) piombo! Non c'è nessun volere divino che crea il valore di quel metallo, ma un volere umano, una convenzione fra popoli.

Un principio generale
Partendo dal dato oggettivo che è il mercato a stabilire, da sempre, la proporzione e la differenza di valore tra un bene ed un altro, in base alla legge della domanda e dell'offerta di chi compra e di chi vende, e che la moneta non è che un riflesso secondario, nata con l'obiettivo di facilitare gli scambi di questi beni, si può arrivare a concludere che: il valore nominale della moneta esistente sul sistema tende col tempo a diventare la duplicazione speculare del valore dei beni e servizi (ricchezza reale) che la moneta in quanto tale misura.
Lo diceva Auriti, ma anche i monetaristi dovrebbero concordare, visto che ci dicono (per farla breve) che con la variazione dell'offerta di moneta (a parità di beni) si ha una variazione anche sul valore della moneta (sui prezzi), che altro non è che un adeguamento del suo valore numerico, nominale, indotto, in proporzione alla stessa quantità di beni.


martedì 5 febbraio 2008

Cade il governo all’ombra della squadra e compasso

di Marcello Pamio - www.disinformazione.it

A cavallo tra la Xa legislatura (finita il 22 aprile 1992) e la XIa legislatura (iniziata il 23 aprile 1992) di Giuliano Amato, s’inserisce l’inchiesta del Procuratore di Palmi, Agostino Cordova.
Un’inchiesta delicatissima sui rapporti tra massoneria, ’ndrangheta calabrese e politica, che sviluppò decine e decine di faldoni composti da centinaia di migliaia di pagine!
Cordova svolse approfondite indagini sulle obbedienze italiane, arrivando ad accertare che nessuna di esse risultava svolgere le nobili attività dell’arte muratoria, ma che molte invece erano dedite ad attività affaristiche e in alcuni casi illecite, e all’interno delle logge, importanti politici andavano a braccetto con mafiosi e criminali!
Tutta la colossale inchiesta del Procuratore di Palmi finì a Roma, e come si sa, Roma è la capitale non solo dell’Italia ma anche degli insabbiamenti giudiziari. Quando infatti si vuol archiviare una inchiesta, basta spostarla lì.

Il 25 aprile il Presidente della Repubblica Francesco Cossiga attraverso un messaggio televisivo si dimette dalla carica, con ben due mesi di anticipo, e sarà sostituito da Oscar Luigi Scalfaro.
Il 23 maggio a Capaci, lungo l’autostrada, 1000 chili di tritolo cancellano in un istante la vita (ma non certo la memoria!) del giudice Giovanni Falcone, della moglie Francesca Morvillo e degli agenti della scorta: Antonio Montinaro, Rocco Di Cillo e Vito Schifani.
Giovanni Falcone, stava indagando - tra le altre cose - sui flussi di denaro sporco, e la pista stava portando a pericolosi collegamenti tra mafia e importantissimi circuiti finanziari internazionali.[1] Aveva anche scoperto che alcuni prestigiosi personaggi di Palermo erano affiliati ad alcune logge massoniche di Rito Scozzese Antico e Accettato (R.S.A.A. nonostante il nome ha sede a Washington).

Il 2 giugno al largo di Civitavecchia sul panfilo della Regina Elisabetta II (Sua Maestà ufficialmente è arrivata in Italia per mettere dei fiori sulla tomba di Falcone!) avviene il più grande saccheggio dei patrimoni pubblici d’Italia, per opera dei potentati bancari.
In quell’incontro (vero e proprio complotto) i rappresentanti della finanza internazionale (poteri anglo-olandesi e statunitensi) discussero assieme ad esponenti del mondo bancario e societario italiani le privatizzazioni e le riforme politiche per l’Italia, nel contesto del “progetto euro”. Non a caso il Trattato di Maastricht, che codifica il sistema euro-EMU, fu sottoscritto proprio quell’anno.[2]
Giulio Tremonti, presente sul panfilo - per sua stessa ammissione - come “osservatore”[3] disse al Corsera che la “crociera sul Britannia simbolizzò il prezzo che il paese dovette pagare tanto per ‘modernizzarsi’ quanto per restare nel club
Tra i partecipanti c'erano i rappresentanti delle banche Barings e S.G. Warburg, Merrill Lynch, Goldman Sachs, Salomon Brothers, Mario Draghi direttore generale del ministero del Tesoro, Beniamino Andreatta dirigente ENI, Riccardo Galli dirigente dell’IRI, ecc.
Importanti aziende (come Buitoni, Locatelli, Neuroni, Ferrarelle, Perugina, Galbani, ecc.) sono state svendute ad imprenditori che agivano in comune accordo con l’élite finanziaria anglo-americana, altre (Telecom, ENI, IRI, ecc.) sono state smembrate e/o privatizzate.

Il 19 luglio il giudice Paolo Borsellino salta in aria in via d’Amelio, assieme alla scorta (Emanuela Loi, Walter Cosina, Agostino Catalano, Vincenzo Li Muli e Claudio Traiana).
In settembre 1992 lo speculatore ungaro-statunitense-israeliano George Soros (presente pure lui nel Britannia) lancia un attacco speculativo alla lira.
Carlo Azeglio Ciampi (che per i suoi preziosi servigi verrà premiato con la Presidenza della Repubblica) all’epoca è governatore di Bankitalia e Lamberto Dini Direttore Generale.
Tale criminoso attacco da parte dell’élite anglo-olandese e statunitense, rappresentata in quella circostanza dall’israelita Soros (agente dei Rothschild), portò ad una svalutazione della lira del 30% e il prosciugamento delle riserve della banca d’Italia che fu costretta (ovviamente era tutto concordato) a bruciare 48 miliardi di dollari nel vano tentativo di arginare la speculazione.
L’enorme crisi portò alla scioglimento del Sistema Monetario Europeo (SME).

Nello stesso periodo s’inserisce pure la grandiosa bufala di Tangentopoli che ha avuto altri obiettivi rispetto a quelli paventati mediaticamente. Manipulite è servito ad attaccare obiettivi politici ben precisi, e dare a noi popolo l’illusione di una pulizia che invece non è mai avvenuta. I poteri forti, quelli veri, hanno continuato a lavorare nell’ombra, assolutamente indisturbati…
La veloce carriera politica del superpoliziotto Antonio di Pietro, oggi Ministro della Repubblica, dovrebbe far riflettere…
Dopo gli assassini dei due grandi magistrati e grazie anche a Manipulite, l’inchiesta Cordova è andata nel dimenticatoio: tutta l’attenzione mediatica è stata dirottata altrove!

Arriviamo ai nostri giorni, perché il 27 marzo del 2007, il procuratore di Catanzaro Luigi De Magistris inizia una inchiesta da nome particolare Why Not (sulla falsariga di quella di Cordova) proprio sui rapporti tra criminalità organizzata (mafia, n’drangheta, camorra, ecc.), politica e finanza.
L’inchiesta parte dalla Calabria ma si estende rapidamente al resto d’Italia e finiscono nel mirino politici (di destra e sinistra), consulenti a livelli altissimi, finanzieri, un generale della Guardia di Finanza, magistrati, affaristi, alcuni spioni dei servizi segreti (il capogruppo del Sismi di Padova e uno del Cesis) e anche dei massoni. Ventisei perquisizioni e venti indagati.

Sono ufficialmente indagati tra gli altri il Presidente del Consiglio Romano Prodi (per abuso d’ufficio), l’ex Ministro della Giustizia Clemente Mastella (per abuso d’ufficio, finanziamento illecito ai partiti, truffa all’Unione europea e allo Stato italiano).[4]
Si tratta di finanziamenti illeciti per milioni di euro alla Compagnia delle Opere che passeranno nelle logge occulte di San Marino, per poi svanire nel nulla, esattamente come l’inchiesta De Magistris! Farà la medesima fine di quella del procuratore Cordova.
In una recente intervista al Corsera, De Magistris sfoga denunciando una “strategia della tensione per opera di una manina particolarmente raffinata: poteri occulti e massoneria, soprattutto”. [5] Continua dicendo che da quando ha iniziato “a indagare sui finanziamenti pubblici europei. Da allora, è scattata la strategia delle manine massoniche”.[6]

I media - tutti controllati - hanno veicolato la notizia falsa dell’iscrizione di Mastella nel registro degli indagati per violazione della Legge Anselmi sulle associazioni segrete. Ma la cosa più interessante è che Mastella stesso, prima che le agenzia di stampa lanciassero la notizia falsa, aveva rilasciato una dichiarazione che con le associazioni massoniche lui non ha nulla a che fare!
E’ stato avvisato in anticipo dall’amico giornalista o è semplicemente cascato nella trappola che gli è stata preparata per far cadere il suo governo? Quale trappola vi chiedereste? Alla fine sarà tutto più chiaro.
De Magistris ha fatto il grave errore di sollevare il velo o grembiulino delle fratellanze occulte e della loro interconnessione con la politica, gli affari istituzionali, il denaro riciclato e la mafia.

I nuovi guru dell'informazione difendono l'operato di De Magistris e della Forleo, ma senza spiegare perché c'è stato questo vergognoso attacco alla Giustizia italiana: li difendono a spada tratta senza dire che le loro indagini stavano scoperchiando il vaso di Pandora...
Il popolo non deve sapere che se l’Italia è unita (o controllata?) lo si deve ai massoni (la storia del Risorgimento è infatti una storia massonica: Giuseppe Garibaldi, Camillo Benso, Umberto I erano fratelli. Come pure i primi passi del parlamento italiano: erano massoni Francesco Crispi, Agostino Depretis, Giuseppe Zanardelli, Mameli e il suo inno “Fratelli d’Italia…”).
Il popolo non deve sapere tutto questo, e neppure che oggi l’Italia, e tutti i gangli vitali dell’economia della finanza, delle telecomunicazioni, ecc., sono nelle mani di fratelli legati da giuramenti di sangue!

Forse sto esagerando?
Durante l’incontro della Gran Loggia del Grande Oriente d’Italia (la prima loggia per obbedienza in Italia con 18 mila fratelli) tenutosi a Rimini dal 13 al 15 aprile 2007, dopo l’inno garibaldino “All’armi” e “C’era una volta il West” di Morricone, il Gran Maestro Gustavo Raffi ha letto il saluto di un grande amico della massoneria, il Presidente emerito della Repubblica Francesco Cossiga. Successivamente, arriva anche il saluto ufficiale del governo Prodi, letto in sala (davanti a migliaia di massoni con grembiulino, il collo cinto da una fascia di raso terminante con un medaglione), dal sottosegretario delle politiche giovanili
Elidio De Paoli.[7]

Avete capito? Il governo dello Stato italiano, per voce di De Paoli, saluta i massoni di Palazzo Giustiniani! Cosa questa non strana, perché Prodi è stato (e forse lo è ancora) legato alla più potente banca ebraica privata del mondo, la Goldman Sachs , ed è membro dell’Aspen Institute for Humanistic Studies, di cui ne è stato anche il direttore, passando per la Fabiana (Fabian Society) London School of Economics, ospite sempre gradito anche dall’Opus Dei, la massoneria del vaticano.
Sempre a Rimini n
on poteva mancare all’appuntamento lo storico Paolo Prodi, fratello questa volta di sangue del più famoso Romano, che definisce la massoneria del Grande Oriente come una “delle più importanti agenzie produttrici di etica che abbia creato al suo seno la storia dell’Occidente[8]
Numerosi poi sono stati i prestigiosi relatori delle tre giornate (tra cui il giornalista Oscar Giannino), ma per problemi di spazio non è possibile elencarli tutti.

Per meglio comprendere a che livelli è infiltrata la massoneria, è necessario tornare indietro di qualche anno e precisamente all’11 luglio 2002 quando il Gran Maestro Giuliano Di Bernardo deposita a Roma, presso un notaio, l’atto costitutivo degli Illuminati, la cui sede si trova al numero 31 in piazza di Spagna.[9]
Membri di quest’ordine, che ricorda gli Illuminati di Baviera, sono: Carlo Freccero (già direttore di Rai2 ed ex programmista di Fininvest),[10] Rubens Esposito, (avvocato responsabile degli affari legali per la Rai ), Sergio Bindi (tredici anni consigliere di amministrazione della Rai), il medico Severino Antinori (lo specialista in fecondazione artificiale), il filosofo Vittorio Mathieu (rappresentante dello spiritualismo cristiano), il generale Bartolomeo Lombardo (ex direttore del Sismi) e moltissimi altri.
Quindi troviamo uomini legati ai media, all’esercito, alla finanza, all’economica, ecc.
Vicina agli Illuminati di Di Bernardo sembra anche essere oggi anche una delle realtà ebraiche più importanti a livello internazionale, un vero e proprio simbolo della “Israel Lobby”.
Possiamo ricordare l’Anti-Defamation League, braccio armato del B’nai B’rith (B’B’, la potentissima massoneria ebraica di cui perfino Sigmund Freud ne era membro), l’AIPAC, ecc.
Questi sono solamente alcuni nomi dei numerosissimi fratelli che lavorano nel mondo bancario, nel mondo societario, all’interno delle istituzioni, della politica, ecc.

Tutto questo per concludere, che parlare di massoneria, poteri forti, Stato, mafia, poteri bancari, crimine organizzato è la stessa medesima cosa. Non sto dicendo che tutti i massoni sono disonesti, ma come disse qualcuno: “non ho mai conosciuto un criminale che non fosse un massone”. Verità sacrosanta.
Il collante tra i vari gruppi appena visti è la tessera di appartenenza a qualche loggia occulta, coperta o meno, di stampo massonico o paramassonico. Anzi possiamo affermare senza paura di smentita, che per giungere ad occupare determinate poltrone o carriere, è necessario appartenere a qualche loggia. Il motivo è presto detto: all’interno di una gerarchia verticistica piramidale si è meglio controllati dai vertici!
Ecco perché la caduta del governo Prodi è stata volutamente provocata con lo scopo di distrarre e distogliere l’attenzione pubblica dirottandola su qualcos’altro apparentemente molto più importante.

Il bubbone stava per scoppiare di nuovo, l’ennesima inchiesta della magistratura (questa volta è toccato a De Magistris) stava per concludere che la politica, come la mafia, sono strumenti nelle mani della libera muratoria deviata! E questo non sa da fare e non sa da dire…
Passeranno le settimane, i mesi, e poi tutto tornerà come prima: ci sarà un nuovo governo, magari tecnico con Dini o Draghi, nuove promesse agli elettori, nuove illusioni di democrazia, nuovi scontri televisivi (tutti fasulli) tra politici nei teatrini confezionati ad hoc, come per esempio “Porta a Porta”, “Ballarò”, “Matrix”, ecc., il tutto con i sogni tranquilli dell’élite economico-finanziaria, che riposa sempre all’ombra del compasso e della squadra…

Poi verrà un giorno, che un altro spregiudicato e incosciente magistrato aprirà una inchiesta che porterà alla luce, per l’ennesima volta, la collusione tra massoneria, apparati dello Stato e criminalità organizzata, e naturalmente finirà tutto con un attentato, con un cambio di governo e lo spostamento a Roma dell’indagine. Pochi se ne accorgeranno perché il restante popolo sarà intrattenuto, rimbambito e deviato dalla luciferica televisione…
Questa è l'Italia!


[1]Come è stata svenduta l’Italia” di Antonella Randazzo, www.disinformazione.it/svendita_italia2.htm
[2] Movimento internazionale per i diritti – Solidarietà, Movisol - www.movisol.org/ulse275.htm#anchor
[3] Intervista a Giulio Tremonti, Corriere della Sera del 23 luglio
[4]
«Contro di me i poteri occulti Ora rischio pallottole e tritolo», Corriere della Sera del 21 ottobre 2007
[5] Idem
[6] Idem
[7]Fratelli d’Italia”, Ferruccio Pinotti, ed. BUR
[8] Agenzia di stampa Ansa
[9]
Op. cit. pag 464
[10] Idem


Mario Draghi il "vile affarista" su "Striscia La Notizia"