venerdì 10 luglio 2009

Signoraggio - F.a.q. - Parte Terza

[di Alessandro Bono - truffadimatrix.blogspot.com ]

Parlando di signoraggio è tipico ritrovarsi a discutere con persone che, pur dandoci ragione, vedono il sistema economico come impossibile da modificare. Semplicemente non riescono ad immaginare come risolvere il problema. Frasi come “Si va bene, ma tanto la situazione non potrà mai cambiare” o domande tipo “Ok, ma cosa si può fare?” sono destinate a diventare in breve tempo il pane quotidiano di chiunque cerchi di diffondere questi argomenti.

Una prima soluzione molto semplice e alla portata di tutti consiste nello studiare e divulgare. Non è possibile risolvere un problema che non si sa di avere. Aumentare il livello di consapevolezza della comunità è indubbiamente il primo passo da compiere lungo la strada che porta al cambiamento. Nonostante la centralità di questo punto è chiaro che la diffusione della conoscenza da sola non basta.

E' per questo motivo che può essere utile elencare quelli che, a grandi linee, dovrebbero essere i punti chiave di un'ipotetica riforma monetaria.


1. La Banca Centrale


Il fatto che le quote della Banca d'Italia siano per il 95% in mano a privati ha fatto sì che in molti si chiedessero se un eventuale nazionalizzazione di questo ente potesse bastare a risolvere il problema. E' sicuramente vero che la situazione italiana (come quella americana) rappresenta un paradosso, ma rendere statale la Banca Centrale sarebbe un provvedimento che, da solo, risulterebbe essere assolutamente insufficiente.


In effetti gli stati in cui la Banca Centrale è di proprietà pubblica sono la stragrande maggioranza. A parte l'Italia tutti gli altri paesi europei hanno nazionalizzato già da diverse decadi i loro istituti di emissione. La controversia riguardante l'assetto proprietario della Banca d'Italia è solo un'aggravante e non il punto centrale della questione che, in realtà, affonda le radici nei meccanismi alla base dell'emissione monetaria.


Anche la Banca di Francia o la Banca d'Inghilterra, infatti, acquistano titoli di debito in cambio di base monetaria (cartacea o elettronica) e godono di un'indipendenza decisionale pressoché totale nei confronti del potere politico. E' convinzione comune dell'economia ortodossa il fatto che il potere di emissione non debba essere affidato al governo e che sia preferibile affidarlo ad un ente di fatto autonomo.


La Banca Centrale, pubblica o meno che sia, resta sempre qualcosa di separato rispetto agli organi rappresentativi della collettività e, in Italia come in Francia o in Inghilterra, lo Stato è costretto ad indebitarsi per avere denaro. La sua nazionalizzazione resta, quindi, un elemento auspicabile e necessario, ma sarebbe solo uno dei punti da realizzare in vista di una riforma monetaria.

Inoltre quanto detto fino ad adesso non tiene conto del fatto che il 90% del denaro circolante non viene emesso dalle Banche Centrali, ma dalle banche commerciali. Comunque, per i motivi appena esposti, appare chiaro che, fino a quando l'unico modo per ottenere nuovo denaro resterà l'indebitamento, anche la nazionalizzazione dell'intero sistema bancario rimarrebbe una misura insufficiente.


2. Debito ed interesse


L'elemento peggiore della questione signoraggio, oltre all'appropriazione da parte di privati di un valore creato collettivamente, è l'applicazione al debito di un interesse che, per sua natura, non potrà mai essere restituito. Se gli enti che hanno il monopolio sull'emissione del denaro (capitale) richiedono un valore maggiore di quello che hanno creato (capitale + interesse) appare chiaro che la comunità non sarà mai in grado di estinguere i propri debiti. Si tratta di un principio molto semplice ed è possibile trovarlo esposto in diversi video e documenti.


E' necessario trovare un nuovo modo per emettere il denaro, un sistema che permetta di avere moneta libera dal debito. Nei libri di testo l'interesse sul debito viene presentato come l'elemento necessario a regolare la richiesta di liquidità del mercato. In sua mancanza non ci sarebbe nulla a frenare la domanda di moneta e sarebbe impossibile evitare fenomeni di iperinflazione. Allo stesso tempo, però, l'applicazione di un tasso di interesse (non importa quanto basso) comporta l'impossibilità di estinguere il debito iniziale facendo sì che, nel tentativo di saldarlo, la domanda di moneta della comunità cresca comunque in modo incontrollato. Tale incremento della domanda è assolutamente slegato dalla crescita della produzione e, nella pratica, comporta comunque il verificarsi di fenomeni inflattivi fuori controllo.


Ecco perché è necessario eliminare il debito ad interesse come unica forma di garanzia per l'emissione di denaro e, allo stesso tempo, bisogna trovare un altro modo per regolare le variazioni della massa monetaria.


3. Denaro e produzione


Il denaro svolge la funzione di misura del valore dei beni e dei servizi offerti dal mercato. Non è possibile pensare che l'ammontare della massa monetaria possa essere definito da scelte di politica economica prese discrezionalmente da un sistema bancario di natura privata senza che questo non faccia saltare il delicato equilibrio tra unità di misura ed oggetto misurato. Quando le variazioni della quantità di moneta non sono il linea con i movimenti della produzione economica si verificano fenomeni di inflazione o di deflazione. E' quindi necessario legare l'emissione ed il ritiro di denaro dal mercato alle variazioni del valore di beni e servizi effettivamente esistenti ed offerti dal sistema economico.


Si tratta di un passaggio più semplice di quanto non possa sembrare. Basterebbe individuare un indice che misuri la produzione del mercato, stabilire arbitrariamente una parità con la moneta presente in un dato momento e, in seguito, modificare la quantità di denaro seguendo le variazioni percentuali di tale indice. L'economia reale cresce o si contrae del 10%? La massa monetaria deve aumentare o diminuire della stessa percentuale.


Auriti suggeriva di utilizzare il PIL, ma nulla impedisce di trovare un nuovo indice più appropriato allo scopo.


4. Moneta statale


In uno scenario di questo tipo sarebbe lo Stato a gestire la moneta e la politica monetaria come la intendiamo oggi perderebbe di senso. La creazione o la distruzione di moneta, infatti, sarebbero semplici operazioni contabili dovute a movimenti effettivi della produzione.


In molti ritengono che concedere ai politici la possibilità di creare denaro sarebbe troppo rischioso, ma il timore sparisce se si comprende che il politico non avrebbe modo di sfruttare questo potere a suo vantaggio. L'esercizio di tale facoltà sarebbe, di fatto, pesantemente vincolato. Non solo, un sistema di questo genere sarebbe assolutamente trasparente. Fenomeni limitati di inflazione e di deflazione avverrebbero comunque con la differenza che tenderebbero a compensarsi nel lungo periodo (sarebbero dovuti alla “vischiosità” del mercato). Se si dovessero prolungare nel tempo sarebbe immediatamente esposta la cattiva gestione della moneta da parte del pubblico. In due parole: spazio praticamente nullo per manovre “illecite” e possibilità di individuarle subito e senza errore. Per capire meglio basta realizzare che in un sistema di questo genere inflazione e deflazione prolungate potrebbero essere dovute solo alla mala gestione del politico e non sarebbe possibile attribuirne l'origine a misteriose congiunture del mercato.


Il sistema attuale gestito da privati, al contrario, è talmente opaco nei suoi meccanismi che la comunità percepisce l'innalzamento costante dei prezzi (e quindi il suo continuo impoverimento) come un fenomeno “naturale”. Ovviamente fino al verificarsi dell'inevitabile crack.


4. Burocrazia


L'emissione da parte dello Stato presenta un ulteriore vantaggio: la possibilità di esercitare un prelievo fiscale “a monte” invece di ricorrere a quello “a valle” con cui abbiamo a che fare oggi. Non avrebbe senso, infatti, tassare il reddito quando sarebbe possibile tassare direttamente la moneta. Invece di chiedere denaro a chi lo ha ricevuto questo potrebbe essere trattenuto al momento stesso della sua creazione. Non si tratta di guadagnare di più, il livello di remunerazione del singolo resterebbe invariato. La differenza sarebbe nel fatto che i pesanti apparati burocratici che gravano sulla società, e per i quali noi Italiani siamo tristemente famosi, diventerebbero improvvisamente inutili ed obsoleti.


Si potrebbe ipotizzare, ad esempio, che lo Stato trattenga una percentuale del denaro che emette (per chi è più dentro a certi argomenti qualcosa di molto simile al reddito da signoraggio del signore feudale). Teoricamente potrebbe bastare una quota molto bassa (attorno al 10%) dato che il venire meno di un debito inestinguibile gravante sulle spalle della comunità abbasserebbe in modo molto significativo le necessità economiche dello Stato finalmente libero di impiegare il denaro nella produzione di beni e servizi e non nella copertura degli interessi sul debito pubblico.


Parte di questi introiti potrebbero essere utilizzati per concedere ad ogni singola persona un reddito minimo da cittadinanza in grado di garantire la sussistenza ed il diritto alla vita. Questo tema merita uno studio a parte e gli dedicherò uno spazio maggiore in futuro.


Conclusioni

Scopo di questo aricolo (che, chiaramente, non ha nessuna pretesa di completezza) è di dimostare che le soluzioni esistono e, attualmente, sono al vaglio di personaggi molto più preparati di me. Certo, resta il problema riguardante il passaggio dal sistema attuale ad uno migliore. E' lecito aspettarsi forti opposizioni da parte delle lobbies esistenti. Sappiamo che chi ha provato a cambiare le cose in passato ha pagato carissime conseguenze (vedi il caso JFK). Nonostante ciò si tratta di miglioramenti fattibili ed auspicabili e la sola consapevolezza di questo fatto dovrebbe bastare a darci lo stimolo per impegnarci nella loro realizzazione. Il rischio, altrimenti, è di ritrovarci a pronunciare discorsi che non caratterizzano di certo gli uomini liberi.


Tra il dire ed il fare non c'è il mare, ma la volontà di agire. Credo che in questo caso valga la pena di rimboccarsi le maniche.


A tutti un saluto,

Alessandro Bono.

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