sabato 22 dicembre 2007

Sul signoraggio i liberali facciano chiarezza

di Francesco Lorenzetti

Diceva Murray N. Rothbard che l’inflazione è una forma di confisca della proprietà. Oggi sono in pochi a contestare questa affermazione, poiché i teorici dell’inflazione come mezzo di promozione della crescita hanno fatto il loro tempo, ma è raro che anche gli economisti più smaliziati si fermino a riflettere sulle profonde implicazioni di questo assunto fondamentale del pensiero liberale. Ad esempio, mi è capitato recentemente di avere una discussione con un ragazzo, attivo nel mondo della cultura liberale, che sosteneva che l’inflazione è una tassa. Non era la prima volta che sentivo questo discorso, ma il termine tassa, inteso nel suo significato corrente, non è esatto, poiché starebbe a significare che la “confisca della proprietà” di cui parla Rothbard avverrebbe a vantaggio dello Stato. Chiunque conosca il funzionamento della moneta sa, invece, che i beneficiari dell’inflazione sono enti privati, cioè le Banche.
Spero che la mia affermazione non desti meraviglia, perché anche l’economista dilettante dovrebbe essere a conoscenza dei fondamenti della teoria monetaria, la quale innegabilmente ci dice che non è lo Stato a detenere il potere monetario, ma il Sistema Bancario. Anche riguardo alle Banche Centrali, togliamo ogni eventuale dubbio: sono semplici banche private, il governo non c’entra. E poi, non sono soltanto queste ultime ad emettere nuova moneta, poiché sono noti i meccanismi di moltiplicazione monetaria indotti dalle banche commerciali attraverso il sistema della riserva frazionaria. Ed è su quest’ultimo aspetto che intendo soffermarmi, lanciando attraverso il web un appello al mondo della cultura liberale perché prenda una posizione chiara in merito a questo sistema assai dubbio di gestione dello stock di moneta. La domanda da porci è semplice: noi che sosteniamo il libero mercato, come valutiamo il sistema della riserva frazionaria? Una truffa o una scelta lecita dell’impresa-banca?
Nonostante abbia sentito molte volte reiterare l’idea che la riserva frazionaria è non solo lecita (in quanto normale operazione d’indebitamento con conseguente “rischio d’impresa”) ma anche vantaggiosa per la società (per l’espansione del credito che essa favorirebbe) mi vedo qui costretto a difendere la prima opzione, in totale contrasto con la maggioranza degli opinionisti che si siano espressi su tale argomento. E lo faccio senza alcuna presunzione, poiché mi limito a riproporre delle argomentazioni ormai quasi dimenticate, ma della più grande autorevolezza: quelle della Scuola Austriaca dell’economia.
L. von Mises fu il primo a comprendere come l’inflazione possa rappresentare un serio pericolo per la libertà individuale, e intuì (grazie soprattutto agli studi di Wicksell) che il sistema bancario stava distorcendo il mercato attraverso l’emissione del cosiddetto denaro fiduciario (fiduciary media) costituito da pseudo-ricevute di deposito non coperte da un controvalore reale (oro, depositi di risparmio, ecc). Con questo sistema, le banche immettono nel mercato nuova moneta in tutto e per tutto simile a quella “vera” (cioè coperta da valore reale) e gli operatori ingenuamente la accolgono e la spendono. Quando però la moneta inizia a circolare, il mercato avverte l’aumento dello stock complessivo e sorge l'inflazione. Tutto ciò accade perché alle banche è consentito, anche secondo i recenti accordi di Basilea 2, di prestare denaro per un ammontare di circa 50 volte il valore dei depositi in cassa, con la giustificazione che è molto difficile che i risparmiatori si accorgano di questo meccanismo e corrano in massa a verificare se i loro soldi ci sono davvero.
Dunque, le banche a riserva frazionaria sono istituti che generano inflazione, e lo fanno consapevolmente poiché cointeressate. Quando, infatti, loro emettono denaro fiduciario si comportano esattamente come falsari: spendono denaro che a loro non è costato nulla (è stato creato ex novo) e che viene accettato per il suo valore nominale grazie al fatto che appare identico al resto delle banconote in circolazione, a parte il fatto che rimane destinato ad inflazionarsi.
Accennavo prima al fatto che qualcuno difende le banche affermando che la riserva frazionaria è un problema “soltanto se tutti si presentano contemporaneamente allo sportello” e che, del resto, “tutte le imprese corrono rischi”. Mi permetto di dissentire anche su questo, poiché come diceva Rothbard “La grande differenza fra le banche e le altre imprese è che gli imprenditori usano il loro capitale e, se ottengono il credito, si impegnano a ripagarlo in data futura, facendo grande attenzione ad avere abbastanza liquidità in tale data per soddisfare l’obbligazione. [per la banca, invece] ...la maggior parte delle obbligazioni sono istantanee, ma il suo patrimonio non è mai adeguato ad onorarle. La banca crea moneta dal nulla e non deve, come tutti, guadagnarla producendo e vendendo servizi. La banca è già ed in ogni momento in una condizione di insolvenza”. Inoltre, continua il grande economista “...quando un imprenditore presta o prende in prestito, non aumenta l’offerta di moneta. I fondi prestati sono risparmio, parte dell’esistente quantità di moneta che si è trasferita dal risparmiatore a colui che prende in prestito. Le emissioni bancarie invece aumentano artificialmente l’offerta di moneta nel momento in cui le pseudo-ricevute di deposito sono immesse nel mercato”. Ecco perché, in definitiva, Rothbard arriva alla conclusione che “se la frode è vietata in una società libera, allora deve esserlo anche la banca a riserva frazionaria”.
Mi sembra difficile obiettare a queste argomentazioni, e mi domando come abbia fatto il mondo liberale (con poche eccezioni) a dimenticare questo argomento importantissimo che tocca le fondamenta stesse del sistema di mercato. Tanto più che esso è ormai diventato un cavallo di battaglia di vari estremisti di destra, sostenitori di idee socialiste in campo monetario, i quali si sono resi conto del problema ma tendono ad imputarlo al sistema di mercato, finendo per farne un argomento di propaganda anticapitalistica. Ma davvero il capitalismo può accettare il sistema del signoraggio e della riserva frazionaria? Davvero noi liberali sosteniamo questa posizione? La discussione è aperta, facciamo chiarezza.

Francesco Lorenzetti

FONTE: http://movimentoarancione.blogspot.com

4 commenti:

  1. Ho trovato un video strano. volevo scriverlo sul forum di signoraggio ma non ci capisco niente.
    http://www.youtube.com/watch?v=gAcxGD6-c-E

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  2. Non è che sia molto chiaro, sono 16 filmati da 10 minuti, ma hanno messo troppa carne al fuoco. Si rischia di fare casino.

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