venerdì 23 novembre 2007

I tamburi di guerra all'Iran: armi nucleari nucleari o interesse composto?

di Ellen Brown
(a cura di Sandro Pascucci - traduzione di JJules per www.signoraggio.com)


Il 25 ottobre 2007, gli Stati Uniti hanno annunciato nuove aspre misure nei confronti dell'apparato militare iraniano e del suo sistema bancario di proprietà dello stato. Sanzioni, retorica bellicosa e la minaccia implicita di azioni militari sono l'istigazione per un'altra guerra, un conflitto che i critici temono possa innescare un olocausto nucleare piuttosto che impedirlo. La domanda è: perché l'Iran è considerato una minaccia così seria? La motivazione ufficiale è che sta progettando lo sviluppo di armi nucleari. Ma il responsabile degli ispettori dell'Agenzia Internazionale dell'Energia Atomica indica che "non c'è alcuna prova certa" di un programma nucleare iraniano1. E anche se ci fosse, molti paesi hanno condotto test nucleari o possiedono ordigni atomici al di fuori del trattato di non proliferazione nucleare, tra cui Pakistan, Corea del Nord, India e forse Israele. E, in ogni caso, non li consideriamo motivi validi per un'azione militare. L'Iran si aggiungerebbe solamente ad una lunga lista di potenze nucleari.

Un'altra teoria afferma che le pressioni per una guerra riguardano il petrolio, ma l'Iran fornisce solamente il 15 per cento di tutte le esportazioni del Golfo Persico e il suo petrolio è già in vendita2. Non c'è bisogno di andare in guerra per questo petrolio, possiamo semplicemente comprarlo.

Una terza teoria sostiene che l'intimidazione militare serve a difendere il dollaro. L'Iran sta minacciando di aprire la propria borsa petrolifera mentre sta già vendendo all'incirca l'85 per cento del proprio petrolio in valute che non sono il dollaro. L'Iran ha rotto la morsa dei petrodollari imposta negli anni '70 quando l'OPEC firmò un accordo sottobanco con gli Stati Uniti per vendere il petrolio solo in dollari americani. Questa mossa sospetta è stata spiegata dal dottor Krassimir Petrov in un editoriale del 2006 su Gold-Eagle.com:

Finché il dollaro è stata l'unica forma possibile di pagamento per il petrolio, il suo predominio nel mondo era garantito e l'Impero Americano poteva continuare a tassare il resto del pianeta. Se, per una qualunque ragione, il dollaro perdesse l'appoggio del petrolio, l'Impero Americano cesserebbe di esistere. Quindi, la sopravvivenza imperiale ha imposto che il petrolio fosse venduto solo in dollari. Se qualcuno avesse richiesto un metodo diverso di pagamento, doveva essere convinto, sia con pressioni politiche che con mezzi militari, a cambiare idea3.

Una teoria interessante ma che non riesce ancora a spiegare tutti i fatti. In un editoriale del 2006 su Asia Time Online, William Engdahl ha fatto notare che la guerra all'Iran è stata prevista come parte della strategia americana per il Grande Medioriente fin dagli anni '90, molto prima che il paese islamico minacciasse di aprire la propria borsa petrolifera4. E l'Iran non è il solo a voler abbandonare il dollaro. Per tenere a freno i rischi valutari, la Russia ha in programma di aprire il prossimo anno una Borsa dell'Energia a San Pietroburgo per negoziare il petrolio in rubli, un evento che avrebbe un impatto molto più tangibile sul dollaro rispetto alla borsa petrolifera iraniana. Le banche centrali di Venezuela, Indonesia ed Emirati Arabi Uniti hanno tutte detto che investiranno minori riserve di beni in dollari a causa dell'indebolimento della posizione globale del dollaro5. Quando quei paesi passeranno ad altre valute per gli scambi commerciali che riguarderanno il petrolio, gli Stati Uniti si sentiranno costretti ad invadere anche loro?

Queste teorie sono tutte lodevoli ma nessuna sembra riuscire a spiegare in modo convincente i tamburi di guerra. Cosa c'è di così speciale in Iran? Ecco un'altra possibilità: l'Iran costituisce una minaccia seria, non solo verso il petrolio e il dollaro, ma verso un'arma segreta finanziaria che mantiene al potere un impero bancario globale.

L'interesse composto: un'arma finanziaria di distruzione di massa

Intorno al 1980, quando i tassi di interesse stavano salendo vertiginosamente, Johnny Carson fece una battuta alla trasmissione The Tonight Show dicendo che "gli scienziati hanno sviluppato una nuova potentissima arma che distrugge le persone ma lascia intatti gli edifici, si chiama tasso di interesse al 17 per cento". L'interesse composto è l'arma segreta che ha consentito ad un cartello globale di banche di controllare la maggior parte delle risorse del mondo. La tagliola del debito è scattata per molti paesi nel 1980, quando i tassi internazionali di interesse sono schizzati al 20 per cento. Ad un interesse composto annuo del 20 per cento, 100 dollari raddoppiano in meno di quattro anni, e in vent'anni diventano la somma sbalorditiva di 3.834 dollari6. L'impatto devastante nei confronti dei paesi debitori del Terzo Mondo fu sottolineato dal Presidente nigeriano Obasanjo, parlando nel 2000 a proposito degli oneri sempre crescenti del proprio paese verso i creditori internazionali. Egli affermava:

Nel 1985 avevamo preso a prestito 5 miliardi di dollari, che abbiamo ripagato con circa 16 miliardi di dollari. Ora ci viene detto che dobbiamo ancora 28 miliardi di dollari e questi 28 miliardi sono spuntati a causa degli ingiusti tassi di interesse dei creditori stranieri. Se mi chiedete qual è la cosa peggiore al mondo, risponderei che è l'interesse composto7.

Quello che i banchieri chiamano il "miracolo" dell'interesse composto viene definito "usura" nella legge islamica ed è considerato un reato. Ed era un reato anche nella vecchia legge inglese fino al sedicesimo secolo, quando Martin Lutero ribattezzò l'illecito di "usura" come un modo per ottenere un "eccesso" di interesse. Oggi gli intellettuali islamici non sono contrari al ritorno redditizio di un investimento quando questo prende la forma di "condivisione del profitto", in cui gli investitori si prendono un rischio e condividono le perdite aziendali. Ma l'usuraio ottiene comunque il proprio interesse e, non a caso, trae un maggiore vantaggio quando il mutuatario fallisce. Il mutuatario che non può permettersi di restituire il prestito affonda sempre di più nel debito, a causa dell'interesse composto annuo dovuto al prestatore.

La tagliola del debito scattata nel 1980 fu predisposta nel 1974, quando l'OPEC fu indotta a commerciare il proprio petrolio solamente in dollari americani. Il prezzo del petrolio quadruplicò improvvisamente e i paesi che non avevano dollari a sufficienza per soddisfare i propri fabbisogni petroliferi dovettero prenderli a prestito dai prestatori internazionali. Nel 2001, era entrata nelle casse delle banche del Primo Mondo una quantità di denaro proveniente dai paesi debitori del Terzo Mondo sufficiente a ripagare fino a sei volte il prestito iniziale ma l'interesse aveva inciso così tanto su quei pagamenti che il debito complessivo era in realtà quadruplicato8.

Nel 1980, i redditi medi del 10 per cento dei paesi più ricchi erano 77 volte maggiori del 10 per cento dei paesi più poveri. Nel 1999, questo divario era aumentato fino ad essere 122 volte maggiore. Nel dicembre 2006, le Nazioni Unite hanno pubblicato un rapporto intitolato "World Distribution of Household Wealth" [La distribuzione della ricchezze delle famiglie nel mondo, NdT] nel quale si è arrivati alla conclusione che il 50 per cento della popolazione mondiale oggi possiede meno dell'uno per cento della ricchezza, mentre il 10 per cento più ricco ne possiede l'85 per cento. Con un interesse composto annuo, i debiti delle nazioni più indigenti non potranno mai essere estinti e continueranno ad aumentare.

Lo schema del sistema bancario privato globale

E' questo schema del debito, con la sua arma letale dell'interesse composto annuo, che ha permesso ad una minuscola cricca di finanzieri di dominare gli affari del mondo. Nel libro Tragedy and Hope, il professor Carrol Quigley ha descritto ciò che conosce di questa combriccola finanziaria, che egli definisce semplicemente "i banchieri internazionali". Il dottor Quigley, che fu mentore di Bill Clinton alla Georgetown University, scrive che lo scopo dei banchieri internazionali è "nientemeno quello di creare un sistema mondiale di controllo finanziario che sia in mani private e che sia in grado di dominare il sistema politico di ogni paese e l'intera economia mondiale", un sistema "che sarà controllato secondo un modello feudale dalle banche centrali del mondo che agiranno di concerto, tramite accordi segreti"9. La chiave del successo dei banchieri è che questi controllerebbero e manipolerebbero il sistema monetario mondiale facendolo in realtà sembrare sotto il controllo dei governi nazionali.

La maggior parte dei paesi è stata ora catapultata in questo schema del sistema bancario privato globale e la maggior parte del denaro mondiale è creato da banche commerciali sotto forma di prestiti gravati da interesse. Oggi, negli Stati Uniti, l'unica forma di denaro creata dal governo è costituita dalle monete metalliche, che rappresentano solamente un millesimo dell'offerta monetaria complessiva. Le banconote (dollari) con la dicitura Federal Reserve sono create dalla Federal Reserve, un'azienda bancaria privata, e prestate al governo. L'enorme quantità dell'offerta monetaria è tuttavia creata quando le banche commerciali concedono prestiti. E questo viene fatto con la contabilità in partita doppia: la somma del pagherò del mutuatario è semplicemente accreditata come deposito sul suo conto e compensata con la voce di passivo nella sezione riguardante la banca10. La creazione del denaro è un affare privato anche nella maggior parte degli altri paesi. Anche dove la banca centrale è tecnicamente di proprietà dello stato, come nel Regno Unito e in Canada, questa produce solo la cartamoneta della nazione, lasciando la creazione della maggior parte dell'offerta monetaria alle banche commerciali sotto forma di prestiti gravati da interesse composto11.

L'alternativa a questo sistema della "banca centrale" indipendente è quello che veniva definito "sistema bancario nazionale". Una banca centrale di proprietà dello Stato emetteva la valuta nazionale come agente del governo, e il governo spendeva il denaro o lo prestava nell'economia per lo sviluppo interno e per le necessità pubbliche. Il signoraggio praticato su questo denaro (ossia la differenza tra il costo della creazione e il suo valore facciale) proveniva dal governo, che otteneva denaro senza interesse e senza debito. L'obiettivo dei banchieri internazionali fu quello di privatizzare questo sistema e di prenderne il controllo. La banca centrale avrebbe creato ancora l'offerta monetaria nazionale ma avrebbe prestato il denaro al governo, lasciandolo con un debito enorme sul quale gravano anche gli interessi. Una volta caduto nella ragnatela del debito, il governo sarebbe indotto a privatizzare i propri beni pubblici, alla portata dell'acquisto e del controllo del capitale della finanza internazionale.

Nel 1968, durante un incontro del gruppo segreto conosciuto come i Bilderberger, un alto funzionario americano di nome George Ball parlò della creazione di una "azienda mondiale". Ball era sottosegretario del Ministero degli affari economici e amministratore delegato dei due giganti bancari Lehman Brothers e Kuhn Loeb. La "azienda mondiale" doveva essere una nuova forma di colonialismo, nel quale i beni globali sarebbero stati acquisiti dall'economia piuttosto che dall'imposizione militare. La "azienda" si estenderebbe oltre i confini nazionali, impegnandosi aggressivamente in fusioni e acquisizioni finché i beni del mondo non si fossero inclusi in un'unica azienda privata, con gli stati-nazioni sottomessi ad un sistema internazionale di banche centrali private12.

Prima della Seconda Guerra Mondiale, la mente di questo sistema bancario privato globale era in Inghilterra ma si è spostata a Wall Street con l'ascesa economica degli Stati Uniti. Con gli accordi di Bretton Woods, il dollaro americano diventò la "moneta di riserva" mondiale insieme all'oro. Nel 1971, il Presidente Nixon sganciò il dollaro dal gold standard e il dollaro divenne la moneta di riserva del mondo senza più alcun vincolo. I prestatori americani potevano creare e prestare dollari a chiunque. Per garantire che i prestatori ottenessero il proprio interesse, alla fine degli anni '70 la Banca Mondiale e il Fondo Monetario Internazionale iniziarono ad imporre delle "condizioni" sui prestiti ai paesi debitori del Terzo Mondo, richiedendo di aprire i loro mercati di capitali, ridurre drasticamente le spese sui programmi sociali e privatizzare le industrie. Nel frattempo, gli attacchi speculativi sulle valute locali che erano state lasciate "galleggiare" nei mercati borsistici stranieri senza il vincolo dell'oro causarono profonde svalutazioni monetarie, consentendo agli investitori stranieri di rastrellare questi beni privatizzati ad un prezzo stracciato.

Quando i pezzi del domino non cadono

L'Iran è stata una delle poche nazioni ad essere sfuggita a questo schema di privatizzazione globale. L'Iran aveva il proprio petrolio ed è riuscita ad evitare la trappola della svalutazione monetaria speculativa imponendo restrizioni sugli scambi con l'estero e un controllo sui prezzi nella propria valuta, un processo che è stato possibile grazie alle sufficienti riserve provenienti dalle vendite di petrolio ai paesi esteri13. L'industria del petrolio di proprietà statale ha consentito all'economia di prosperare, nonostante le sanzioni economiche e le dicerie che sostengono il contrario14. Un movimento "riformista" incline all'aumento delle privatizzazioni ha portato nel 2005 l'elezione del Presidente Mahmoud Ahmadinejad, un "populista" che ha promesso di redistribuire in modo ancor più cospicuo le ricchezze provenienti dal petrolio iraniano e ha impegnato il governo a sovvenzionare progetti del settore pubblico e investimenti filantropici15.

Gli studenti islamici stanno cercando di escogitare un sistema bancario globale che possa rappresentare un'alternativa allo schema basato sull'usura che ora ha il pieno controllo a livello internazionale, e l'Iran sta facendo strada nell'ideazione di questo modello. L'Iran si caratterizza come un repubblica islamica democratica che fa valere i principi islamici non solo moralmente ma anche legalmente e politicamente. Lo scià di Persia sostenuto dagli americani fu detronizzato nel 1979, ponendo fine a 2.500 anni di dominio monarchico. Tutte le banche iraniane furono allora nazionalizzate e il governo chiese la creazione di un sistema bancario islamico che sostituisse i pagamenti ad interesse con la condivisione del profitto. La banca centrale di proprietà dello stato iraniano avrebbe emesso la valuta nazionale, con il signoraggio che sarebbe andato al governo e non alle banche private16. Il governo iraniano è uno tra i pochi ad avere un bassissimo debito estero, perché utilizza le banche di proprietà dello stato per concedere prestiti utili a progetti industriali e agricoli. La caratteristica peculiare del sistema bancario iraniano è comunque quella di perseguire il divieto islamico contro l'usura. E questo significa che i prestiti sono concessi senza interesse17.

Almeno, questo è vero in principio. Per far funzionare il loro sistema contro lo schema dominante, gli economisti islamici sono dovuti giungere ad una sorta di definizione creativa di "interesse". Supponendo che l'Iran possa sviluppare un modello alternativo attuabile, potrebbe benissimo minacciare il sistema bancario basato sull'usura che ora domina il commercio e la finanza internazionale. Se i governi dovessero iniziare a fare quello che fanno ora le banche, cioè anticipando "credito" creato dal nulla grazie alle registrazioni contabili, potrebbero eludere l'ingombrante interesse che rappresenta oggi il costo principale della maggior parte dei programmi di governo. E' stato valutato che eliminando gli oneri sugli interessi sarebbe possibile dimezzare i costi medi delle infrastrutture, dello sviluppo di energia sostenibile e di altri programmi18. Le economie del Terzo Mondo potrebbe finalmente sfuggire alla morsa d'acciaio dei banchieri internazionali, facendo crollare un impero bancario globale che è in piedi da 300 anni.

La portata degli aiuti finanziari è stata suggerita da Tarek El Diwany, un britannico esperto di finanza islamica e autore del libro The Problem with Interest (2003). In una presentazione tenutasi all'università di Cambridge nel 2002, egli ha citato un rapporto del Programma delle Nazioni Unite per lo Sviluppo nel quale si affermava:

Esonerati dalla restituzione del proprio debito, i paesi fortemente indebitati potrebbero utilizzare i fondi per gli investimenti che, solo in Africa, potrebbero salvare le vite di 21 milioni di bambini entro l'anno 2000 e fornire a 90 milioni di donne e ragazze l'accesso all'istruzione di base.

El Diwany osserva: "Il Programma delle Nazioni Unite non dice che i banchieri stanno uccidendo i bambini, dice che questo lo sta facendo il debito. Ma chi sta creando il debito? Ovviamente i banchieri, prestando denaro che hanno fabbricato dal nulla. In cambio, i paesi in via di sviluppo pagano al mondo sviluppato 700 milioni di dollari al giorno netti per ripagare i propri debiti". E concludendo la presentazione:

Ma c'è una speranza. Le nazioni in via di sviluppo non devono pensare di essere impotenti di fronte ai propri oppressori. La loro migliore arma a disposizione è ora la dimensione abnorme che ha raggiunto la crisi stessa del debito. Un default coordinato e simultaneo su larga scala degli obblighi internazionali di debito potrebbe facilmente compromettere il sistema monetario occidentale, e l'Occidente questo lo sa. Ci potrebbe essere una guerra, naturalmente, o solamente la minaccia, accompagnata forse da lezioni da moralità finanziaria da parte di Washington. Ma che importa quando c'è così poco da perdere? A tempo debito, ogni popolo oppresso si rende conto che è meglio morire con dignità piuttosto che vivere in schiavitù. I prestatori del mondo dovrebbero anch'essi ricordare questa lezione19.

Questo potrebbe spiegare i cannoni puntati contro l'Iran e l'inasprimento delle sanzioni economiche contro il paese. I pezzi del domino che non cadono nella trappola del debito devono esservi spinti con la forza. Come per i brutali attacchi avvenuti in Libano nel luglio 2006, è probabile che gli obiettivi militari in Iran siano quelli economici - porti, ponti, strade, aeroporti, infrastrutture di raffinazione20. La minaccia posta dal modello economico alternativo iraniano sarà cancellata riportando il paese all'età della pietra.

di Ellen Brown

http://www.webofdebt.com/articles/war-with-iran.php

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1 "U.S.: Iran Seeks Nuclear Weapons," http://news.yahoo.com (31 ottobre, 2007).
2 Rob Kirby, "The Looming Fiat Currency Train Wreck," http://www.financialsense.com (16 gennaio, 2006).
3 Krassimir Petrov, "The Propose Iranian Oil Bourse," http://www.gold-eagle.com (15 gennaio, 2006).
4 William Engdahl, "Why Iran's Oil Bourse Can't Break the Buck," Asia Times Online (10 marzo, 2006).
5 Julian Phillips, "Gold Positive: Iran Wants Yen from Japan Not the U.S. $ for Oil," http://www.goldseek.com (27 luglio, 2007).
6 "Compound Interest Week," http://www.lazymanandmoney.com Fido Compound Investment Tool Kit, http://www.fido.asic.gov.au.
7 Rodney Shakespeare, The Modern Universal Paradigm (2007), pagine 63-64.
8 Achin Vanaik, "Cancel Third World Debt," The Hindu (18 agosto, 2001), http://www.hindu.com.
9 Carroll Quigley, Tragedy and Hope: A History of the World in Our Time (New York: Macmillan Company, 1966), pagina 324.
10 Vedi Ellen Brown, "L'inganno del dollaro: come le banche creano segretamente il denaro," http://www.signoraggio.com/signoraggio_ingannodeldollaro.html. Vedi anche la deposizione sotto giuramento di Walker F. Todd, avvoato per la Federal Reserve Bank di New York e Cleveland, http://freedom-school.com/affidavit_of_walker_todd_1-20-04.pdf (2004).
11 E. Brown, Web of Debt, op. cit.
12 Daniel Estubin, "Bilderberg 2007 – Towards a One World Government?", Nexus Magazine (agosto-settembre 2007).
13 Taylor & Francis Group, The Middle East and North Africa (2003), pagine 405-07; "Iran's Exchange Rate Freeze,"www.farsinet.com (luglio 2003).
14 Kelly Campbell, "Is Iran Facing an Economic Crisis?", http://www.usip.org (maggio 2007).
15 "Iran Profile," http://www.austrade.gov.au (luglio 2007).
16 Kamran Dadkhah, "Reform of Exchange Market in Iran," http://www.economics.northeastern.edu/papers/documents/03-015.pdf (2003), pagina 4 ("Seigniorage"); Clifford Thies, "Radioactive Money," http://www.mises.org (marzo 2007).
17 "Economy of Iran," "Iran Banking," http://www.photius.com (2004).
18 Margrit Kennedy, Interest and Inflation-free Money (1995), discusso in Deidre Kent, "Margrit Kennedy Inspires New Zealand Groups to Establish Regional Money Systems," McKeever Institute of Economic Policy Analysis, http://www.mkeever.com (2002).
19 Vedi E. Brown, Web of Debt, op. cit. 20 Tarek El Diwany, "Third World Debt," presentazione all'università di Cambridge nell'ambito di "One World Week" avvenuto nel febbraio 2002, citando il rapporto del Programma delle Nazioni Unite del 1997, pagina 93; "A Debate on Money," http://www.islamic-banking.com (luglio 2001).

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Ellen Brown, dottore in giurisprudenza, ha sviluppato le proprie abilità di ricerca come avvocato seguendo cause legali a Los Angeles. In "Web of Debt", il suo ultimo libro, traduce queste abilità in un'analisi sulla Federal Reserve e sulla "fiducia monetaria", mostrando come questo cartello privato abbia usurpato il potere di creare moneta, e spiegando come il popolo se lo possa riprendere. Tra gli undici libri della Brown possiamo annoverare il bestseller "Nature's Pharmacy", scritto in collaborazione con la dottoressa Lynne Walker, che ha venduto 285.000 copie.


traduzione di JJules

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