"Non esiste delitto, inganno, trucco, imbroglio e vizio che non vivano della loro segretezza. Portate alla luce del giorno questi segreti, descriveteli, rendeteli ridicoli agli occhi di tutti e prima o poi la pubblica opinione li getterà via. La sola divulgazione di per sè non è forse sufficiente, ma è l'unico mezzo senza il quale falliscono tutti gli altri". [Joseph Pulitzer]


La grande frode del
debito pubblico
"Se volete rimanere schiavi dei banchieri e pagare il costo della vostra stessa schiavitù, continuate a lasciargli creare la moneta e controllare il credito della nazione." [Sir Josiah Stamp, vecchio governatore della banca d'Inghilterra]

"Chiunque controlli l'ammontare del denaro circolante in un paese e' il padrone assoluto della sua industria e del suo commercio. E quando capisci che l'intero sistema e' facilmente controllato, in un modo o nell'altro, da una ristrettissima elite, non avrai bisogno che qualcuno ti spieghi come nascono i periodi di inflazione e deflazione". [James Garfield, 20mo Presidente Usa]

martedì 3 novembre 2009

I Palestinesi, un popolo di troppo – Intervista a Jeff Halper

Jeff Halper, uno dei più importanti attivisti per la pace israeliani, risponde a domande su sionismo, apartheid, pulizia etnica e futuro per i palestinesi.

Jeff Halper, ebreo israeliano di origine statunitense (è nato nel Minnesota nel 1946), è urbanista e antropologo, e insegna all’Università Ben Gurion del Negev.
In Israele ha fondato nel 1997 l’ICAHD, Israeli Committee Against House Demolitions ( www.icahd.org ), associazione di persone che per vie legali e con la disobbedienza civile si oppongono alla demolizione delle case palestinesi, e che forniscono supporto economico e materiale per la loro ricostruzione. Per questa attività, e per il suo attivismo pacifista, Halper è stato arrestato dal governo israeliano una decina di volte, ed è ora considerato uno dei più autorevoli attivisti israeliani per la pace e i diritti civili.

In questi giorni Halper è in Italia per un giro di conferenze e per promuovere il suo libro “Ostacoli alla pace”, Edizioni “una città”. Il programma delle sue conferenze è consultabile su: www.unacitta.it .

*

Tu sei un cittadino dello “stato ebraico” di Israele, uno stato fortemente voluto nel Novecento dal movimento sionista e ottenuto dopo 50 anni di grande emigrazione degli ebrei europei nel 1948, sulla spinta della fine della Seconda guerra mondiale e del terribile crimine della Shoah. Che cos’è per te oggi, concretamente, il sionismo?

Halper: “Il sionismo fu un movimento nazionale che ebbe un senso in un determinato tempo e luogo. Mentre i popoli d’Europa cercavano un’identità come nazioni rivendicando i loro diritti all’autodeterminazione, allo stesso modo si comportavano gli ebrei, considerati all’epoca dalle nazioni d’Europa stesse un popolo separato. Tuttavia, due problemi trasformarono il sionismo in un movimento coloniale che oggi non può più essere sostenuto. Innanzitutto, il sionismo adottò una forma di nazionalismo tribale, influenzato dal pan-slavismo russo e dal pan-germanismo del centro Europa, culture dominanti nei territori dove la maggior parte degli ebrei vivevano in Europa, rivendicando la terra d’Israele fra il Mediterraneo e il fiume Giordano come fosse un diritto esclusivamente ebraico. Questo creò i presupposti per un inevitabile conflitto con i popoli indigeni, quelli della comunità araba palestinese, che ovviamente rivendicavano un proprio Paese dopo la partenza dei britannici. Se il sionismo avesse riconosciuto l’esistenza di un altro popolo nel territorio, “alloggiare” tutti in una sorta di stato bi-nazionale sarebbe stato ancora possibile. Ma pretendere la proprietà esclusiva, pretesa che anche oggi sussiste dai sionisti e da Israele, rende non fattibile uno stato “ebraico”. Il secondo problema fu che il paese non era disabitato. Una proprietà esclusiva del territorio avrebbe potuto funzionare se fosse stato completamente privo di abitanti. Ma visto che la popolazione palestinese esisteva ed era in effetti in maggioranza, cosa che sta avvenendo anche oggi, una realtà bi-nazionale esisteva già allora e doveva essere gestita come tale.”

Molti anni fa tu ti sei trasferito dagli USA in Israele: è stata una scelta dovuta a motivi contingenti, personali, o spinta da una motivazione ideologica?

Halper: “Sono cresciuto negli Stati Uniti negli anni ‘60. Sono sempre stato coinvolto nelle attività politiche della sinistra (o perlomeno la nuova sinistra): i movimenti per i diritti civili di Martin Luther King, il movimento contro la guerra in Vietnam ecc. Dunque, dopo il 1967 sono diventato critico dell’occupazione d’Israele (Israele non fu mai un argomento politico di grande rilievo prima di quel momento). Ma gli anni ‘60 furono anche un periodo in cui molti di noi cittadini americani bianchi di classe media rifiutavamo il materialismo americano e la conseguente superficialità della sua cultura, cercando significati più profondi attraverso la ricerca delle nostre radici etniche. Man mano che divenivo più distaccato dalla cultura americana, la mia identità di ebreo diventò centrale – ma in senso culturale e viscerale, non religioso. Ho viaggiato attraverso Israele nel 1966, mentre ero in transito per andare ad effettuare delle ricerche in Etiopia, e il paese mi “parlò”. Provai un senso di appartenenza che risultò soddisfacente alla mia ricerca di un’identità, pur restando conscio a livello politico dell’occupazione, a cui mi opponevo. Quando mi sono trasferito in Israele nel 1973, mi sono immediatamente unito ai movimenti pacifisti di sinistra.

Le mie vedute negli anni sono cambiate coi tempi e le circostanze. Ormai non sono più un sostenitore della soluzione dei due stati, visto che non ritengo che Israele sia realizzabile come stato “ebraico”, sostenendo al contrario la soluzione dello stato bi-nazionale. Però credo ancora che gli ebrei abbiano legittimamente diritto a un posto in Israele/Palestina, anche come entità nazionale. Non siamo stranieri in questa terra e non accetto la nozione che il sionismo sia semplicemente un movimento coloniale europeo (sebbene si sia effettivamente comportato come tale).”

In Europa, e segnatamente in Italia, sta passando l’equazione antisionismo uguale antisemitismo; infatti, il nostro presidente Napolitano durante la Giornata della Memoria del 2007 ha detto che va combattuta ogni forma di antisemitismo, anche quando si traveste da antisionismo, e qualche mese fa, il presidente della Camera Fini ha detto in tivù, di fronte all’accondiscendente presidente della comunità ebraica romana Riccardo Pacifici, che oggi l’antisionismo è la nuova forma che ha assunto l’antisemitismo. Come spieghi questo fenomeno? Che significato ha a livello politico internazionale?

Halper: “Questo è il risultato di una campagna martellante da parte del governo israeliano per mettere a tacere qualsiasi critica contro Israele o le sue politiche. Diversi anni fa, in una riunione di strategia tenutasi al ministero degli affari esteri, un “nuovo antisemitismo” fu inventato, che sfruttava in modo conscio e deliberato l’antisemitismo per fini di pubbliche relazioni israeliane. Il “nuovo antisemitismo” affermava che ogni critica mossa contro Israele era anche antisemita. Tutto ciò non è solo falso e disonesto da un punto di vista politico, ma pericoloso per tutti gli ebrei del mondo. L’antisemitismo è effettivamente un problema che andrebbe combattuto assieme ad altre forme di razzismo. Definirlo solo in termini israeliani lascia altri ebrei della diaspora senza protezione. E’ quindi considerato accettabile essere antisemiti, vedi Fini e gli evangelisti americani come Pat Robertson, ad esempio, purché si è “pro-Israele”. Loro lo sono per vari motivi (principalmente perché Israele si è allineata con elementi destrorsi e fascisti ovunque nel mondo). Ma se sei critico di Israele come Paese, ed abbiamo tutti il diritto di esserlo, non sei antisemita però vieni condannato e zittito secondo la dottrina del “nuovo antisemitismo”. E’ conveniente per Israele ma pericoloso sia per gli ebrei della diaspora che per chiunque si batta a favore dei diritti umani e contro il razzismo.”

In Israele hai fondato l’Icahd, l’Israeli Committee Against House Demolitions, con il quale ti sei opposto, anche fisicamente, alla demolizione di molte case palestinesi, finendo più volte in carcere per questo. Come giudichi le politiche israeliane per l’assegnazione della terra e per i permessi edilizi? Credi si possa parlare di apartheid?

Halper: “I governi israeliani più recenti hanno tentato di istituzionalizzare un sistema di apartheid, basato su un “Bantustan” palestinese, prendendo a modello ciò che fu creato nell’era dell’apartheid in Sud Africa. Quest’ultima creò dieci territori non-autosufficienti, per la maggioranza abitati da neri, ricoprenti solo l’11% del territorio nazionale, in modo da dare al Sud Africa una manovalanza a buon mercato e contemporaneamente liberandola della sua popolazione nera, rendendo quindi possibile il dominio europeo “democratico”. Questo è esattamente ciò che intenderebbe fare Israele – il proprio “Bantustan” palestinese comprenderebbe solo il 15% del territorio della Palestina storica. In effetti, dai tempi di Barak come primo ministro, Israele ha proprio adottato il linguaggio dell’apartheid. Quindi il termine usato per definire la politica di Israele nei confronti dei palestinesi è hafrada, che in ebraico significa “separazione”, esattamente come lo fu in Afrikaans. Apartheid non è né uno slogan, né un sistema esclusivo del Sud Africa. La parola, come viene usata qui, descrive esattamente un regime che può aver avuto origine in Sud Africa, ma che può essere importato e adattato alla situazione locale. Alla sua radice, l’apartheid può essere definita avente due elementi: prima di tutto, una popolazione che viene separata dalle altre (il nome ufficiale del muro è “Barriera di Separazione”), poi la creazione di un regime che la domina definitivamente e istituzionalmente. Separazione e dominio: esattamente la concezione di Barak, Sharon e eventualmente, Olmert e Livni, per rinchiudere i palestinesi in cantoni poveri e non autosufficienti.

La versione israeliana dell’apartheid è tuttavia persino peggiore di quella sud africana. In Sud Africa i Bantustans erano concepiti come riserve di manodopera nera a buon mercato in un’economia sud africana bianca. Nella versione israeliana i lavoratori palestinesi sono persino esclusi dall’economia israeliana, e non hanno nemmeno un’economia autosufficiente propria. Il motivo è che Israele ha scoperto una manodopera a buon mercato tutta sua: all’incirca 300 000 lavoratori stranieri provenienti da Cina, Filippine, Thailandia, Romania e Africa occidentale, la pre-esistente popolazione araba in Israele, Mizrahi, etiope, russa e est europea. Israele può quindi permettersi di rinchiuderli là dentro persino mentre gli vengono negate una propria economia e legami liberi con i paesi arabi circostanti. Da ogni punto di vista, storicamente, culturalmente, politicamente ed economicamente, i palestinesi sono stati definiti un’umanità di troppo, superflua. Non gli resta che fare da popolazione di “stoccaggio”, condizione che la preoccupata comunità internazionale sembra continuare a permettere a Israele di attuare.

Tutto ciò porta oltre l’apartheid, a quello che può essere definito lo “stoccaggio” dei palestinesi, una della popolazioni mondiali “di troppo”, assieme ai poveri del mondo intero, i detenuti, gli immigrati clandestini, i dissidenti politici, e milioni di altri emarginati. “Stoccaggio” rappresenta il migliore, e anche il più triste dei termini per definire ciò che Israele sta creando per i palestinesi nei territori occupati. Siccome lo “stoccaggio” è un fenomeno globale e Israele è stato pioniere nel creare un modello di questo metodo, ciò che sta accadendo ai palestinesi dovrebbe essere affare di tutti. Potrebbe costituire una forma di crimine contro l’umanità completamente nuovo, e come tale essere soggetto a una giurisdizione universale delle corti del mondo come qualsiasi altra palese violazione dei diritti umani. In questo senso “l’occupazione” di Israele ha implicazioni che vanno ben oltre un conflitto locale fra due popoli. Se Israele può confezionare e esportare la sua articolata “matrice di controllo”, un sistema di repressione permanente che unisce una amministrazione kafkiana, leggi e pianificazioni con forme di controllo palesemente coercitive contro una precisa popolazione mantenuta entro i limiti di comunità murate con metodi ostili (insediamenti in questo caso), mura e ostacoli di vario tipo contro qualsiasi libero spostamento, allora, in questo caso, come scrive lucidamente Naomi Klein nel suo libro The Shock Doctrine, altri paesi guarderanno ad Israele/Palestina osservando che : “Un lato sembra Israele; l’altro lato sembra Gaza”. In altre parole, una Palestina Globale.”

Ti abbiamo visto in alcuni filmati descrivere la situazione di Gerusalemme est, spiegare quante e quali case palestinesi sono state distrutte: che cosa sta succedendo a Gerusalemme est? Si può parlare di pulizia etnica per Gerusalemme est, come fa Ilan Pappé?

Halper: “Concordo con Pappé nell’affermare che la pulizia etnica non stia avvenendo solo nella Gerusalemme est, ma anche nel resto dei territori occupati e in tutto Israele stesso. L’anno scorso il governo israeliano ha distrutto tre volte più case dentro Israele – appartenenti a cittadini israeliani che naturalmente, erano tutti palestinesi o beduini – rispetto al numero che ha distrutto nei territori occupati. L’ICAHD ha come scopo quello di resistere all’occupazione opponendosi alla politica di Israele di demolire le case dei palestinesi. Dal 1967 Israele ha distrutto più di 24 000 case palestinesi – praticamente tutte senza motivo o giustificazioni legate alla “sicurezza”, oltre ad aver dato decine di migliaia di ordini di demolizione, che possono essere messi in atto in qualsiasi momento.”

Israele negli ultimi 4 anni ha sostenuto due guerre di invasione sanguinarie, quelle contro il Libano e la Striscia di Gaza. Ha ricevuto da molte parti accuse di crimini di guerra, sia per il tipo di armi che ha usato sia per la volontà deliberata di colpire la popolazione e le strutture civili, impedendo in molti casi i soccorsi medici. Come spieghi l’apparente consenso di una grande maggioranza di cittadini israeliani nei confronti di queste guerre? Come spieghi l’adesione a queste soluzioni politiche da parte di intellettuali considerati “pacifisti” come Grossmann e Oz?

Halper: “In Israele, la popolazione ebraica è ben poco interessata sia all’occupazione che al più universale principio della pace. Sono entrambi non-argomenti in Israele (non credo che siano stati menzionati una sola volta durante la passata campagna elettorale). Gli ebrei israeliani stanno attualmente vivendo una vita piacevole e sicura, e Barak e gli altri leader sono riusciti a convincere la gente che non esiste soluzione politica, che agli arabi non interessa la pace (siamo bravissimi a dare la colpa ad altri per evitare le nostre responsabilità di grande potenza colonizzatrice degli ultimi 42 anni!). Finché tutto sarà tranquillo e l’economia andrà bene, nessuno vuole sapere nulla degli “arabi”. Credo che dobbiamo rinunciare a sperare di vedere il pubblico israeliano come elemento attivo del cambiamento verso la pace. La maggior parte degli israeliani non si intrometterebbero in una soluzione imposta se la comunità internazionale dovesse insistere nell’imporne una, ma non farebbero alcun passo significativo da soli in quella direzione. Alla stessa maniera dei bianchi in Sud Africa, che accettarono e in alcuni casi dettero il benvenuto alla fine dell’apartheid, e che al tempo stesso non sarebbero mai insorti contro di essa. Invece per quel che riguarda gli “intellettuali”, anche loro non vedono. E’ la dimostrazione che si può essere estremamente sensibili, intelligenti, ricettivi come Amos Oz e alcuni dei nostri professori, che tuttavia rimangono al sicuro nella loro “nicchia”.”

Tu da qualche anno sostieni che non è più praticabile sul campo la soluzione due nazioni due stati, poichè Israele ha ormai occupato con il Muro, le colonie e le strade gran parte della West Bank. Sostieni quindi la soluzione di uno stato laico binazionale. Oggi, dopo la carneficina di Gaza, e dopo le elezioni israeliane, è ancora immaginabile questa soluzione?

Halper: “Noi dell’ICAHD crediamo che la soluzione dei due stati sia irrealizzabile – a meno che si accetti una soluzione da apartheid, un mini-stato palestinese sovrano solo a metà sul 15% del territorio palestinese storico, spezzettato in ciò che Sharon chiama quattro o cinque “cantoni”. Non li vediamo né come fattibili né giusti o pratici, sebbene Israele li veda come una soluzione e stia spingendo in questa direzione al processo di Annapolis. Per noi la questione non è solo di creare uno stato palestinese, ma uno stato autosufficiente. Non solo questo minuscolo stato palestinese dovrà sopportare il ritorno dei rifugiati, ma un 60% di palestinesi sotto l’età di 18. Se emerge uno stato che non ha alcuna possibilità di offrire un futuro ai suoi giovani, una economia autosufficiente che può svilupparsi, rimane semplicemente uno stato-prigione, un super-Bantustan.
Credo che se non si materializzerà la soluzione dei due stati, e la soluzione per uno stato bi-nazionale (che io preferisco) verrà effettivamente impedita da Israele e la comunità internazionale, allora preferirei una confederazione economica medio orientale che comprenda Israele, Palestina, Giordania, Siria e Libano, nella quale tutti i residenti della confederazione abbiano la libertà di vivere e lavorare all’interno della stessa. Israele/Palestina è semplicemente un territorio troppo piccolo per poterci infilare tutte le soluzioni necessarie – la sicurezza, lo sviluppo economico, l’acqua, i rifugiati. E alla fine, quanto sarà grande lo stato palestinese sarà importante solo se verrà concepito come un’entità indipendente, economicamente autonoma. Se ai palestinesi sarà concessa la sovranità anche solo di un piccolo stato, più ristretto rispetto ai confini del ‘67, ma comunque avente l’intera confederazione per sviluppare la propria autonomia economica, credo che questo potrebbe rivelarsi lo scenario migliore. Ma questa è una proposta ambiziosa e campata in aria per il momento, e resta finora senza sostenitori (sebbene Sarkozy stia anche pensando in termini regionali). Quando si vedrà che la soluzione dei due stati è fallita, credo che allora la gente inizierà a cercare una nuova soluzione. E credo proprio che allora l’idea della confederazione risulterà sensata.”

Credi che esistano forze politiche parlamentari, in Israele, in grado di sostenere un accordo autentico con i Palestinesi, in vista di una pace e della creazione di uno stato palestinese?

Halper: “L’unico ostacolo a un’autentica soluzione dei due stati (cioè uno stato palestinese disteso su tutti i territori occupati, con pochissime modifiche agli attuali confini) è nella volontà di Israele di permettere che avvenga. Giudicando dai fatti che si vedono sul terreno, la costruzione di nuovi insediamenti in particolare, nessun governo israeliano, né di destra né tanto meno di sinistra o centro, ha mai veramente considerato la soluzione dello stato palestinese come fattibile. Per rendere le cose ancora più difficili, se un simile governo dovesse mai emergere (e non ve n’è uno in vista), non avrebbe alcun mandato, alcuna autorità per evacuare gli insediamenti e “rinunciare” ai Territori Occupati Palestinesi considerato l’estrema frammentazione del sistema politico israeliano.

Semplicemente, fra i partiti politici non vi è alcuna unità d’intenti per concordare veramente una soluzione di pace e di due stati. Ecco perché, se la comunità internazionale dovesse forzare Israele a ritirarsi per una vera pace, il pubblico israeliano la sosterrebbe. Israele non è destrorso quanto la gente immagina. Ho quindi una formula per la pace: Obama, l’ONU o la comunità internazionale dovranno dire a Israele: 1) Vi amiamo (gli israeliani se lo devono sentir dire); 2) Garantiremo la vostra sicurezza (QUESTA è la preoccupazione maggiore del pubblico israeliano); 3) ora che è finita l’occupazione, sarete fuori da ogni centimetro cubo dei Territori Occupati Palestinesi entro i prossimi 2-3-4 anni (e noi, la comunità internazionale, pagheremo per il dislocamento).

Credo che ci sarebbe gente a ballare per le strade di Tel Aviv se tutto ciò avvenisse. Questo è esattamente ciò che vorrebbero gli israeliani, ma non possono sperarci, visto il nostro sistema politico. E’ altamente improbabile che ciò avvenga.”

Che giudizio dai all’azione politica dei dirigenti palestinesi di Fatah ed Hamas dalla morte di Arafat a tutt’oggi?

Halper: “Ovviamente l’andamento della leadership palestinese è altamente problematico. Dobbiamo ricordare, tuttavia, che negli ultimi 40 anni Israele ha sostenuto una sistematica campagna di omicidi, esili e incarcerazioni dei capi di governo palestinesi, quindi la leadership attuale è mutilata (si potrebbe essere ingenerosi e, alla luce delle campagne condotte dall’autorità palestinese contro la sua stessa gente, affermare che l’attuale leadership di Fatah sia ancora viva e funzionante perché Israele sa bene chi deve eliminare e chi risparmiare).

Una delle mie maggiori critiche rivolte all’attuale leadership di Fatah riguarda la sua inefficacia nel veicolare la causa palestinese all’estero. Nonostante un cambiamento dell’opinione pubblica ormai più a favore dei palestinesi, soprattutto dopo l’invasione di Gaza, la leadership non ha saputo sfruttare il momento propizio per inviare i propri portavoce presso le popolazioni ed i governi del mondo (in effetti, nell’ultimo anno, incluso il cruciale periodo della transizione verso l’amministrazione Obama, non vi è stato un solo rappresentante palestinese a Washington – e i rappresentanti palestinesi all’estero, con qualche rara eccezione, sono generalmente inefficaci). Al contrario di Israele, pare che la leadership palestinese si sia quasi ritirata dal gioco politico.

In questo vuoto lasciato da Fatah, Hamas è giunto sulla scena come il “salvatore”, la forza/partito/leadership che resisterà ad Israele, resisterà alla “soluzione” dell’apartheid, manterrà l’integrità palestinese e combatterà la corruzione. Mentre la sua ideologia religiosa ed il suo programma dovrebbero essere considerati inaccettabili per qualsiasi persona minimamente progressista, si dovrebbe perlomeno ammirare la resistenza di Hamas e ammettere che stia effettivamente controbilanciando ciò che è stata percepita come la collaborazione di Fatah con Israele.”

Credi che se la classe politica palestinese usasse dei metodi di lotta nonviolenta, quali il digiuno pubblico, e se convincesse la popolazione palestinese israeliana o che lavora in Israele a forme di sciopero generalizzato potrebbe ottenere dei risultati concreti?

Halper: “I metodi non-violenti sarebbero potuti essere efficaci. Se la leadership palestinese fosse più portata alla strategia, potrebbe usare a proprio vantaggio metodi non-violenti, come il movimento BDS (Boicottaggio/Disinvestimento/Sanzioni) e altre campagne analoghe con gruppi di pressione efficaci. Ma non lo fanno.”

Note:

Oltre alle sue attività accademiche e per l’ICAHD, Halper scrive libri ed è un conferenziere internazionale.
Nel 2006 è stato candidato al Premio Nobel per la Pace dall’American Friends Service Committe.
Nell’agosto del 2008 Halper ha partecipato alla spedizione per Gaza del “Free Gaza Movement”*. La spedizione era costituita da un gruppo internazionale di attivisti dei diritti umani, tra i quali l’italiano Vittorio Arrigoni, e ha raggiunto Gaza a bordo di un peschereccio partito da Cipro, rompendo così per la prima volta l’embargo marittimo imposto da Israele alla Striscia di Gaza.

* Qui si può leggere il comunicato stampa con cui Halper ha annunciato la sua adesione alla spedizione: http://www.freegaza.org/uploads/media/italiantexts.pdf

venerdì 30 ottobre 2009

Testimone da Gaza racconta

Da youtube: "Ewa Jasiewicz è stata testimone degli orrori a Gaza, prima, durante e dopo il brutale massacro a dicembre e gennaio nel corso delle operazioni Piombo Fuso da parte di Israele. Ascoltate l'eloqente racconto di Ewa a Berlino, e guardate le immagini filmate da alcuni volontari a Gaza durante il brutale assalto Israeliano. Se siete interessati ad invitare uno speaker di Free Gaza, potete trovare i contatti su http://www.freegaza.org/join-in/speak... Diversi speakers sono a disposizione per raccontare la propria testimonianza."



lunedì 12 ottobre 2009

Ho vinto il Nobel per la pace

di Massimo Mazzucco [www.luogocomune.net]

Ti svegli un mattino e scopri che ti hanno dato il Premio Nobel per la pace.

“A me? - ti domandi stupefatto – Ma cosa c'entro io?”

Cominci ad informarti in giro, e vieni a sapere che l'altro giorno, al bar, avevi fatto un bellissimo discorso sulla necessità di rappacificare palestinesi e israeliani, riportando così equilibrio in tutto il Medio Oriente. Qualcuno ti ha sentito, la cosa è arrivata fino in Svezia, e così ti hanno dato il Premio Nobel.

“Si va beh - dici tu - Avrò anche fatto un bel discorso, ma erano solo parole. Mica ho combinato niente di concreto”.

“Non importa - ti rispondono - E' chiaro che si tratta di un Nobel "di incoraggiamento".”

“Ma io non posso mica cambiare il mondo, solo perchè mi hanno dato il Nobel!” protesti tu, giustamente.

“No, tu non devi cambiare nulla - ti dicono - sarà il mondo a cambiare intorno a te.”

Ed infatti, ti accorgi con stupore che le cose intorno a te cominciano davvero a cambiare. Già sul tram, andando al lavoro, la gente ti addita incuriosita, e molti ti sorridono quando li guardi in faccia. In ufficio poi la cosa è stravolgente: mentre prima non ti cagava letteralmente nessuno, mentre raggiungevi trafelato la tua scrivania, oggi molti colleghi si alzano in piedi al tuo passagio, altri ti applaudono, ...


... altri ancora fanno una specie di inchino leggero, con la testa, ad indicare una forma di rispetto nei tuoi confronti. Per non parlare poi del tuo capo, che ti viene incontro e ti stringe calorosamente la mano davanti a tutti.

Sei talmente confuso che non capisci nemmeno quello che ti dice. Vedi solo la bocca che si muove, mentre si esibisce in una serie di sorrisi che non avevi mai visto in 20 anni di carriera.

Sei finalmente seduto alla tua scrivania, e ti prepari ad affrontare la normale giornata di lavoro, quando ti accorgi che tutte le cartacce che la ingombravano sono improvvisamente scomparse. C’è solo un laptop nuovo di pacca, un bloc notes intonso, un telefono, penne e matite con la punta fresca di giornata. Nient'altro.

Convinto di aver sbagliato ufficio fai per alzarti, quando vieni informato dalla tua nuova segretaria che i tuoi compiti "normali" sono stati passati ad altri colleghi. Tu ora sei impegnato in qualcosa di molto più importante, e l'azienda ha pensato bene di liberarti le mani dalle banali attività quotidiane. Non ti resta che dire a lei da dove vuoi iniziare.

"Iniziare a far cosa, esattamente?" chiedi sconcertato.

"A portare la pace nel mondo, no? - risponde lei serena - E' chiaro per tutti che il suo Nobel ha un valore di incoraggiamento, quindi…."

"Certo, certo…" rispondi tu, che ti colpo ti senti addosso una responsabilità immensa.

Ma ti senti anche una energia nuova, hai la sensazione di una possibilità unica al mondo, e in qualche modo senti che non vuoi lasciartela sfuggire.

“Benissimo – dici risoluto – allora direi prima di tutto di sentire Netaniahu, per capire quali sono davvero le sue intenzioni. E’ dalla situazione in Medio Oriente che dipendono gli equilibri nel resto del mondo.”

Non hai finito di parlare che la segretaria ha già composto un numero. Quando rispondono annuncia il tuo nome, e poi ti passa la cornetta:

"Il primo ministro è in linea".

Tu prendi la cornetta, incredulo, ma riconosci subito la voce suadente di Netanhiau, che ti dice:

“Buongiorno, è un vero onore poter parlare con lei.”

“Buongiorno a lei” rispondi tu, un pò imbarazzato.

“Mi permetta intanto di congratularmi con lei per il premio che ha appena ricevuto – continua Netaniahu - La scelta non poteva cadere su un nome migliore.”

“Beh, insomma... In effetti, la chiamavo proprio per quello”.

“Mi dica pure. Sono a sua completa disposizione.”

“Prima di tutto vorrei cercare di capire, così, direttamente dalla sua voce, cosa pensa dell’attuale situazione con i palestinesi...”

“Guardi, sarò franco con lei. Io sono il primo, in questo momento, a desiderare la pace con loro. Sono anni ormai che lo desidero.”

“Ma come, scusi? Se sono anni che la sento parlare di espandere le colonie, e di limitare le loro libertà…”

“Quelle sono cose che sono obbligato a dire, per motivi politici, ma sono il primo a non credere che gli arabi accetterebbero mai una situazione come quella che stiamo cercando di imporgli.”

“Ma allora, scusi, perchè insistete?”

“Perchè dobbiamo garantirci la nostra sicurezza fisica. E putroppo non vedo altre soluzioni per ottenerla. Tutto qui.”

“Lei mi sta dicendo che voi sareste soddisfatti di una soluzione a due stati, fianco a fianco, se solo fosse garantita la vostra sicurezza?”

“Certo, ma il problema è proprio quello. Gli abbiamo preso troppa terra, ormai, per poter vivere tranquilli accanto a loro. E’ chiaro che prima o poi si riorganizzerebbero, e cercherebbero di riprendersela.”

“Perchè ovviamente di ridargliela non se ne parla nemmeno, vero?”

“Ma come facciamo? Ormai è impossibile. Ha visto cosa è successo con i coloni, quando abbiamo provato a restituirgli venti chilometri quadrati di terra?”

“Certo che l’ho visto. Ma l’avete creata voi quella situazione. Nessuno vi obbligava a stabilire le colonie in primo luogo”.

“Ovvio. E’ stato un errore madornale. Ma ormai quello che è fatto è fatto, e indietro non si può tornare”.

“Capisco.”

“Calcoli inoltre che c’è il problema dei profughi – dice Netaniahu - Se tornano anche quelli noi ci ritroviamo a vivere accanto ad uno stato potenzialmente ostile, con una popolazione cinque volte la nostra.”

“Certo, certo.“

“Se fosse per noi, glielo garantisco, siamo dispostissimi a vivere accanto ai palestinesi: la gente qui da noi non ne può più. Ma dobbiamo avere le nostre garanzie di sicurezza”.

“Capisco. E comincio anche a capire perchè secondo voi non ci siano altre soluzioni. Senta, mi permetta di fare un paio di telefonate, poi casomai la richiamo.“

“A sua disposizione – risponde Netaniahu – Io non mi muovo di qui.”

Tu ti volti verso la segretaria, e le dici:

“Signorina, mi cerchi perfavore il presidente ...”

Ma lei ha già fatto il numero, e ti passa la cornetta:

“E’ in linea che attende.”

Tu prendi la cornetta, e senti la voce un pò roca di Mahmoud Abbas che ti dice:

“Mi permetta innanzitutto di complimentarmi con lei per il premio ricevuto. La scelta non poteva cadere su un nome migliore.”

La cosa comincia a farsi un pò noiosa.

“Sì, sì, grazie, molto gentile. Dunque, senta, per andare al sodo: mi potrebbe chiarire la vostra attuale posizione, rispetto ad una eventuale soluzione a due stati, contigui e indipendenti?”

“La nostra posizione rimane immutata – risponde Abbas - è la stessa degli ultimi vent’anni. Ci va benissimo, purchè si torni ai confini del ‘67.”

“Ma lei sa bene che questo è impossibile. Lo ha visto cosa è successo con i coloni, appena hanno cercato di restituirvi venti chilometri quadrati di terra?”

“Certo che l’ho visto, e capisco che per Israele non sia facile far marcia indietro, a questo punto. Mi permetta però una domanda: lei accetterebbe di veder vivere il suo popolo in condizioni di effettiva schiavitù, impossibilitati a muoversi da una parte all’altra del proprio paese senza dover attraversare continuamente posti di blocco, controlli e ispezioni di ogni tipo? A lei piacerebbe vivere in un paese dove le tocca presentare il passaporto ogni volta che va a trovare sua madre, che magari vive a dieci isolati da casa sua?”

“Certo che no.”

“Perchè è questa, la “soluzione a due stati” che ci offrono oggi. Se fosse per noi, siamo dispostissimi a riconoscere Israele e a vivergli accanto in santa pace, una volta per sempre. Ma ci mettano almeno nella condizione di vivere decentemente”.

“Capisco”.

Riappendi sconsolato. La segretaria ti interroga con gli occhi, ma tu le fai capire che per ora non ci sono altre telefonate da fare.

Lei esce silenziosa, e ti lascia solo con i tuoi pensieri, che ti assalgono furibondi: hai appena avuto il Nobel per la pace, e non riesci nemmeno a mettere d’accordo due popoli che sembrano, almeno all’apparenza, desiderosi di mettere fine una volta per tutte alle tragedie, ai massacri e alle carneficine reciproche.

Sei li che rimugini in silenzio, quando di colpo hai un flash, un’idea “impossibile” e grandiosa insieme, che ti sconvolge per la sua disarmante semplicità.

“Signorina! – chiami a voce alta. La segretaria rientra immediatamente nel tuo ufficio.

“Mi chiami perfavore Netaniahu e Abbas”.

“Chi per primo?”

“Tutti e due insieme.”

“Come insieme?”

“Non mi dirà che non è possibile chiamarli in conference....”

“Sì no, certo”.

Veloce, la segretaria compone i numeri e ti passa la cornetta.

“Sig. Netaniahu? Sig. Abbas?

“Si?” rispondono quelli contemporaneamente.

“Siete al telefono insieme”.

“Ah!”, fanno i due un pò stupiti.

“Beh, buongiorno signor Abbas” dice Nataniahu.

“Buongiorno a lei”, risponde Abbas.

“Dunque sentite – dici tu – Ci ho pensato un pò su, e mi sono convinto che la soluzione dei due stati sia semplicemente improponibile. Non funzionerebbe, per i motivi che ciascuno di voi mi ha descritto prima”.

“Certo” .

“Infatti”.

“Ora, voi mi confermate che avete intenzione di vivere in santa pace, accettando gli altri e riconoscendo il loro diritto ad esistere?”

“Da parte mia certamente – dice Netaniahu - Purchè la nostra sicurezza sia reale e garantita”.

“Anch’io glielo confermo – aggiunge Abbas - Purchè si tratti di vita vera e non di schiavitù.”

“Benissimo. Che ne dite allora di abbattere tutti i muri e tutte le separazioni interne, e di fondare uno stato unico che comprenda tutti i territori finora disputati?”

“In che senso “tutti i territori”? – chiede preoccupato Netaniahu.

“Tutti i territori – spieghi tu - Gaza, Cisgiordania, Israele, Gerusalemme, Golan. Tutto. Ogni metro quadrato abitato oggi da un palestinese o da un israeliano viene a far parte di uno stato unico, che potrete chiamare, ad esempio, Israstina, o qualcosa del genere”.

“Ma chi comanda, scusi?” chiede preoccupato Abbas.

“Nessuno, comanda. Nessuno, e tutti. Fate le elezioni, le fate seriamente, e vivete in una vera democrazia, dove tutti rispettano le leggi comuni, e ciascuno è libero di andare dove vuole, in tutto il paese.”

Netaniahu e Abbas sono chiaramente spiazzati. Nessuno dei due prende la parola, e tu ne approfitti per affondare il colpo:

“Se è vero, come avete detto, che ciascuno è disposto ad accettare gli altri su quella che ritiene la propria terra, questo è il modo migliore per dimostrarlo.”

“Certo, volendo non sarebbe una brutta idea....” dice timido Abbas.

“Sì ma scusi – chiede Netaniahu - come facciamo noi ad avere la garanzia che loro poi non si organizzino, e ci saltino comunque addosso?”

“Per prendervi che cosa? Se hanno già tutto il paese, cos’altro possono volere da voi?”

“Anche questo è vero” dice Netaniahu.

“Noi invece - chiede Abbas - come facciamo ad avere la garanzia di non essere trattati da cittadini di serie B?”

“Perchè dovrebbero volervi trattare in quel modo? Finchè vi volevano scacciare, la cosa era comprensibile. Ma se lavorate insieme, producete insieme, e vivete davvero in una nazione unica, è nel loro stesso interesse che vi troviate bene, e non abbiate motivo di protestare, no?”

“Beh certo – dice Netaniahu – se la cosa viene fatta con le sue garanzie, il discorso diventa anche possibile.”

“Stavo per dire la stessa cosa – aggiunge Abbas – Con le garanzie di un Premio Nobel, sono certo che la gente prenderebbe seriamente questa proposta”.

Ambedue i leader chiedono tempo, per parlarne ai loro colleghi. Restate d’accordo di risentirvi nel pomeriggio, per affrontare gli aspetti tecnici più complicati da risolvere: tipo di governo, nome del paese, suddivisione regionale, esercito, rispetto delle religioni, eccetera eccetera. Non sarà facile, ovviamente, ma ormai il concetto di fondo è passato, e con la buona volontà si riesce veramente a fare di tutto.

Verso mezzanote ti presenti in televisione, e annunci che la pace fra Israele e Palestina è solo questione di tempo, e che quindi il tuo Nobel è ampiamente meritato.

Poi purtroppo suona la sveglia, e ti rendi conto che stavi solo sognando.

Amareggiato e confuso, ti vesti e ti prepari per andare al lavoro, come tutti gli altri giorni.

Poco dopo ti ritrovi in tram, pigiato fra la folla - che ovviamente non ti degna di uno sguardo - a pensare che Obama, volendo, potrebbe fare davvero un buon uso di un Nobel piovutogli dal nulla, invece di unirsi al coro di quelli che chiedono la soluzione a due stati, sapendo benissimo che non potrà mai funzionare.

Massimo Mazzucco

giovedì 24 settembre 2009

Nemesi

di Alessandro Bono (truffadimatrix.blogspot.com)

Tu che accetti tutto, che resti lì ad ascoltare annuendo vigorosamente salvo poi tornare alla tua quotidianità come se nulla fosse. Tu che fai spallucce e, con lo sguardo del cane bastonato, mi guardi negli occhi godendoti la possibilità di recitare la parte della vittima. Tu che aspetti la soluzione comoda, quella che non ti porti via troppo tempo perché ancora non hai capito che la dignità gratuita non esiste.

Tu, che sei il mio peggior nemico.

Quando mi chiedi per l'ennesima volta cosa puoi fare di "concreto" mi verrebbe voglia di prenderti a pugni. Non capisci la stupidità della tua domanda? Non capisci che parlandoti io sto già facendo qualcosa? Non capisci che si tratta dell'unica via praticabile? Che bisogna impegnarsi in ciò che si crede investendo tempo e, se necessario, denaro?

Certo che lo capisci. Il fatto è che tu vorresti sentirti a posto con la coscienza mettendo la firma su di una petizione.

La cosa peggiore è che ti lamenti. Sai, in fondo non ci sarebbe nulla di male nel dire "a me sta bene così". Lo accetterei. Ho sempre sostenuto che Libertà è anche la libertà di essere schiavi, se lo si desidera.

Tu però sei diverso. Chiedi qualcosa e ti lamenti quando lo ricevi. Se qualcuno ti mostra che la responsabilità è anche tua fai sì con la testa e poi lo ignori. Come insegna la saggezza popolare, perseverando nell'errore sei veramente diabolico.

Sai qual è il tuo problema? Vuoi fare ciò che ti pare senza accettarne le conseguenze. E allora cosa si fa? O le dimentichi o le scarichi su di un altro.

Prendi l'Africa: una continua guerra civile fomentata da imprenditori senza scrupoli a cui il clima di instabilità politica facilita gli affari. Bambini con il fucile in mano depredati dell'infanzia e trasformati in piccoli assassini. Morte, carestie e malattie in quello che sul nostro pianeta è il paese più ricco di risorse.

Guardi i servizi al telegiornale e ti scandalizzi, nasce un gruppo internet contro la fame nel mondo ed aderisci, preso dal sacro fuoco punti il dito contro quelli che ritieni essere i colpevoli. Sei talmente abile nello scaricare il barile che riesci ad ignorare il collegamento che c'è tra tutto questo e l'anello di brillanti che hai comprato per la tua festa di fidanzamento.

Dici di odiare le multinazionali e poi compri mobili a basso costo in centri commerciali che sembrano fatti con lo stampino, ti indigni di fronte alla sofisticazione dei cibi e poi quando fai la spesa scegli solo i marchi più pubblicizzati perché degli altri non ti fidi, parli male delle banche ma non ti fai problemi a chiedere un finanziamento per il nuovo televisore.

Forse è per questo che non vedi l'ora di poterti mettere al seguito di qualcuno che ti rassicuri, che ti ripeta che sei buono e sono gli altri ad essere cattivi. Paladini e demoni nascono e muoiono in continuazione mentre, all'atto pratico, tutto resta sempre uguale a se stesso.

Questa è schizofrenia.

E' facile giustificarsi dicendo che non hai altra scelta. Ed è anche una bugia. C'è sempre una scelta, il problema è che l'alternativa ti costa qualcosa mentre l'opzione attuale grava sulle spalle di qualcun altro...per adesso.

Non sono un super uomo. Conosco le tue debolezze perché sono anche le mie. La differenza tra me e te è che io lo ammetto e cerco di fare qualcosa per combatterle. Spesso fallisco, ma almeno ci provo e mi consolo pensando che la perfezione non è di questo mondo.

Sarò pazzo, ma continuo a credere in te. So che hai del potenziale e mi dispero per il fatto che non lo trasformi in azione. Mi chiedi delle soluzioni? Eccoti la mia: andare in giro cercando di svegliare quelli come te.

Non ti basta? Vuoi sapere cosa puoi fare di concreto? Guardati allo specchio.

A tutti un saluto,
Alessandro Bono

giovedì 17 settembre 2009

Eziologia del valore monetario, questo sconosciuto

Questo post vuole essere un riassunto sulle cause che fanno sì che la moneta acquisti il proprio valore come mezzo di scambio (cose già dette insomma). Queste potranno sembrare una banalità per alcuni (non a torto), ma è facile riscontrare che così non lo è per molti. Riflettere sul valore monetario significa, alla fine, riflettere sul valore di tutte le cose.

Ho sempre pensato che comprendere a cosa sia dovuto realmente il valore della moneta sia un atto imprescindibile per la comprensione della truffa del signoraggio esercitato in 'occulto' dai banchieri nei secoli. Altrimenti si scivola facilmente in grossolane interpretazioni che vedono come soluzione al signoraggio la semplice "nazionalizzazione della banca centrale", oppure appare gente con la convinzione che chi denunci il signoraggio voglia ritornare al baratto!
Questo problema intrinseco alla moneta è stato affrontato dal professore di diritto Giacinto Auriti che lo ha magistralmente risolto con il concetto di valore "indotto". Leggere per questo il suo scritto liberamente scaricabile 'Il Paese dell'Utopia'. L'attuale reticenza delle accademie nell'assimilare il boccone di Auriti è comunque comprensibile: Auriti è un fenomeno esplosivo troppo recente per riuscire anche solo a smussare quei bei papaveri nati e radicati dentro alle vecchie scuole di economia!
Figuriamoci poi le autorità economiche (FED, BCE, FMI etc..), dato il potere e il prestigio concentrato nelle loro mani. Sarebbe come "chiedere a chi ha il potere di riformare il potere": un'idiozia.

Ma cosa ci dice di nuovo Auriti? Ci insegna che il simbolo monetario (che sia fatto di carta, di oro o di bit su un computer) oltre che essere "misura del valore", come da sempre accettato da qualsiasi economista, è insieme "valore della misura". E poi ci dice che questo valore è un valore "indotto", perché nasce appunto per "induzione" (dal latino "in-ducere": portare a se, trarre a se). E chi potrà mai indurle valore se non il valutante, colui che valuta, che non è altri che l'uomo stesso? Auriti ripeteva spesso che non c'è ricchezza in un mondo di morti. Ma ancora più chiaro era quando diceva di prendere il governatore di Bankitalia S.p.A e spedirlo a stampare banconote su un'isola deserta, per poi vedere se nasceva su di esse valore monetario. Come possono quei pezzi di carta filigranata essere considerata moneta e acquistare quindi valore se non c'è nessuno che può valutarla tale, che può accettare quella carta convenzionalmente come mezzo di pagamento?
Il loro valore nasce per la previsione di poterle usarle come mezzo di scambio: dalla fiducia di poter riutilizzare la moneta in nuovi e futuri scambi dopo averla accettata, e non sulla fiducia verso Mario Draghi il governatore della BC!

Il valore di per se non esiste. E' il valutante che crea valore, perché il valore si crea, ed appartiene ad un oggetto solo per convenzione, per induzione, per volontà o necessità del valutante. O forse il valore non sarebbe relativo? Dovremmo forse credere al Valore-Intrinseco delle banconote creato per Infusione-Divina da Mario Draghi (che se fosse un dio parrebbe più un dio del Male che del Bene)?

Un po' di storia
Ancora prima della nascita della moneta, avvenuta in completa spontaneità (senza nessun bisogno di qualche economista ad escogitarla), era il baratto. E a quel tempo il valore di ogni singolo bene era in proporzione al valore degli altri beni esistenti (lo è tutt'oggi naturalmente), e tutto ciò nasceva spontaneo e naturale. Gli scambi erano scomodi ma nessuno dubitava del valore delle uova che venivano con efficacia scambiati (nella dovuta proporzione decisa da domanda e offerta) con la lattuga. E in verità anche il valore di questi beni era ed è un valore indotto: dalla fame!
Così vale per ogni bene anche oggi: perché là dove non c'è necessità e bisogno biologico a decretare il valore di un determinato bene, ci sono le ipnotiche e persuasive tecniche della pubblicità e della moda a porvi rimedio!
La naturale evoluzione del baratto fu la moneta. E questa all'inizio non era che una merce stessa, considerata un "bene di lusso", a cui pian piano si dette l'onere di farsi carico di tutte le scomodità insite nello scambio diretto tra merce e merce. Quest'onere venne ricoperto da svariati beni, ma quello che si diffuse a livello internazionale, perché diventò comune a quasi tutti i popoli sulla terra, fu l'oro. In proporzione al suo peso cominciarono a valere tutti i beni, e divenne quindi misura di tutti i beni.
Era ed è ancora ovvio che la moneta per essere tale debba avere la funzione di immagazzinare il valore degli altri beni da scambiare: quello che per alcuni può non essere ovvio è che questo valore siano loro stessi a conferirglielo!
E anche sull'oro, la storia insegna, nessuno dubitava del suo valore. Si combattevano guerre per l'oro. Ed era il fatto che tutti lo usassero come "mezzo di scambio" degli altri beni la causa del suo valore (indotto). Se nella storia anziché l'oro fosse stato scelto come mezzo di scambio il piombo, allora si sarebbe fatto la guerra per il (valore indotto del) piombo! Non c'è nessun volere divino che crea il valore di quel metallo, ma un volere umano, una convenzione fra popoli.

Un principio generale
Partendo dal dato oggettivo che è il mercato a stabilire, da sempre, la proporzione e la differenza di valore tra un bene ed un altro, in base alla legge della domanda e dell'offerta di chi compra e di chi vende, e che la moneta non è che un riflesso secondario, nata con l'obiettivo di facilitare gli scambi di questi beni, si può arrivare a concludere che: il valore nominale della moneta esistente sul sistema tende col tempo a diventare la duplicazione speculare del valore dei beni e servizi (ricchezza reale) che la moneta in quanto tale misura.
Lo diceva Auriti, ma anche i monetaristi dovrebbero concordare, visto che ci dicono (per farla breve) che con la variazione dell'offerta di moneta (a parità di beni) si ha una variazione anche sul valore della moneta (sui prezzi), che altro non è che un adeguamento del suo valore numerico, nominale, indotto, in proporzione alla stessa quantità di beni.


giovedì 23 luglio 2009

Quello che la Protezione Civile non vuole che gli Aquilani sappiano..

..o anche la Fiera dei luoghi comuni che alla fine..


di Sandro Pascucci - www.signoraggio.com
Fonte: signoraggio.forumfree.net

“Senza gl’americani ora parleremmo tedesco!”

Gli americani.. i “Liberatori”.. questo è il termine, il simulacro che il popolo americano si è guadagnato dal ’45, no? Liberatori.. liberatori de che?! Han tolto un despota per mettercene un altro (essi stessi). Ma “..senza gl’americani ora parleremmo tedesco!” ..e invece parliamo inglese, guarda un po’ che botta de culo, eh?! Basi militari ovunque, soprusi legalmente imperseguibili e cultura di quart’ordine inoculata nelle menti di tutta la popolazione, dai piccini ai vecchi..

“Non si morde la mano che ti dà da mangiare”!

Anche questo un altro detto, un’altra puttanata da vigliacchi e succubi. Se vuoi farmi del bene te tu me lo fai disinteressatamente, hai capito? Non è che perché mi salvi la vita che ti debbo fornire le terga tutte le sere per tuo sollazzo. Da dimostrare, poi, che tu mi abbia veramente salvato la vita. E se veramente me l’hai salvata voglio studiarmi bene il caso che non sia stato tu a darmi, prima, la spinta.

In altre società chi salva la vita di una persona ne diviene responsabile, non padrone né PAPPONE (o “papino”).

“Meno male che era estate!”

Quello che è successo a L’Aquila nei primi di Aprile è noto a tutto il mondo.

Terremoto, case sfasciate, morti, famiglie senza un tetto [per lo meno sicuro] sulla testa. Ma “..meno male che era estate!”. Eh, già! Che gran culo ‘sti Aquilani.. tutte a loro le fortune..

"Chi ti dà la manina poi vòle la toccatina" [sandro pascucci, 2007]

Come è noto l’impegno puro e cristallino delle migliaia di volontari, di ragazze e ragazzi che quotidianamente si adoperano per la popolazione colpita dal sisma, al fine di fornire aiuto concreto, in maniera altruistica e professionale. E su questo niente da dire.

Ma IGB non è un FESSO e trova sempre il modo di manipolare, usare, testare, collaudare nuove situazioni per imparare egli stesso come.. “migliorarsi” in futuro e, soprattutto, come gettare le basi per miti e nuovi simulacri.

I simulacri..

Gli Americani-Liberatori sono un simulacro, beppE grill0 è un simulacro, la Protezione Civile un altro simulacro..

Chi andrebbe mai contro un simulacro.. chi morderebbe mai la mano che dà da mangiare/un aiuto/una carezza.. chi vorrebbe parlare tedesco?? Nessuno. Ecco perché chi manovra i simulacri manovra la società e l’opinione pubblica.

Una massa di 7 miliardi di persone non è manovrabile fisicamente. Non esistono soldati a sufficienza, né pallottole né bare. Non esiste filo spinato per rinchiuderle tutte. Occorre altro.. occorre “guidarle”, ‘ste 7 miliardi di pecore.. occorrono simulacri manovrabili, che facciano, a loro volta, da “buon pastori”..

Occorre burocrazia, occorre negligenza, occorrono invidia e stupidità e incapacità tecnica, occorre paura, come occorre noia.. occorre “fumo”.. per depistare, manovrare, mantenere lo “status-quo“ sociale, senza alterare le strutture ormai consolidate (alcune centenarie, come gli eserciti, altre più recenti, come il Volontariato).

Il FESSO.

Oggi IGB non ammazza più nessuno.. manco ti fa più seguire sotto casa per una bella e sana randellata dietro la schiena.. oggi IGB dorme beato perché ogni punto della struttura-Società è in mano a un FESSO (io direi IDIOTA ma FESSO puoi dirlo in faccia a un IDIOTA e quello non può neanche denunciarti.. vuoi che un giudice ti dia retta se vai a denunciare uno che ti ha dato del FESSO? Il giudice ti guarda per un tempo tale che tu capisci che sta pensando di te “questo è proprio un FESSO!”. Quindi la denuncia diventa imbarazzante, un paradosso giuridico..).

Un FESSO non ha bisogno di corsi da Rambo in una base militare nei boschi e nelle paludi della Virginia.. un FESSO ha il DNA perfetto, già equipaggiato per intralciare il GIUSTO, per rompere le palle al MERITEVOLE, per gambizzare, senza sparare un colpo, un VOLENTEROSO..

Il FESSO è il soldato perfetto per le armate di IGB.

Costa poco, è facilmente reperibile, è irriconoscibile in ascensore mentre va al suo posto di comando (in seguito: “posto di intasamento buone azioni”) insieme ad altri IDIOTI come lui..

Le GINASM

Quello che è successo a L’Aquila negli ultimi giorni è meno noto.

Tra le iniziative del PRIMIT è in essere anche la celebrazione goliardica del “compleanno” del signoraggio.

A occhio e croce pare che sul finire del luglio 1694 sia stata fondata la Banca d’Inghilterra e così, sempre a occhio e croce, in quel giorno si può identificare la data di nascita di quello che chiamiamo “signoraggio moderno”, ossia il riconoscimento, e l’autorizzazione, da parte dello “Stato” (rappresentato dal monarca inglese dell’epoca) verso dei banchieri privati per quanto riguarda l’emissione di moneta cartacea non coperta, né legata, all’oro.

E’ un nostro avvenimento goliardico (mica potemo sempre lavorà contro ‘sto IGB!). Lo chiamiamo GINASM e sta per Giornata Nazionale per la Sovranità Monetaria.
Molti si arrapano col solo titolo, pensando a una certa Gina SadoMaso, i più puritani si preoccupano invece per la sua salute..

In linea teorica sarebbe anche un’occasione per incontrare altre organizzazioni e enti e gruppi che combattono la stessa Battaglia ma, vuoi per quei dementi che aiutano IGB sostenendo la moneta-debito Euro con l’emissione-stampella degli SCEC, vuoi per quei privati professionisti che lucrano su libri-denuncia (denuncia de ché?! ah! ah! ah!), queste riunioni tra cervelli (brainstorm, grazie americà, che ci dai una parola per ogni cosa! Cretini i Latini, invece, eh?!) non si sono mai verificate e allora ne approfittiamo per vederci tra di noi soci PRIMIT (in seguito: PRIMITivi).

Infatti molti PRIMITivi neanche si conoscono. Dato che proveniamo da tutta Italia e l’occasione è ghiotta per incontrare gente che la pensa come te e con la quale scrivi nello stesso Forum da mesi senza neppure sapere che faccia abbia. La virtualità della Rete è buona per un verso ma occorre non abbracciarla in toto per il resto.

Già che ci siamo [queste GINASM] le facciamo aperte al pubblico che può così approfittare per viverle come una sorta di mega Fiere delle Verità.

Quante GINASM abbiamo fatto? Una. Lo so.. ne parlo come fossero cosa fatta anche le prossime 40. Intanto la seconda volevamo farla a L’Aquila.

Perché L’Aquila?

Semplicemente perché parlando di moneta non potevamo non considerare l’aspetto didattico della “situazione terremoto”: case distrutte e necessità di soldi per ricostruire.

Dato che i soldi, la moneta non è ricchezza ma solo “segno” di ricchezza e che la vera ricchezza è l’Essere Umano, il suo spirito, la sua intelligenza, la sua volontà e il suo lavoro allora gli ingredienti per ri-costruire una città c’erano tutti. C’è gente ancora viva? Allora non c’è problema a ri-costruire. Fossero morti allora il problema sarebbe stato diverso. Pensate a un aereo che cade su un’isola deserta e TUTTI si salvano: è positivo, no? Si puo’ costruire un capanna, SI o NO? Io direi di SI. Fossero tutti morti allora direi di NO ma essendo tutti vivi..

L’equazione è semplice:
VITA = VALORE = RICOSTRUZIONE
MORTE = FINE = LASCIA PERDERE.


Ecco perché sono contro i cimiteri (metri cubi per chi? Per della futura-polvere? Ma qui entrano in causa le manipolazioni della religione (TUTTE), gli interessi dei costruttori ecc..).

Dicevamo: occorreva solo rendere CONSAPEVOLI gli Aquilani di questo VALORE.

Avevamo quindi pensato alla data-simbolo del 10 luglio, la fine del G8. Come dire: dopo tante cazzate ecco un po’ di sana verità! Andati via i “potenti del mondo” (ma de che?! Altri liberatori?! N’andro simulacro??) noi potevamo semplicemente dire al nostra “solita” verità: la moneta attuale è un debito. Se si “chiede” altra moneta per le solite vie [banca] si incrementerà quel debito che alla fine si dovrà, in un modo o in un altro, pagare.

O si paga o si muore o si rimane schiavi per sempre. O si diventa PADRONI della moneta che si crea. Pagare non è possibile, dato che il denaro è “loro” e solo “loro” hanno il monopolio di creazione. Morire.. beh.. non mi pare il caso (anche se la cronaca quotidianamente riporta chi non ce l’ha fatta a resistere al debito). Schiavi? No, grazie!

Quindi rimaneva di spiegare agli Aquilani come diventare PADRONI della propria moneta. Ma la Protezione Civile.. la santissima e omnipresente e tentacolare Protezione Civile non ha voluto.

In che modo?

[Scoprilo sul forum: continua a leggere]


venerdì 17 luglio 2009

Il terrorismo mondiale supera se stesso

[di Massimo Mazzucco - www.luogocomune.net]

Ci risiamo. Attentati dal sapore “internazionale”, grande confusione sui particolari, e totale mancanza di rivendicazione. Le caratteristiche, ormai canoniche, del nuovo terrorismo mondiale si ripresentano puntuali anche a Jakarta, e possiamo quindi già affermare che anche questo caso verrà archiviato come il classico “duplice attentato sanguinario, portato a termine da fazioni terroristiche probabilmente legate ad Al-Queda, che hanno causato la morte di X civili (per ora siamo a otto), e danni per x milioni di dollari”.

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Con un differenza, volendo, rispetto ai casi precedenti, che suggerisce un ulteriore affinamento delle armi psicologiche - le vere armi con cui si combatte, da sempre, la battaglia del cosiddetto "terrorismo". Il sangue e le bombe sono solo un fastidioso corollario.

Ma parliamo prima dei tre componenti canonici: internazionalità, confusione dei particolari e assenza di rivendicazione.

Internazionalità: già come a Bombay, e prima ancora in Egitto (*), sono stati scelti come obiettivo degli alberghi internazionali. Si può quindi dedurre che l’intento sia quello di coinvolgere emotivamente, a livello planetario, il maggior numero di persone. Se la bomba scoppia in un quartiere povero di una qualunque città asiatica “saiamechecazzomenefrega”, pensa il cittadino medio occidentale, ”saranno sicuramente delle menate fra di loro”, e così l’episodio non lo memorizza nemmeno. Se invece c’è andato di mezzo, ad esempio, il Ritz di Jakarta, a) “cazzo allora vuole dire che ce l’hanno con noi occidentali, b) “non sarà mica che la prossima volta tocca all’Hilton della mia città?" ...

... e c) in certi casi anche “O Cristo! Amore, dov’è che sono in vacanza il Piero e la Lilly? Non è mica proprio in Indonesia?” Al che normalmente “amore” risponde “ma no gattino, Piero e la Lilly sono in Polinesia”. Ma intanto gattino si è cagato sotto come un cammello con la diarrea, e stai tranquillo che quell'attentato non lo dimenticherà mai più.

A chi potrà mai interessare, ci si domanda, questo genere di “terrore internazionale”?

Confusione: se c’è una cosa (tristemente) divertente è vedere i giornalisti della CNN che ansimano come segugi in calore, in diretta mondiale, nel cercare di darti dei particolari sugli attentati che non interessano palesemente a nessuno.

“Ma l’ingresso del ristorante dove rimane, esattamente?” - chiede preoccupato Anderson Cooper da Atlanta.

“Nella lobby" risponde emozionato Bim Bum Bam (il solito correspondent improvvisato dalla CNN all'ultimo momento).

“Come sarebbe, nella lobby? - replica Cooper tutto agitato – Io avevo capito che l’ingresso fosse dal retro, vicino alla piscina”.

“Cè n’è anche uno dal retro – ammette Bim Bum Bam sull’orlo delle lacrime – ma per passare da lì bisogna superare la security del parcheggio, e quindi le authorities tendono ad escludere che il killer sia entrato da quella parte.”

Insomma, la cosa più importante, secondo la CNN, è capire da dove sia entrato l’attentatore, e non magari chi l’abbia mandato, o addirittura che cosa volesse per farsi saltare in aria ridotto in particelle elementari.

Assenza di motivazione: è proprio qui, infatti, che il nuovo terrorismo mondiale casca come un asinello di provincia: fa macelli da tutte le parti, mi mette in agitazione il gattino che stava guardando la partita, ma si dimentica regolarmente di farci sapere che cosa volesse, e da chi lo volesse.

Provate a pensare ad un gruppo di persone che si organizzi per far indire un referendum, arrivi ad avere le firme necessarie, e poi si dimentichi di dire che cosa voleva ottenere con quel referendum.

“Ma alla fine cosa siete venuti a votare?”
“Boh, non lo sappiamo, ma non importa. Lo facciamo perchè ci piace la sensazione della matita che scorre sul foglio di carta.”

“Ma voi perchè vi fate saltare in aria in quel modo?”
“Così… nessun motivo particolare. Era solo per passare una serata un pò diversa dalle altre… “

E così tocca regolarmente alle famose authorities (la polizia locale, fra i quali di solito il più intelligente ha fatto la terza all'asilo nido) cercare di capire la motivazione degli attentati, e quindi eventualmente anche i mandanti. E siccome queste authorities sono sempre le ultime a sapere le cose, sono ben felici di sentirsi suggerire dai più informati amici della CIA che “molto probabilmente si tratta di un gruppo legato ad Al-Queda”.

“D’altronde – diranno - se non lo sanno loro, che Al-Queda l’hanno inventata…”

Fin qui tutto normale, quindi: matrice internazionale per agitare gattini e topine in tutto il mondo, confusione sui particolari per evitare di parlare dei generali (battuta involontaria), e totale mancanza di rivendicazione, che ormai sconcerta solo chi ancora ricorda i terrificanti volantini delle Brigate Rosse. (Non che la matrice fosse molto diversa, sia chiaro, ma almeno una volta la forma veniva rispettata. Tu fai finta di odiare il capitalismo, io faccio finta di spaventarmi, e così anche il giornalista può far finta di scrivere qualcosa di intelligente).

Veniamo ora alla variabile, notata a Jakarta, che ha aggiunto un sottile “tocco di classe” ad una formula che probabilmente cominciava ad annoiare anche chi la mette in pratica.

Osservate bene le immagini del luogo degli attentati, visto da lontano, e se per caso vi ricordassero qualcosa sappiate che non si tratta affatto di una coincidenza.

Massimo Mazzucco


* Furono i sionisti dell’Irgùn, nel 1946, ad inaugurare questo genere di terrorismo “internazionale”, con l’attentato all’Hotel King David di Gerusalemme (che naturalmente misero in atto travestiti da arabi).

giovedì 16 luglio 2009

Bruciando le formiche

“Breaking the Silence”, l’ong israeliana che raccoglie le testimonianze dei soldati sugli abusi e sui crimini commessi dall’esercito israeliano, ha pubblicato ieri 54 racconti di soldati dell’Idf che hanno partecipato alla recente operazione “Piombo Fuso” nella Striscia di Gaza, denunciando gli orrori e gli atroci crimini di guerra commessi a danno di civili inermi ed innocenti.

Si spazia dalla distruzione di centinaia di case e di moschee senza alcuno scopo di carattere militare all’uso del fosforo bianco in aree densamente abitate, dall’uccisione illegale e indiscriminata di civili inermi al tristemente noto utilizzo di civili Palestinesi come
scudi umani, tutte considerate “pratiche accettabili” nel quadro di un’atmosfera permissiva in cui ogni azione è lecita e ogni crimine è santificato da Dio.

E’ tanto l’orrore che provo e la ripugnanza per il comportamento di questi vili e barbari assassini che non mi sento di scrivere oltre, limitandomi a riportare quanto scritto in proposito dagli ebrei americani di “Jewish Voice for Peace” e invitando chi legge ad aderire all’invito dell’associazione di inviare una
lettera di denuncia al Presidente Usa Barack Obama.

Voglio aggiungere però una cosa.

Il ministro della difesa israeliano Ehud Barak, di fronte alla denuncia di “Breaking the Silence”, ha avuto la faccia tosta di ripetere la nota
favoletta secondo cui l’esercito israeliano “è quello con il più alto senso morale del mondo”.

Questo può andare bene per i cantori della becera e vergognosa propaganda sionista, in stile informazione corretta per intenderci, ma in realtà simili affermazioni costituiscono la prova più evidente di come i crimini di guerra commessi da Tsahal a Gaza (e non solo), compresi quelli più atroci ed efferati, hanno sempre avuto la totale copertura e condivisione da parte del governo israeliano.

Sarebbe ora che negli Usa, e in Europa, si prendesse in considerazione l’idea di sottoporre Israele non ad un semplice blocco delle forniture militari – come ha timidamente iniziato a fare la Gran Bretagna – ma ad un boicottaggio economico e politico atto a costringere questo Stato canaglia ed assassino al rispetto del diritto umanitario, dei diritti umani dei Palestinesi, della legalità internazionale.

Non può più essere consentito a nessuno, nemmeno agli ebrei d’Israele, di mandare in giro i propri lanzichenecchi a massacrare i Palestinesi alla stessa stregua di un bambino che brucia le formiche con una lente d’ingrandimento.

Cosa dicono i soldati israeliani su Gaza?
15.7.2009

L’associazione israeliana “Breaking the Silence” ha da poco diffuso una raccolta di testimonianze (1) di soldati israeliani che hanno preso parte all’attacco contro Gaza lo scorso dicembre e gennaio.

Questo non è il primo rapporto che documenta gli orrori inflitti alla popolazione civile di Gaza. Meno di due settimane fa, per esempio, Amnesty International ha presentato un rapporto che documenta l’uso israeliano di armamenti da battaglia contro la popolazione civile intrappolata a Gaza (2).

Oggi i soldati israeliani corroborano le accuse secondo cui l’esercito ha ripetutamente violato il diritto internazionale.

“Sai cosa? Ti senti come un bambino che gioca con una lente d’ingrandimento, bruciando le formiche. Veramente. Un ragazzo di 20 anni non dovrebbe fare queste cose alla gente”.

I soldati raccontano dell’utilizzo di scudi umani (3), dell’uso del fosforo contro le popolazioni civili, della pura e semplice enormità della distruzione.

“Perché il fosforo bianco? Perché è divertente. Fantastico”. “Era orribile, come in quei film sulla II guerra mondiale dove non restava niente. Una città totalmente distrutta”.

I soldati riferiscono anche degli sforzi dell’unità del rabbinato militare di trasformare l’attacco in una guerra santa tra i “figli dell’oscurità” e i “figli della luce”.

“(Ci dissero) Nessuna pietà, Dio vi protegge, qualunque cosa facciate è santificata”.

L’elenco continua.

Abbiamo ascoltato le stesse storie, sia dagli abitanti di Gaza sia dai soldati israeliani (4).

Il generoso aiuto degli Stati Uniti – i dollari delle tasse americane – hanno reso possibile tutto questo. Le armi fabbricate negli Usa sono state utilizzate per attaccare i civili di Gaza, gli stabilimenti produttivi, le scuole e gli edifici amministrativi.

Il governo britannico ha cancellato alcuni contratti di fornitura di armi con Israele.

Non è ora che i membri del Congresso prestino attenzione? Chiedi un’inchiesta sull’uso dei proventi delle tasse Usa per finanziare i crimini di guerra a Gaza.

Sydney Levy
Jewish Voice for Peace

(1) Breaking the Silence Testimonies

(2) Amnesty International Gaza report

(3) Ha'aretz: Israeli soldier: "We used Gazans as human shields."
http://www.haaretz.com/hasen/spages/1100300.html
Original article removed from Ha'aretz, but available in full here:
http://www.indybay.org/newsitems/2009/07/14/18607903.php)

(4) BBC Breaking the Silence on Gaza Abuses

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venerdì 10 luglio 2009

Signoraggio - F.a.q. - Parte Terza

[di Alessandro Bono - truffadimatrix.blogspot.com ]

Parlando di signoraggio è tipico ritrovarsi a discutere con persone che, pur dandoci ragione, vedono il sistema economico come impossibile da modificare. Semplicemente non riescono ad immaginare come risolvere il problema. Frasi come “Si va bene, ma tanto la situazione non potrà mai cambiare” o domande tipo “Ok, ma cosa si può fare?” sono destinate a diventare in breve tempo il pane quotidiano di chiunque cerchi di diffondere questi argomenti.

Una prima soluzione molto semplice e alla portata di tutti consiste nello studiare e divulgare. Non è possibile risolvere un problema che non si sa di avere. Aumentare il livello di consapevolezza della comunità è indubbiamente il primo passo da compiere lungo la strada che porta al cambiamento. Nonostante la centralità di questo punto è chiaro che la diffusione della conoscenza da sola non basta.

E' per questo motivo che può essere utile elencare quelli che, a grandi linee, dovrebbero essere i punti chiave di un'ipotetica riforma monetaria.


1. La Banca Centrale


Il fatto che le quote della Banca d'Italia siano per il 95% in mano a privati ha fatto sì che in molti si chiedessero se un eventuale nazionalizzazione di questo ente potesse bastare a risolvere il problema. E' sicuramente vero che la situazione italiana (come quella americana) rappresenta un paradosso, ma rendere statale la Banca Centrale sarebbe un provvedimento che, da solo, risulterebbe essere assolutamente insufficiente.


In effetti gli stati in cui la Banca Centrale è di proprietà pubblica sono la stragrande maggioranza. A parte l'Italia tutti gli altri paesi europei hanno nazionalizzato già da diverse decadi i loro istituti di emissione. La controversia riguardante l'assetto proprietario della Banca d'Italia è solo un'aggravante e non il punto centrale della questione che, in realtà, affonda le radici nei meccanismi alla base dell'emissione monetaria.


Anche la Banca di Francia o la Banca d'Inghilterra, infatti, acquistano titoli di debito in cambio di base monetaria (cartacea o elettronica) e godono di un'indipendenza decisionale pressoché totale nei confronti del potere politico. E' convinzione comune dell'economia ortodossa il fatto che il potere di emissione non debba essere affidato al governo e che sia preferibile affidarlo ad un ente di fatto autonomo.


La Banca Centrale, pubblica o meno che sia, resta sempre qualcosa di separato rispetto agli organi rappresentativi della collettività e, in Italia come in Francia o in Inghilterra, lo Stato è costretto ad indebitarsi per avere denaro. La sua nazionalizzazione resta, quindi, un elemento auspicabile e necessario, ma sarebbe solo uno dei punti da realizzare in vista di una riforma monetaria.

Inoltre quanto detto fino ad adesso non tiene conto del fatto che il 90% del denaro circolante non viene emesso dalle Banche Centrali, ma dalle banche commerciali. Comunque, per i motivi appena esposti, appare chiaro che, fino a quando l'unico modo per ottenere nuovo denaro resterà l'indebitamento, anche la nazionalizzazione dell'intero sistema bancario rimarrebbe una misura insufficiente.


2. Debito ed interesse


L'elemento peggiore della questione signoraggio, oltre all'appropriazione da parte di privati di un valore creato collettivamente, è l'applicazione al debito di un interesse che, per sua natura, non potrà mai essere restituito. Se gli enti che hanno il monopolio sull'emissione del denaro (capitale) richiedono un valore maggiore di quello che hanno creato (capitale + interesse) appare chiaro che la comunità non sarà mai in grado di estinguere i propri debiti. Si tratta di un principio molto semplice ed è possibile trovarlo esposto in diversi video e documenti.


E' necessario trovare un nuovo modo per emettere il denaro, un sistema che permetta di avere moneta libera dal debito. Nei libri di testo l'interesse sul debito viene presentato come l'elemento necessario a regolare la richiesta di liquidità del mercato. In sua mancanza non ci sarebbe nulla a frenare la domanda di moneta e sarebbe impossibile evitare fenomeni di iperinflazione. Allo stesso tempo, però, l'applicazione di un tasso di interesse (non importa quanto basso) comporta l'impossibilità di estinguere il debito iniziale facendo sì che, nel tentativo di saldarlo, la domanda di moneta della comunità cresca comunque in modo incontrollato. Tale incremento della domanda è assolutamente slegato dalla crescita della produzione e, nella pratica, comporta comunque il verificarsi di fenomeni inflattivi fuori controllo.


Ecco perché è necessario eliminare il debito ad interesse come unica forma di garanzia per l'emissione di denaro e, allo stesso tempo, bisogna trovare un altro modo per regolare le variazioni della massa monetaria.


3. Denaro e produzione


Il denaro svolge la funzione di misura del valore dei beni e dei servizi offerti dal mercato. Non è possibile pensare che l'ammontare della massa monetaria possa essere definito da scelte di politica economica prese discrezionalmente da un sistema bancario di natura privata senza che questo non faccia saltare il delicato equilibrio tra unità di misura ed oggetto misurato. Quando le variazioni della quantità di moneta non sono il linea con i movimenti della produzione economica si verificano fenomeni di inflazione o di deflazione. E' quindi necessario legare l'emissione ed il ritiro di denaro dal mercato alle variazioni del valore di beni e servizi effettivamente esistenti ed offerti dal sistema economico.


Si tratta di un passaggio più semplice di quanto non possa sembrare. Basterebbe individuare un indice che misuri la produzione del mercato, stabilire arbitrariamente una parità con la moneta presente in un dato momento e, in seguito, modificare la quantità di denaro seguendo le variazioni percentuali di tale indice. L'economia reale cresce o si contrae del 10%? La massa monetaria deve aumentare o diminuire della stessa percentuale.


Auriti suggeriva di utilizzare il PIL, ma nulla impedisce di trovare un nuovo indice più appropriato allo scopo.


4. Moneta statale


In uno scenario di questo tipo sarebbe lo Stato a gestire la moneta e la politica monetaria come la intendiamo oggi perderebbe di senso. La creazione o la distruzione di moneta, infatti, sarebbero semplici operazioni contabili dovute a movimenti effettivi della produzione.


In molti ritengono che concedere ai politici la possibilità di creare denaro sarebbe troppo rischioso, ma il timore sparisce se si comprende che il politico non avrebbe modo di sfruttare questo potere a suo vantaggio. L'esercizio di tale facoltà sarebbe, di fatto, pesantemente vincolato. Non solo, un sistema di questo genere sarebbe assolutamente trasparente. Fenomeni limitati di inflazione e di deflazione avverrebbero comunque con la differenza che tenderebbero a compensarsi nel lungo periodo (sarebbero dovuti alla “vischiosità” del mercato). Se si dovessero prolungare nel tempo sarebbe immediatamente esposta la cattiva gestione della moneta da parte del pubblico. In due parole: spazio praticamente nullo per manovre “illecite” e possibilità di individuarle subito e senza errore. Per capire meglio basta realizzare che in un sistema di questo genere inflazione e deflazione prolungate potrebbero essere dovute solo alla mala gestione del politico e non sarebbe possibile attribuirne l'origine a misteriose congiunture del mercato.


Il sistema attuale gestito da privati, al contrario, è talmente opaco nei suoi meccanismi che la comunità percepisce l'innalzamento costante dei prezzi (e quindi il suo continuo impoverimento) come un fenomeno “naturale”. Ovviamente fino al verificarsi dell'inevitabile crack.


4. Burocrazia


L'emissione da parte dello Stato presenta un ulteriore vantaggio: la possibilità di esercitare un prelievo fiscale “a monte” invece di ricorrere a quello “a valle” con cui abbiamo a che fare oggi. Non avrebbe senso, infatti, tassare il reddito quando sarebbe possibile tassare direttamente la moneta. Invece di chiedere denaro a chi lo ha ricevuto questo potrebbe essere trattenuto al momento stesso della sua creazione. Non si tratta di guadagnare di più, il livello di remunerazione del singolo resterebbe invariato. La differenza sarebbe nel fatto che i pesanti apparati burocratici che gravano sulla società, e per i quali noi Italiani siamo tristemente famosi, diventerebbero improvvisamente inutili ed obsoleti.


Si potrebbe ipotizzare, ad esempio, che lo Stato trattenga una percentuale del denaro che emette (per chi è più dentro a certi argomenti qualcosa di molto simile al reddito da signoraggio del signore feudale). Teoricamente potrebbe bastare una quota molto bassa (attorno al 10%) dato che il venire meno di un debito inestinguibile gravante sulle spalle della comunità abbasserebbe in modo molto significativo le necessità economiche dello Stato finalmente libero di impiegare il denaro nella produzione di beni e servizi e non nella copertura degli interessi sul debito pubblico.


Parte di questi introiti potrebbero essere utilizzati per concedere ad ogni singola persona un reddito minimo da cittadinanza in grado di garantire la sussistenza ed il diritto alla vita. Questo tema merita uno studio a parte e gli dedicherò uno spazio maggiore in futuro.


Conclusioni

Scopo di questo aricolo (che, chiaramente, non ha nessuna pretesa di completezza) è di dimostare che le soluzioni esistono e, attualmente, sono al vaglio di personaggi molto più preparati di me. Certo, resta il problema riguardante il passaggio dal sistema attuale ad uno migliore. E' lecito aspettarsi forti opposizioni da parte delle lobbies esistenti. Sappiamo che chi ha provato a cambiare le cose in passato ha pagato carissime conseguenze (vedi il caso JFK). Nonostante ciò si tratta di miglioramenti fattibili ed auspicabili e la sola consapevolezza di questo fatto dovrebbe bastare a darci lo stimolo per impegnarci nella loro realizzazione. Il rischio, altrimenti, è di ritrovarci a pronunciare discorsi che non caratterizzano di certo gli uomini liberi.


Tra il dire ed il fare non c'è il mare, ma la volontà di agire. Credo che in questo caso valga la pena di rimboccarsi le maniche.


A tutti un saluto,

Alessandro Bono.

martedì 30 giugno 2009

La marina israeliana blocca anche lo Spirito Di Umanità

ISRAEL ATTACCA LA NAVE DELLA GIUSTIZIA; RAPISCE LAVORATORI PER I DIRITTI UMANI; CONFISCA MEDICINALI, GIOCATTOLI E ALBERI DI OLIVO


FONTE: www.freegaza.org


[a 23 miglia dalla costa di Gaza, ore 15:30pm] - Oggi le Forze di Occupazione Israeliane hanno attaccato e abbordato la barca dell Free Gaza Movement , SPIRIT OF HUMANITY, rapendo 21 lavoratori per i diritti umani da 11 nazioni, incluso il Premio Nobel per la Pace Mairead Maguire e la ex Membro del Congresso USA Cynthia McKinney (in fondo la lista completa dei passeggeri). I passeggeri e l'equipaggio sono stati tratti forzatamente verso Israele.

"Questa è una oltraggiosa violazione delle leggi internazionali, contro di noi. La nostra barca non si trovava in acque territoriali Israeliane, e noi eravamo in missione umanitaria verso la Striscia di Gaza" ha detto Cynthia McKinney, ex membro del Congresso USA e candidata alla Presidenza. "Il Presidente Obama ha appena detto ad Israel di lasciar passare materiale umanitario e per la ricostruzione, e questo era esattamente cosa cercavamo di fare. Chiediamo alla comunità internazionale di chiedere il nostro rilascio così possiamo continuare il nostro viaggio."

In base al rapporto diffuso ieri dal Comitato della Croce Rossa Internazionale, i Palestinesi che vivono a Gaza sono in una "trappola disperata". Migliaia di abitanti di Gaza, le cui case furono distrutte durante il massacro perpretato da Israele lo scorso dicembre/gennaio, sono ancora senza tetto nonostante la promessa di almeno 4.5 miliardi di dollari di aiuti, perchè Israele si rifiuta di far entrare cemento e altro materiale da costruzione nella Striscia di Gaza. Il rapporto fa notare anche che gli ospedali stanno disperatamente cercando di affrontare le richieste dei loro pazienti a causa della distruzione del materiale sanitario da parte di Israele.

"Gli aiuti che stavamo trasportando sono un simbolo della speranza della popolazione di Gaza, speranza che la rotta marina possa riaprirsi per loro, e che siano in grado di trasportare da soli il materiale per iniziare a ricostruire le scuole, gli ospedali e migliaia di case distrutte durante l'offensiva "Piombo Fuso" La nostra missione è gesto verso la popolazione di Gaza a dimostrare che siamo loro vicini e che non sono soli" ha affermato Mairead Maguire, vincitrice del Premio Nobel per la Pace per il suo lavoro in Irlanda del Nord.

Poco prima di essere rapiti da Israle, Huwaida Arraf, Presidente del Free Gaza Movemente coordinatrice della delegazione di questo viaggio, ha dichiarato che : "Non è possibile ritenere che la nostra piccola imbarcazione possa costituire qualsiasi tipo di minaccia per Israele. Trasportiamo materiale sanitario, per la ricostruzione e giocattoli per bambini. Tra i nostri passeggeri c'è un Premio Nobel per la Pace e un ex membro del Congresso USA. La nostra barca è stata perquisita e sottoposta a controlli di sicurezza dalle Autorità Portuali Cipriote prima della partenza e non ci siamo mai neanche avvicinati alle acque territoriali israeliane."

Arraf ha continuato: "L'attacco premeditato e deliberato da parte di Israele alla nostra barca disarmata è una chiara violazione delle leggi internazionali e chiediamo il nostro immediato rilascio senza condizioni."

mercoledì 24 giugno 2009

Do Pet Microchips Cause Cancer?

Fonte:
petproducts.suite101.com/article.cfm/do_pet_microchips_cause_cancer
Dog, Cat Recovery Chips Linked with Cancerous Tumors in Rats, Mice

by Victoria Anisman-Reiner

mercoledì 17 giugno 2009

E ce la chiamano "gaffe"...

fonte: "http://www.agi.it/estero/notizie/200906171140-est-rt11076-israele_sembri_uno_sporco_arabo_gaffe_ministro_con_agente"

(AGI) - Tel Aviv, 17 giu. - Una gaffe che non aiuta di certo il dialogo arabo-israeliano ha messo in imbarazzo* il governo dello Stato ebraico. Il ministro della Sicurezza nazionale, Yitzhak Aharonovitch, del partito di estrema destra Yisraele Beitenu, e' stato filmato mentre apostofava un poliziotto, chiamandolo "sporco arabo". L'incidente** e' avvenuto martedi' durante una visita alla stazione centrale degli autobus a Tel Aviv a Gerusalemme, in cui alcuni poliziotti che lavorano nella zona sono stati presentati al ministro. Uno di questi si e' scusato per essere "un po' sporco". "Un po' sporco? Sembri uno sporco arabo", l'ha apostrofato il ministro. La scena e' stata registrata dalle telecamere delle emittenti televisive presenti all'evento. Un portavoce del ministro [ha] cercato di correggere il tiro***, spiegando che Aharonovitch non aveva apostrofato il poliziotto chiamandolo "sporco arabo", ma ha utilizzato il termine gergale "arabush". La parola non ha una traduzione precisa in altre lingue ma "e' molto offensiva e razzista nei confronti degli arabi", ha commentato il quotidiano israeliano Jerusalem Post. Quando il filmato e' stato trasmesso dalla televisione pubblica, il ministro si e' scusato ed ha ammesso che "stava scherzando e non voleva insultare nessuno". Il presidente del partito arabo Raam-Taal, Ibrahim Sarsur, ha definito "razzista" l'uscita infelice del ministro e ha aggiunto che questi episodi contribuiscono ad aumentare la tensione tra arabi ed ebrei in Israele.

[*] In effetti è "imbarazzante" dimostrare di essere dei razzisti xenofobi proprio dopo aver protestato contro le pesanti affermazioni contenute nei documenti della conferenza di Durban...
[**] Incidente è rappresentato dal fatto di aver filmato l'accaduto? E sì, questi sì che sono incidenti, oggi come oggi...
[***] Leggasi "arrampicarsi sugli specchi".

sabato 23 maggio 2009

Germania, no al killer chip

Fonte: www.rfiditalia.com/index.php?option=com_content&task=view&id=1244&Itemid=41
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La vicenda si è conclusa come ci si poteva aspettare. E cioè con un diniego da parte dell'ufficio brevetti di Monaco di Baviera, in Germania. La richiesta era assai bizzarra e nella comunità internazionale dell'Rfid era seguita con un misto di interesse e preoccupazione: un tag in grado di uccidere.

A progettarlo era stato un ricercatore e inventore saudita: Adel Mohammed Alshareef. Che aveva messo a punto un prototipo per motivi di sicurezza. Non è la prima volta che le tecnologie Rfid vengono scelte per applicazioni simili. Come i lettori di Rfid Italia sanno, tag capaci di controllare il movimento delle persone "sospette" (per esempio detenuti) sono stati progettati, anche se non hanno trovato per ora applicazione.

Questa volta, però, Alshareef si era spinto decisamente oltre. E aveva ipotizzato un tag al cui interno ci fosse una capsula di veleno, preferibilmente cianuro. La capsula si sarebbe dovuta aprire a comando, non appena il "sospettato" si fosse reso pericoloso. "Recentemente il numero delle persone ricercate dalle forze dell'ordine è aumentato a dismisura", aveva dichiarato Alshareef, "e la mia invenzione sarebbe perfetta per tracciare via satellite la posizione di criminali, terroristi, immigrati clandestini, opponenti politici e cittadini sauditi che non ritornano dai pellegrinaggi".

L'inventore saudita aveva richiesto la licenza del brevetto alla fine del 2007. Ma qualche giorno fa l'ufficio di competenza tedesco ha fatto sapere che, nonostante l'iter non sia ancora completato, la richiesta non verrà accettata per un motivo formale. I cittadini stranieri che richiedono un brevetto in Germania devono avere uno sponsor locale. Sponsor che ha ritirato il suo appoggio nelle ultime ore.

Capitolo chiuso, dunque. Almeno in Germania. Già, perché Alshareef ha presentato la sua richiesta in altri paesi. Che ancora devono fornire una risposta.

venerdì 22 maggio 2009

Come ricostruire L’Aquila, a costo zero

da www.signoraggio.com

ovvero le pesanti responsabilità dei politici corrotti e
i Biglietti di Stato a corso legale della Repubblica Italiana..

Leggi

Carlucci e Facebook: vincitori del Big Brother Awards

Fonte: www.zeusnews.com

Assegnati i premi negativi del Big Brother Awards: l'onorevole Carlucci e Facebook si aggiudicano la maggior parte delle "statuette". Sabato a Firenze la cerimonia, nell'ambito del convegno e-Privacy.

E' da oggi pubblico il lavoro dei giurati del Big Brother Awards Italia 2009, che hanno vagliato le nomination inviate dagli italiani. Quest'anno i vincitori sono stati annunciati in anteprima. La cerimonia di consegna dei premi si terra' a Firenze sabato 23 maggio alle ore 11:30, nell'ambito del convegno e-privacy 2009.

I premi Big Brother Awards assegnati sono sei, e "premiano" diverse minacce alla privacy: Peggior ente pubblico, Peggiore azienda privata, Tecnologia più invasiva, "Bocca a stivale", "Minaccia da una vita" e "Lamento del Popolo". Oltre ai premi "negativi" viene assegnato anche il premio positivo di Winston Smith - Eroe della privacy.

I Big Brother Awards vengono assegnati tramite nomination pubbliche, successivamente selezionate e votate da una giuria. Per un mese chiunque, anche in forma anonima, ha potuto nominare persone o enti per uno dei Premi. Le nomination sono state poi valutate da una giuria che ha votato quelle ritenute piu' motivate e significative

Il premio "Lamento del Popolo" quest'anno è stato assegnato al notissimo gestore di rete sociale Facebook, che vince con distacco sul secondo classificato, con ben 12 nomination su 40. Quest'anno il Popolo della Rete e' stato molto chiaro nell'indicare il vincitore, visto che i due nominati piu' popolari hanno ricevuto da soli oltre il 50% di tutte le nomination.

Facebook vince anche il premio "Tecnologia piu' invasiva". Gli organizzatori spiegano: "Facebook non rappresenta una tecnologia realmente innovativa, utilizzando nella maggior parte dei casi tecnologie standard gia' disponibili. Quello che lo rende unico e' il particolare mix che, come nella pozione del dottor Jekyll, induce e fa il possibile per amplificare il bisogno compulsivo di riversare i propri dati personali in Rete. [Facebook] fa questo ben protetta da una policy che, per quanto molto discussa e parzialmente ritrattata in Rete, permette qualsiasi tipo di utilizzo di tutti i dati, testuali, immagini relazioni e navigazione che vi vengano riversati".

"Il successo dell'azienda e' anche una misura della sua "pericolosità" in termini di profilazione e controllo dei suoi utenti. Il fatto di memorizzare ed elaborare non semplici ricerche o messaggi di posta, come Google, ma direttamente reti di relazioni, cioe' la parte piu' intima dei dati personali, la rende potenzialmente ben piu' pericolosa".

Anche il premio "Peggiore azienda privata" è andato a Facebook, che stabilisce un record senza precedenti negli annali del Big Brother Awards, sia italiano che internazionale, vincendo anche questo terzo premio con un punteggio che si potrebbe quasi definire "unanime".

Spiegano i ragazzi del Progetto Winston Smith: "Malgrado il "look and feel" trendy e informale di quest'azienda, il suo comportamento operativo nei confronti degli utenti viene considerato da molti deludente. Al recentissimo e ben noto caso di una policy di utilizzo che consente tutto a Facebook e praticamente nulla ai suoi utenti (come e' purtroppo "naturale" trattandosi di un servizio gratuito che deve ricavare le proprie entrate da altre attivita'), corrisponde una non soddisfacente attenzione ai problemi di chi ha il suo account violato da estranei o bloccato da facebook stessa per richieste di terzi".

"Al di la' del funzionamento della sua comunita' sociale, Facebook è, almeno nell'esperienza di chi l'ha votata in questo Premio, un'azienda sostanzialmente "opaca", difficile da contattare, e che pur vivendo dei suoi utenti, non rende pubblici piani di business e condivide ben poco delle sue operazioni interne e delle sue strategie presenti e future".

Il Premio "Minaccia da una vita" è andato a Gabriella Carlucci. La motivazione: "L'On. Carlucci e' stata in passato promotrice di alcuni DDL che tenevano in ben poca considerazione l'esistenza di onestuomini dotati di doppia cittadinanza, Italiana e della Rete, una Rete invece considerata frequentata in prevalenza da "pedoterrosatanisti" e da persone sprovvedute bisognose di tutela".

"Il suggello che le ha meritato questo premio e' stato il recente DDL 2195/2009, che in una versione preliminare diffusa in Rete possedeva il suggestivo titolo "Internet territorio della libertà dei diritti e dei doveri", ed ha ora quello certo meno appetibile di "Disposizioni per assicurare la tutela della legalità nella rete internet e delega al Governo per l'istituzione di un apposito comitato presso l'Autorità per le garanzie nelle comunicazioni".

"Il DDL era stato inizialmente promosso come un rimedio per arginare l'illegalita' "imperante" su Internet e contrastare il fenomeno della pedofilia. Il documento, che non conteneva nessuna traccia del suddetto argomento, e' stato immediatamente analizzato dal Popolo della Rete, ed suoi tag interni lo rivelavano redatto da Davide Rossi, presidente di Univideo. La successiva serie di commenti, precisazioni ed esternazioni ha rafforzato in molti la convinzione che la "liberta' e i diritti" riportati nel titolo siano unicamente quelli dei detentori dei cosiddetti "Diritti di proprieta' intellettuale" ed i "doveri" siano solo quelli dei cittadini italiani e della Rete, da trasformare in omogenei e disciplinati "consumatori di bit"".

Gabriella Carlucci si è aggiudicata anche il Premio "Bocca a stivale" (due premi è un record senza precedenti per un singolo individuo). Il premio "Bocca a stivale" vuole premiare la frase piu' "terrificante" pronunciata sul tema della privacy e dei diritti civili in Rete. Tra le varie nomine giunte agli organizzatori, spicca questo commento che si riferisce a un noto fatto di cronaca:

"È arrivato il momento di combattere ed eliminare l'anonimato su Internet. Ancora una volta anonimi delinquenti usano Internet per diffamare, dileggiare, schedare, offendere, denunciare. Questa volta ad essere colpite sono state addirittura le forze dell'ordine, schedate e offese da un blogger anonimo. L'ennesimo inaccettabile caso di uso improprio della rete che dimostra quanto urgente e necessaria sia una normativa che impedisca ai farabutti di usare la rete per finalità eversive, coprendosi dietro il paravento dell'anonimato."

Tutto questo avviene con buona pace degli onesti cittadini italici, che - ricordano i ragazzi di Winston Smith - "da alcuni secoli (dai tempi di Pasquino) utilizzano il diritto all'anonimato, esercitabile anche imbucando una lettera senza mittente alle Poste, quando ritengano di averne bisogno, senza aver indotto crisi nelle Forze dell'Ordine o collassi istituzionali nei Governi, e senza che questo abbia impedito di perseguire e punire i farabutti"..

Il Premio "Peggiore ente pubblico" è andato al Ministero dell'Interno, per aver attuato iniziative per la schedatura dei bambini rom tramite rilevazione coatta delle impronte digitali. Attraverso l'approvazione del cosiddetto "Pacchetto Sicurezza" il ministero dell'Interno "otterrà probabilmente la possibilita' di censurare siti senza un precedente intevento della Magistratura, utilizzando la struttura tecnologica finanziata e realizzata per una pretesa azione di contrasto alla pedopornografia, e rispolverando e potenziando il mai dismesso reato di "apologia del...", vero utensile tuttofare della censura".

C'è anche un premio positivo, denominato "Winston Smith - eroe della Privacy": quest'anno è andato a Electronic Frontier Foundation, l'associazione statunitense che opera in difesa della privacy e dei diritti civili in Rete dal 1990.

Il premio normalmente dovrebbe andare a realtà italiane, ma quest'anno pare che nessuno abbia operato bene quanto l'EFF: "La sua opera sempre inappuntabile per preveggenza, dedizione, perseveranza e positiva reazione alle avversita', ha avuto effetti importanti in tutto il mondo, inclusa l'Italia. Il supporto che ha fornito a Tor e' stato tra le sue azioni piu' significative, ma la continua attenzione e reazione alle iniziative tese a censurare la Rete o alla repressione della liberta' di parola e' stata anche quest'anno preziosa e insostituibile"..

Aggiornamento

Matteo Mecacci, deputato Radicale e membro Commissione Esteri, ha così commentato: "L'assegnazione dei Big Brother Awards e l'assegnazione di ben 2 "premi negativi" all'On. Gabriella Carlucci per le sue iniziative legislative autoritarie (il Ddl 2195) e dichiarazioni censorie su Internet, spero servano a risvegliare l'attenzione dei Parlamentari e dell'opinione pubblica se le sarà consentito - sul futuro della libertà di espressione su Internet".

"Dopo le varie iniziative in materia di sicurezza prese dal Governo e dalla maggioranza in questi mesi", prosegue Mecacci, "adesso è prevedibile che stia per venire il tempo della limitazione della libertà di espressione e di comunicazione in rete".

"Su questa linea, in particolare, l'On. Carlucci si è fatta promotrice di un disegno di legge che, dietro lo schermo della lotta ai criminali e ai diffamatori su internet, mira in realtà a istituire un "grande fratello" italiano che, sotto le mentite spoglie del Comitato per la difesa della legalità su Internet, avrebbe il potere di censurare e oscurare i contenuti pubblicati su Internet, al di fuori delle normali garanzie della libertà di espressione".

"Il tutto evidentemente a uso e consumo dei grandi interessi economici che vogliono impedire la possibilità di comunicazione su internet dei prodotti coperti dai diritti di proprietà intellettuale, e per impedire la circolazione di informazioni e denunce politiche che risultino sgradite agli ispiratori di questo fantomatico Comitato di censori". Conclude Mecacci: "Su questo occorre tenere alta la guardia, innanzitutto con il contributo di quel che resta dell'informazione libera in questo paese. Se esiste".

mercoledì 13 maggio 2009

Alcune F.A.Q. sul signoraggio...

venerdì 17 aprile 2009

Milano come Tokyo: Pagare la metro con il telefonino

Milano come il Tokyo, anche nel nostro paese i mezzi pubblici sono molto utilizzati per spostarsi nella città, sia dai pendolari sempre di corsa che dagli studenti perennemente in ritardo, tra poco anche i milanesi potranno aprire i cancelli della metropolitana senza avere il biglietto fisico in mano, ma semplicemente appoggiando il proprio cellulare su una piastra, dietro alla quale si nasconde uno speciale lettore che lavora con la tecnologia NFC (Near Field Communication), comunicando con un minuscolo tag Rfid contenuto nel telefonino.

È una tecnologia ormai gia collaudata da anni nei piu avanzati impianti invernali, dal lato tecnologico quindi nessuna particolare novità, ma un primo passo per introdurre anche in Italia una tecnologia che nei Paesi asiatici e in Giappone in particolare, viene ormai largamente usata.
La parte che riguarda la telefonia verrà gestita da Telecom Italia, attraverso Tim, e dall’Atm, l’azienda milanese dei trasporti pubblici.

La fase sperimentale partira quest’estate, affermazioni di un comunicato stampa della Telecom Italia, per fare in modo che a partire dal 2010 il servizio sia accessibile a tutti.
I telefoni abilitati a tale tipo di tecnologia in questo momento in Europa sono due, entrambi di Nokia, il modello 6131 e il 6212 tra l’altro non ancora distribuiti sul mercato italiano, e la stessa Nokia prevede di realizzare altri modelli, ma solo nei prossimi anni con il diffondersi di questa tecnologia.
Ci sono parecchi dubbi sul futuro di questo progetto, ma solo il tempo potra dare una risposta.

mercoledì 8 aprile 2009

Stupida Razza - FabbroToGo



Nota: la canzone è liberamente scaricabile:
http://www.myspace.com/togobsmcrew
http://www.megaupload.com/?d=LORADMOR

Scoperto materiale termitico attivo nella polvere proveniente dalla catastrofe dell’11/9

da www.megachip.info

110901da 911blogger

“Active Thermitic Material Discovered in Dust from the 9/11 World Trade Center Catastrophe”
by Niels H. Harrit, Jeffrey Farrer, Steven E. Jones, Kevin R. Ryan, Frank M. Legge, Daniel Farnsworth, Gregg Roberts, James R. Gourley and Bradley R. Larsen

Il documento si chiude con la seguente frase: «Sulla base di queste osservazioni, concludiamo che lo strato rosso dei frammenti rosso-grigi recuperati tra le polveri del WTC è un materiale termitico attivo, non ancora soggetto a reazioni, assemblato con tecniche nanotecnologiche, e rappresenta un materiale pirotecnico e/o esplosivo ad alto potenziale».

A farla breve, il documento invalida la versione ufficiale secondo la quale “non esistono prove” sulla presenza di materiali esplosivi/pirotecnici negli edifici del WTC.

Cosa ci fanno delle grandi quantità di materiale esplosivo/pirotecnico ad alta tecnologia tra le polveri del WTC? Chi ha generato tonnellate di una tale roba, e perché? Perché gli investigatori governativi si sono rifiutati di cercare residui di esplosivo subito dopo i fatti del WTC?

Sono questi gli interrogativi essenziali sollevati da questo studio scientifico.

La revisione specialistica peer-reviewed è stata ardua, con pagine di commenti da parte dei revisori. Le laboriose questioni sollevate dai valutatori hanno portato a mesi di ulteriori esperimenti. Questi studi hanno aggiunto molti elementi al documento, comprese l’osservazione e le fotografie di sfere arricchite di ferro e alluminio prodotte allorché il materiale è stato acceso in un DSC (Calorimetro a Scanning Differenziale - si vedano le figure 20, 25 e 26).

I nove autori si sono impegnati in uno studio approfondito degli insoliti frammenti rosso-grigi ritrovati nella polvere generata dalla distruzione del World Trade Center l’11 settembre del 2001. L’articolo dichiara: «L’ossido di ferro e l’alluminio sono intimamente mescolati nel materiale rosso. Quando vengono bruciati in un apparecchio DSC, i frammenti rivelano la presenza di composti esotermici grandi ma stretti a partire da a una temperatura di circa 430° C, assai più bassa della normale temperatura di combustione relativa alla termite convenzionale. Si osservano chiaramente numerose sfere arricchite di ferro nei residui della combustione di tali particolari frammenti rosso-grigi. La porzione rossa di questi frammenti si scopre essere materiale termitico incombusto e altamente energetico». Le immagini e le analisi statistiche meritano una solerte attenzione.
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Alcune osservazioni sulla redazione di questo documento:

1) Il primo autore è il Professor Niels Harrit dell’Università di Copenaghen in Danimarca, professore associato di Chimica. È un esperto di nano-chimica; le sue attuali ricerche e la sua foto sono rinvenibili qui: http://cmm.nbi.ku.dk/

Strutture molecolari su scale cronologiche corte ed ultracorte
Un Centro della Fondazione per la Ricerca Nazionale Danese
Il Centro sui Movimenti Molecolari è stato inaugurato il 29 novembre 2005, presso l’Istituto Niels Bohr, all’Università di Copenaghen. La costituzione del Centro è stata resa possibile per via di un contributo di 5 anni erogato dalla Fondazione per la Ricerca Nazionale Danese (vedi per esempio www.dg.dk). Puntiamo a ottenere “fotografie” in tempo reale di come gli atomi si muovono mentre hanno luogo i processi nelle molecole e nei materiali solidi, con l’uso di impulsi ultracorti di raggi laser e raggi X. Lo scopo è comprendere e alla volta influenzare, a livello atomico, le trasformazioni strutturali associate a tali processi.

Il Centro combina l’expertise assicurata dal Risø National Laboratory, dall’Università di Copenhagen e dall’Università Tecnica della Danimarca, nella ricerca strutturale della materia attraverso tecniche basate sul sincrotrone a raggi X, la spettroscopia laser al femtosecondo (ossia un milionesimo di miliardesimo di secondo, Ndt), lo studio teorico dei processi al femtosecondo, e l’abilità di modellare materiali, nonché progettare sistemi a campione per condizioni sperimentali ottimali.

Il nome del preside del College da cui proviene il prof. Herrit, Niels O Andersen, compare per primo nel Comitato consultivo Editoriale del Bentham Science Journal in cui il il paper è stato pubblicato.

2) Il secondo autore è il Dr. Jeffrey Farrer della Brigham Young University (BYU). http://www.physics.byu.edu/images/people/farrer.jpg

3) Il Dottor Farrer è presentato in un articolo a pagina 11 della rivista BYU Frontiers (ediz. primavera 2005): «Dr Jeffrey Farrer, direttore del laboratorio TEM (microscopia elettronica a trasmissione). L’articolo rileva: “I microscopi elettronici nel laboratorio TEM fanno sì che alla BYU siano fornite competenze virtualmente uniche… in grado di rivaleggiare con qualsiasi cosa costruita nel mondo”. L’articolo è intitolato: “Eccezionali e potenti microscopi svelano i nano- segreti”, il che è certamente vero per quello concerne le scoperte del presente documento.

4) Va onorata la BYU per aver permesso ai dottori Farrer e Jones e allo studioso di fisica Daniel Farnsworth di fare la ricerca descritta nel paper e aver condotto revisioni interne del medesimo. Il dottor Farrer era all’inizio il primo autore del documento. Ma dopo la revisione interna del paper, gli amministratori della BYU gli hanno evidentemente proibito di firmarsi per primo su QUALSIASI paper relativo alle ricerche sull’11/9 (questa sembra essere la loro sanzione, ma forse chiariranno). Nondimeno, la pubblicazione del documento è stata approvata con l’inserimento in lista del nome e dell’affiliazione del dottor Farrer, e perciò noi ci congratuliamo con la sua università. Siamo dalla parte del dottor Farrer ed elogiamo l’attenta ricerca scientifica rappresentata da questo documento.

5) Forse ora ci sarà finalmente una revisione sui DATI SCIENTIFICI esplorati dai professori Harrit e Jones, nonché dai dottori Farrer e Legge e i loro colleghi, come ripetutamente richiesto da questi scienziati. Noi sfidiamo QUALUNQUE università o gruppo di laboratorio a produrre una tale revisione critica. Questo paper sarà un ottimo punto di partenza, insieme ad altri due documenti, sempre revisionati alla pari, pubblicati su giornali autorevoli e che ricomprendono molti degli stessi autori:

“Fourteen Points of Agreement with Official Government Reports on the World Trade Center Destruction” (“Quattordici punti di accordo con i rapporti governativi ufficiali sulla Distruzione del World Trade Center”, Ndt).
Autori: Steven E. Jones, Frank M. Legge, Kevin R. Ryan, Anthony F. Szamboti, James R. Gourley
«The Open Civil Engineering Journal», pp.35-40, Vol 2 – (http://www.bentham-open.org/pages/content.php?TOCIEJ/2008/)

“Environmental anomalies at the World Trade Center: evidence for energetic materials” (Anomalie ambientali al WTC: prove di materiali energetici, Ndt)
Autori: Kevin R. Ryan, James R. Gourley, and Steven E. Jones
«The Environmentalist», Agosto 2008 (http://dx.doi.org/10.1007/s10669-008-9182-4).
6) James Hoffman ha scritto tre saggi che illustrano ulteriormente le implicazioni e i risultati del paper. Grazie, Jim, per questo lavoro! (http://911research.wtc7.net/essays/thermite/index.html).

7) Importanti aspetti della ricerca sono stati confermati in modo indipendente da Mark Basile nel New Hampshire e dal fisico Frederic Henry-Couannier in Francia, a partire dai primi rapporti scientifici su queste scoperte (ad esempio, quelli del prof. Jones in un discorso in un seminario del Dipartimento di Fisica della Utah Valley University, pronunciato l’anno scorso). Riteniamo che presto arriveranno ulteriori dettagli da parte di questi ricercatori indipendenti.

Ora non vi resta che leggere voi stessi il documento e fare sentire la vostra voce su queste scoperte!

http://www.bentham.org/open/tocpj/openaccess2.htm, poi cliccate su “Active Thermitic Materials Discovered…” Il link diretto è il seguente: http://www.bentham-open.org/pages/content.php?TOCPJ/2009

Fonte: 911Blogger
Traduzione di Pino Cabras per Megachip

martedì 7 aprile 2009

Usa: allo studio il Cyber Security Act 2009

da quomedia.diesis.it

06/04/2009 17:34

Il Senato americano sta discutendo una nuova legge sulla sicurezza di internet e sul controllo della rete a scopi cautelativi. Il progetto, presentato all’assemblea da un esponente Repubblicano e da un Democratico, ha il nome di Cyber Security Act 2009.

La bozza, che discute l’annoso problema della sicurezza informatica, contiene misure che stanno facendo discutere i politici e gli attivisti statunitensi. La legge propone che il completo controllo del web, sul territorio degli Stati Uniti, sia affidato al presidente in carica.

Il capo si stato avrebbe ampia e indiscussa facoltà di dichiarare lo stato di emergenza nazionale e quindi rallentare il traffico internet, fino a bloccarlo, in network considerati infrastrutturali, d'importanza critica. La Casa Bianca potrebbe ordinare alle reti di aziende private (tra cui banche e ospedali) o governative di disconnettersi da internet, se reputate a rischio di attacchi informatici.

Un’altra novità riguarderebbe la funzione del Dipartimento del Commercio, vero e proprio organo di controllo secondo i dettami il nuovo Act: questo sarebbe in grado di monitorare i network contenenti dati personali privati considerati parte delle infrastrutture critiche per la sicurezza. Il Dipartimento potrebbe dunque, nelle sue attività di monitoraggio, utilizzare le informazioni scovate contro gli stessi utenti, qualora le ritenesse importanti per la salvaguardia della sicurezza nazionale.

Il risultato è che i cittadini potranno finire incriminati in qualsiasi momento per le informazioni presenti nelle banche dati, senza più alcuna garanzia costituzionale. A venir meno, sarebbero anzitutto il diritto alla privacy e quelli che regolano la posizione dei cittadini come figure da tutelare durante le indagini di polizia, già severamente calpestati dal Patriot Act del 2001.

I senatori promotori del Cyber Security Act difendono la proposta, dicendo che è venuto il momento di difendere le infrastrutture internet dagli attacchi, con la stessa gravità che già ora si usa per le reti elettriche e gli acquedotti.

Il rischio è però quello di un ulteriore rinforzarsi dei poteri statali e delle forze dell’ordine a danno della libertà dei singoli cittadini, con tutte le derive strumentali e laterali immaginabili.

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